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Lettere: il pesce puzza sempre dalla testa

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Lettere: il pesce puzza sempre dalla testa

 


 

Sono un imprenditore che è dovuto soccombere sotto la concorrenza insostenibile dell’Oriente.  Non scrivo per lagnarmi, sono il primo ad accettare le leggi del mercato. Ho chiuso la mia attività così come l’avevo iniziata e creata. Senza nulla, perché un imprenditore che si rispetti investe nella sua creatura ogni energia fisica ed economica. Ma ormai mi sono riciclato, ho una nuova attività e una nuova vita.  Scrivo invece per  mettere a disposizione la mia esperienza di imprenditore. Ho gestito per un paio di decenni un azienda che ha avuto da un minimo di 90 ad un massimo di 350 dipendenti. Ho avuto nel tempo una serie di dirigenti che mi hanno aiutato a gestire la struttura.

Poiché 350 dipendenti rappresentano più o meno il 50% dell’organico del nostro comune, ho provato a parametrare le due gestioni. Ovviamente è diversa la natura, ma esistono degli schemi di produttività generale che possono essere rispettati in qualunque situazione. L’esperienza mi ha insegnato che nel mio settore (manifatturo/abbigliamento) è necessario un dirigente ogni cento operai, e un caporeparto ogni 20/30. Ogni singolo reparto deve essere gestito come un singolo centro di costo, poiché è necessario sempre sapere quanto incide in una azienda ogni fase della produzione, sia che si parli della cancelleria, delle spedizioni o di ogni parte della lavorazione vera e propria.  

Un imprenditore deve sapere qual è il costo al minuto della sua produzione, deve sapere cosa succede se sposta una pur piccola fase del suo lavoro e quanto costa in minuti lo spostamento effettuato. Deve sapere che un singolo timbro su un pezzo di carta, costa del tempo e quindi anche un singolo timbro in più ha un suo costo. Solo così può sapere il prezzo finale di ogni singolo pezzo prodotto. Anche ogni norma emanata dalla burocrazia alla fine ha il suo costo ed anche se i burocrati capiscono poco questi concetti, non essendo abituati a pensare in termini produttivi, questi concetti permettono anche a loro di scassettare profumatamente ogni 27 del mese. Da imprenditore mi sono abituato ad odiare i burocrati, che a volte con il loro nuovo modello A4C2Bis che sostituiva il B6K3Ter,  rasentano il delirio di onnipotenza… e di follia!  

Sarei curioso di sapere, parlando del nostro comune, quanto ci costa per esempio ogni singolo assessorato,  dopo aver ripartito su ciascuno in quota parte, i costi generali di esercizio. Ma non basta. All’interno di un assessorato quanto costano le singole deleghe. Sia che si parli di Pari Opportunità, di Cultura, di Sport o di Servizi Sociali. Solo alla luce di questo potrò sapere quanto mi è costata ogni singola azione promossa o condotta coi soldi pubblici. Sarei curioso di sapere quanto si spende di uffici legali, considerandovi anche segretarie,  apprendisti,  fotocopie e riscaldamento. Quante cause attive o passive sono state promosse o subite, quante udienze sono state effettuate e quindi quanto ci costa ogni udienza.  Ma questo è solo un esempio.

Perché non possiamo sapere con la stessa precisione, quanto ci costa l’assessorato alle politiche giovanili e quante azioni sono state intraprese per i giovani ? Quanto spendiamo in burocrazia, quanto costano i servizi sociali in termini burocratici e quanti interventi grazie a questa burocrazia vengono effettuati ? Se spendo 1.000 lire totali (che nostalgia a volte) di cui 900 servono solo a gestire le residue 100, non è forse  meglio cancellare tutto il capitolo ? Quanto spendo di manutenzioni ordinarie e quanto di straordinarie, quanto mi rende  il patrimonio, quali partite sono attive e quali passive? Quanto spendo di servizi ai cittadini e quanto potrei ricavare ad esempio, se un certificato di residenza costasse 50 centesimi in più ?

Quanto costa la burocrazia sulla burocrazia ? In una azienda privata a bassa tecnologia, per 700 buste paga servono due impiegati che pure si riposano ogni tanto. Altrettanto per la ragioneria generale. Aumentando lo standard tecnologico posso arrivare a dimezzare questi costi.

In una azienda privata, quando il lavoro di coordinamento è terminato, i caporeparti vanno “al pezzo”, alla pari di qualunque altro operaio. Non certo a fumare in cortile.  In una azienda privata quando c’è un emergenza produttiva, anche i dirigenti vanno al pezzo. Quante volte mi sono messo la spolverina e sono andato a scatolare, a spedire, a imballare, a scaricare…   

In una azienda privata, per valutare la produttività ci sono parametri oggettivi. Ma se l’azienda nel suo complesso è improduttiva o non regge il passo dei mercati, parlare di premi di produzione è inimmaginabile.  E se l’azienda produce poco o male, prima di licenziare gli operai, si comincia col cambiare i dirigenti. In una azienda privata, per redigere un bilancio serio, la carta per fotocopie si chiama carta per fotocopie e il toner si chiama toner.   

Dirigere un azienda significa non fare filosofia, e soprattutto ricordarsi sempre che il pesce puzza sempre dalla testa.

 

 

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