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Donati: "Non facciamo cassa con il codice della strada". Intenso dibattito...

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Donati: "Non facciamo cassa con il codice della strada". Intenso dibattito...

Consiglio Comunale 29 novembre 2011 \ Il dibattito sull'assestamento di bilancio

 

 

E’ stato l'assessore Marco Donati a illustrare la pratica relativa all’assestamento di bilancio del Comune di Arezzo. “Per la parte corrente la Giunta aveva previsto entrate da oneri concessori per le pratiche edilizie da impegnare sulla base di un indice di priorità: abbiamo deciso che quanto già riscosso andrà alla manutenzione del patrimonio comunale e dell'impiantistica sportiva. Avremo 700 mila euro di minori entrate per multe e violazioni al codice della strada: questo conferma come non facciamo cassa con questa voce. Tra le minori uscite correnti abbiamo, appunto, la riduzione della spesa del personale. Con questo assestamento non decidiamo quali spese andremo a ridurre: queste sono scelte politiche delicate che cercano di soddisfare ogni segnalazione della magistratura contabile e ogni norma legislativa per continuare a essere virtuosi che è l'unico modo per guardare con fiducia al futuro”.

Daniele Farsetti (Movimento 5 stelle): “non si possono colpire lavoratori che hanno magari fatto conto di avere determinate entrate preventivando spese importanti. Una beffa ai danni dei lavoratori che chiude questo 2011 rispetto al quale gli assessori si fanno scudo con ragioni di bilancio arrampicandosi sugli specchi: la politica dà con questa vicenda il peggio di sé e viene chiesto oggi di votare misure draconiane.

La Giunta Fanfani ha potuto godere di continuità amministrativa ma il Comune di Arezzo lamenta di trovarsi spiazzato dal quadro normativo: non è vero che gli eventi ci sono caduti addosso, potevamo reagire in tempo. Lo sapevamo che il costo del personale aveva raggiunto percentuali esagerate, si potevano prendere misure per tempo e non all'ultimo momento. L’assessore Donati lo scorso Consiglio Comunale ha ritirato un documento di contabilità per dissidi di maggioranza e oggi scopriamo che 2.500.000 euro sono state le entrate degli oneri concessori mentre ne erano stati previsti 10. Qualcuno dovrebbe dare conto di questa forbice. Il Comune d'altronde è capace di giocare con le leggi, le stesse che gli assessori rivendicano dalla loro parte per legittimare certe scelte, vengono piegate a seconda delle necessità del momento: il Direttore generale, ad esempio è rientrato dalla finestra dopo che la legge lo aveva cacciato dalla porta. Poi ecco i 5 concorsi, per aumentare definitivamente una sensazione di stato confusionale”.

Tulli, Barone e Rossi (Sel, IdV e Sinistra) hanno presentato un emendamento a un atto di indirizzo della maggioranza collegato alla delibera in cui si chiede che “prima venga colpito il fondo di risultato dei dirigenti, poi si proceda alla riorganizzazione e solo come ultima evenienza si tocchi il fondo dei dipendenti, distribuendo agli stessi ogni eventuale sopravvenienza. Occorre poi che siano bloccate le procedure di selezione avviate perché prima di qualsiasi procedura va fatta una riorganizzazione complessiva. È prioritario sapere come fare funzionare la macchina. L'approccio alla problematica della spesa del personale è stato sbagliato perché la Giunta procede rovesciando il percorso. Inoltre a forza di dire che abbiamo bisogno di 5 dirigenti, si rischia di viziare le procedure in partenza, magari solo mentalmente”.

Luca Stella (Pdl): “è ridicolo agganciare un atto di indirizzo a un assestamento di bilancio. Non serve a nulla se non a gettare fumo negli occhi ai dipendenti. Dove sta la colpa dell'amministrazione? Nel fatto che l'uscita dal famoso parametro del 40% non è di oggi ma di 6 mesi fa. Solo che la sentenza della Corte di Conti ha scombussolato le carte: la morale è che l'amministrazione sta navigando a vista, senza strategia”.

Grazia Sestini (Pdl): “non si fa un Consiglio con un assemblea del personale in corso che accusa l'amministrazione di responsabilità gravi, legate anche alla mancanza di informazione al sindacato delle scelte compiute. Un atto di indirizzo non serve a lavare la coscienza. Non so chi abbia ragione, si tratta di materia di trattativa sindacale, ma ammettete almeno problemi di collegamento tra giunta e maggioranza, la prima che fa le scelte, la seconda che pretende di edulcorarle”.

L'emendamento è stato bocciato: 5 favorevoli e 21 contrari. La delibera è stata quindi approvata con 16 favorevoli, 3 astenuti e 9 contrari.

 

Le pratiche

L'assessore all'urbanistica Stefano Gasperini ha annunciato 819 metri quadrati di edilizia agevolata, oltre 1.229 di edilizia sovvenzionata e 300 metri quadrati di servizi e attrezzature che sorgeranno presso il mercato ortofrutticolo di Pescaiola: “26  alloggi per rispondere alla emergenza casa con un finanziamento pubblico di oltre 3 milioni di euro”. È l'oggetto di una variante al Regolamento Urbanistico che va a cadere nel cosiddetto Piano integrato Pescaiola.

Grazia Sestini ha rilevato che la strada di accesso al comparto edilizio resta la sola via Pisacane, “aggravata” evidentemente di un maggiore carico automobilistico dovuto all'accesso dei nuovi residenti.

Luciano Ralli ha poi proposto l'istituzione della Commissione consiliare speciale per la revisione del servizio idrico integrato in direzione della sua ripubblicizzazione: “6 saranno i consiglieri di maggioranza, 4 di minoranza, il mandato è di 6 mesi, eventualmente prorogabile a termini di regolamento. I membri che propongo sono: Lanzi, Modeo, Arcangioli, Rossi, Barone, Tulli, Francini, Pagliazzi, Lucherini, Bianchi”. Dopo il voto favorevole dell'aula sulla durata e su questa composizione, presidente è stato eletto a scrutinio segreto Andrea Modeo con 15 voti.

Una mozione di Roberto Barone è stata respinta con 21 contrari, 2 favorevoli e 2 astenuti: chiedeva il ripristino di un diritto precedentemente riconosciuto ai consiglieri comunali, e tolto dalla manovra finanziaria bis, per favorire la conciliazione di lavoro dipendente e mandato amministrativo, riconoscendo ore di permesso specifiche. Così Barone: “ritengo sia stato leso un diritto che non interessa soltanto i lavoratori dipendenti ma tutti i consiglieri perché s'intacca l'esercizio della funzione. Non è la salvaguardia di un privilegio di casta ma un tentativo di salvaguardare un diritto alla stregua di un lavoratore studente a cui vengono riconosciute 150 ore durante l'anno”.

Andrea Lanzi: “in una giornata come questa in cui siano andati a incidere sul salario dei dipendenti non si sembra opportuno andare ad approvare una mozione come questa che comporta un costo seppur minimo. Si tratta di un segnale politico: anche noi vogliamo fare la nostra parte”.

Francesco Francini: “non è con questi strumenti che si recupera la fiducia dei cittadini nei confronti della politica, anzi si rischia di incentivare il malessere verso la democrazia. Senza considerare che si ripristinerebbe un diritto a favore dei lavoratori dipendenti creando disparità di trattamento con i liberi professionisti”.

Aurora Rossi: “avere un giorno di permesso per il Consiglio Comunale non mi sembra una cosa scandalosa. E se oggi non era stata discussa la pratica sul taglio al fondo del personale, il Pd avrebbe fatto le stesse considerazioni su questo nostro ex diritto?”.

Un atto di indirizzo di Lucio Bianchi è stato approvato con 19 voti favorevoli: “si tratta di adottare uno strumento di collaborazione con la cittadinanza in particolare per quanto riguarda lavori pubblici e manutenzione. Le nuove tecnologie possono aiutare gli enti pubblici a costi molto bassi. Il Comune è già dotato di sistemi informatici per le segnalazioni dei cittadini. Potremmo aggiungere a questi un pannello di controllo, con software comunale, e ancora la piattaforma decorourbano.org che trasferirebbe le segnalazioni agli uffici competenti per poi restituire ai cittadini le risposte sui tempi dell'intervento. Il sito gestisce gli spam, rifiutandoli, Genova e altre città lo hanno già adottato. Uno strumento, ribadisco, gratuito”.

Grazia Sestini: “ma si vuole fare passare la comunicazione cittadino-Comune attraverso un sito privato e non istituzionale? Non comporta problemi questo, fosse anche per una buca o un vaso da fiori rotto? Si appesantiscono i passaggi, per lo meno c'è n'è uno in più. Se non funziona il sistema comunale, facciamo in modo che questo sia operativo”.

Daniele Farsetti ha ribadito che “in realtà il servizio è open source e migliora i rapporti senza aggravio dei costi di gestione. Il servizio si interfaccia con l'amministrazione, un team di sviluppatori hanno già studiato le problematiche ed è in grado di risolverle. Si crea così un circuito di cittadinanza attiva”.

Un atto di indirizzo di Roberto Barone, Aurora Rossi e Marco Tulli sui criteri di nomina, designazione e revoca dei rappresentanti del Comune in enti, aziende, istituzioni e società partecipate chiedeva di escludere dalla nomina nei collegi dei sindaci revisori i consiglieri e assessori del Comune di Arezzo e di altri Comuni compartecipanti nelle aziende stesse. Un criterio ulteriore rispetto a quelli già approvati dal Consiglio Comunale il 22 luglio scorso.

Andrea Lanzi ne ha presentato uno alternativo, lo stesso testo approvato alla unanimità dal Consiglio Provinciale, che fa salve le nomine che non prevedono alcuna indennità di carica: inoltre, “laddove il Sindaco possa prevedere una rappresentanza comunale in determinati organismi, tipo l'Istituzione Giostra, è giusto che scelga nella maniera più ampia possibile”.

Roberto Barone: “credo che l'atto di Lanzi punti ad annullare i propositi del nostro atto di indirizzo perché con il nostro volevamo andare nello specifico: riteniamo che sia un bene per il futuro prevedere esplicitamente questa incompatibilità. L'atto di Lanzi rende generica e blanda l'azione che volevamo invece suggerire”.

È stato approvato l'atto di Lanzi con 14 favorevoli e 2 contrari. L'altro atto di indirizzo è stato respinto con un voto esattamente opposto.

Approvata all'unanimità una mozione di Pilade Nofri per eliminare la disparità di trattamento in materia pensionistica: la mozione sarà trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministro del lavoro e chiede che tutte le pensioni siano erogate alla età di 65 anni indistintamente da ogni soggetto beneficiario e dalla sua professione svolta nella vita.

Ancora Roberto Barone ha chiesto con un atto di indirizzo al Sindaco di adoperarsi per convocare l'assemblea di AATO 4 e porre all'ordine del giorno la revisione del piano d’ambito e delle tariffe alla luce dell’abrogazione della norma sulla “adeguata remunerazione” del 7% del capitale investito. “Non si è proceduto nemmeno alla nomina dei rappresentanti del Comune di Arezzo nel C.d.A. dell’AATO 4 ai quali avremmo dovuto assegnare una serie di precisi indirizzi tra i quali la ripubblicizzazione e la rimodulazione tariffaria. Ritengo che, dopo il successo referendario che ha decretato di fatto la volontà popolare di voler tornare a una gestione pubblica di un bene comune come l’acqua e senza il carico dei profitti, sia necessario attuare comunque con urgenza ciò che i cittadini attendono e che il Consiglio ha peraltro deliberato”.

L'atto di indirizzo è stato definito “superato nei fatti” dal consigliere comunale del Pd Matteo Bracciali: “adesso è solo il momento di fare lavorare la commissione costituita. Guardiamo avanti rispetto a questi temi e auspichiamo che il Consiglio Comunale adotti le giuste strategie”.

Daniele Farsetti: “ancora una volta ho la conferma che le posizioni del Pd durante la campagna referendaria e dopo il risultato referendario sono state solo strumentali. Ogni volta, il Pd vuole prendere tempo, rimandare, creare un muro di gomma su questa vicenda, giocare sulle parole, in sostanza disattendere la volontà dei cittadini”.

Il Sindaco Giuseppe Fanfani ha ribadito di “essere stato l'unico primo cittadino a prendere posizione chiara sul referendum, fin dal primo giorno, perché sui beni fondamentali e primari come l'acqua, più la mano pubblica ha capacità di gestione e di azione, più è un bene. Oggi ci troviamo davanti al dovere di dare attuazione a un quesito referendario ma invito tutti a essere concreti. Per sostituire la cosiddetta legge Galli, oggetto di abrogazione, necessita una legge del Parlamento, non ha senso fare atti di indirizzo al Sindaco di Arezzo quando poi siamo in una regione che sta pensando di mantenere questo tipo di assetto, addirittura con un AATO unico che affidi una gestione unica a un soggetto nel quale nessuno ha detto che i privati non possono starci. Ci troviamo perciò dinanzi a una volontà popolare che ha dato un orientamento preciso ma anche a problema concreto costituito da una serie di atti preesistenti al referendum rispetto ai quali deve intervenire un atto del Governo o del Parlamento che dica: 'si fa così'. Di più: non basta una legge, serve una copertura finanziaria. Inutile tirare la veste al Sindaco di Arezzo quando alcune competenze non sono nemmeno sue. Fate pure l'atto di indirizzo, io lo trasmetto subito all'AATO, poi fra qualche mese ci accorgeremo come l'AATO vi ha dato seguito. E in ogni caso, io farò la mia parte con tutto il mio impegno, i consiglieri comunali facciano la loro parte con i rappresentanti dei loro partiti in Regione e in Parlamento”.

Nella replica Roberto Barone ha detto “che non chiedo di certo al Sindaco di risolvere il problema dell'acqua pubblica, chiedo al Sindaco di scrivere al presidente dell'AATO 4, ricordandogli che Arezzo ha più del 30% di partecipazione nell'autorità di ambito, dunque l'autorevolezza per chiedere un'assemblea dove sia messo all'ordine del giorno di eliminare il 7%. La stessa Commissione consiliare può beneficiare di un atto del genere”.

L'atto è stato respinto con 12 contrari.

 

 

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