Referendum 12 giugno: il voto per gli elettori residenti all’estero.

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O per corrispondenza o in Italia ma previa opzione da esercitare entro domenica

Cinque (o quattro) i quesiti sui quali gli italiani saranno chiamati a esprimersi
Domenica 12 giugno è prevista la consultazione referendaria in occasione della quale gli elettori residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero riceveranno come di consueto un plico a domicilio che permetterà loro di votare per corrispondenza. Chi si trovasse temporaneamente in Italia ha tuttavia la facoltà di votare nel Comune dove risulta iscritto nelle liste elettorali, previa apposita opzione, valida solo per questa consultazione, da esercitare entro domenica 17 aprile. L’opzione dovrà pervenire all’ufficio consolare operante nella circoscrizione di residenza dell’elettore. Può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure recapitata a mano dall’interessato o tramite persona diversa. L’elettore che verrà a poi votare non usufruirà di rimborsi per le spese di viaggio sostenute ma solo di agevolazioni tariffarie nel territorio nazionale.

In caso di dubbi sul proprio consolato di riferimento è possibile consultare la pagina https://serviziconsolarionline.esteri.it/ScoFE/services/service-info.sco?serviceId=50

Ricordiamo che a oggi sono 5 i quesiti. Resta sub judice il terzo sulla riforma del Csm: se prima del 12 giugno passasse in Parlamento la riforma “Cartabia” questo decadrebbe in automatico. È necessario raggiungere per ciascuno il quorum del 50% più uno degli elettori. Di conseguenza, saranno 5 (o 4) le schede: l’elettore potrà scegliere di rifiutarne una o più per non influire sul relativo quorum.

I quesiti, oltre al suddetto relativo al Consiglio superiore della magistratura, sono: l’abrogazione della legge “Severino” laddove prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi. Lo stop delle cosiddette “porte girevoli” per impedire al magistrato durante la sua carriera di passare dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero e viceversa. L’eliminazione della “reiterazione del reato” dai motivi per i quali i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo. La possibilità per gli avvocati, parte di consigli giudiziari, di valutare l’operato dei magistrati e la loro professionalità.