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Sabato giornata nazionale della malattia di Parkinson

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Sabato giornata nazionale della malattia di Parkinson

Iniziative al San Donato. Trecento le persone affette in provincia di Arezzo. Ogni anno settanta nuovi casi.


AREZZO – Sabato prossimo in tutta Italia si celebra la terza giornata nazionale della Malattia di Parkinson. Nell’occasione, l’Apar (Associazione Parkinsoniani aretini) organizza all’Auditorium dell’Ospedale San Donato di Arezzo, con inizio alle ore 15,00, un pomeriggio di approfondimento culturale e di informazione sulla malattia.

Il programma prevede la presenza di specialisti neurologici del nostro Ospedale, del Direttore Generale, e di Amministratori del Comune e Provincia di Arezzo.

Obiettivo centrale di questa giornata la diffusione della conoscenza di questa malattia e l’importanza di una tempestiva diagnosi, di una patologia che interessa sempre più persone. Nel nostro territorio sono 300 le persone attualmente affette da Parkinson, e sono 20 casi nuovi all’anno ogni  centomila abitanti.

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SCHEDA SULLA MALATTIA DI PARKINSON

Che cos’è la Malattia di Parkinson

E’ una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose (neuroni) situate nella zona del cervello che controlla i movimenti di tutto il corpo. Chi ha il Parkinson, produce sempre meno dopamina, perdendo il controllo del suo corpo. Arrivano così tremori, rigidità, lentezza nei movimenti. I sintomi iniziano a manifestarsi quando sono andati perduti il 50-60% dei neuroni dopaminergici.

Cause e nuove ipotesi

Le cause della malattia sono ancora sconosciute, nonostante sia stata descritta per la prima volta nel 1817 dal dottor James Parkinson. Le ultime ipotesi sulle cause della malattia sono di due tipi: ambientali e genetiche. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione a fattori quali pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Ma anche la tesi di un difetto genetico sta ottenendo maggiori evidenze: nel 20% dei pazienti con precedenti di Parkinson in famiglia il gene difettoso è stato, infatti, identificato. 

Quante persone colpisce

Oggi la malattia colpisce circa il 3 per mille della popolazione, e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. In Italia i malati di Parkinson sono 300.000, per lo più maschi. L’età d’esordio del Parkinson si fa sempre più giovane (un paziente su 4 ha meno di 50 anni, il 10% ha meno di 40 anni). Si ipotizza che mediamente, rispetto al momento della prima diagnosi, l’inizio del danno cerebrale sia da retrodatare di almeno 6 anni.

Quali sono i sintomi più importanti?

Il Parkinson coincide, nell’immaginario collettivo, con il tremore che colpisce soprattutto una mano del paziente. Ma il 30% dei pazienti, non ha questo problema. Il sintomo più importante è la lentezza dei movimenti (bradicinesia). A seguire altri sintomi: dalla rigidità muscolare alla instabilità posturale. Soffrire di Parkinson significa, però, avere anche dolore (presente nel 46% dei casi), problemi motori generali con perdita della stabilità, fino a subire frequenti cadute. Per il 20-25% dei parkinsoniani in fase più avanzata arriva anche la demenza.

Sintomi non collegati al movimento

Fra i più diffusi la depressione (più frequente nelle donne e in chi sviluppa il Parkinson prima dei 50 anni) e l’insonnia (soprattutto disturbi del sonno in fase REM). Sintomi banali quali la stipsi, la ridotta sensibilità olfattiva e lo sbalzo pressorio quando da seduti ci si alza in piedi, possono precedere i sintomi motori del Parkinson anche di alcuni anni. E’ importante che il medico curante non sottovaluti questi indizi, soprattutto se non riesce a spiegarli con diagnosi precise. La visita specialistica, in tutti questi casi, porterà chiarezza.

Fattori protettivi

Il consumo di caffè proteggerebbe dalla malattia di Parkinson. Uno studio su 8000 soggetti seguiti  per oltre 30 anni ha scoperto che chi non beveva caffè aveva un rischio 5 volte più elevato rispetto ai soggetti che bevevano una grande quantità di caffè al giorno. 

Le terapie 

Le cure si basano essenzialmente su farmaci che hanno la capacità di bloccare i sintomi del Parkinson, ma che perdono di efficacia man mano che la malattia si aggrava o danno problemi psichici (confusione, allucinazioni).

Bisogna iniziare le terapie nelle fasi iniziali della malattia. Il vantaggio consiste nella miglior qualità di vita dei pazienti trattati al comparire dei primi sintomi motori, rispetto ai pazienti curati tardivamente, quando i sintomi motori producono invalidità funzionale.

Il futuro: la neuroprotezione. 

Attualmente sono in corso diversi studi sperimentali con farmaci che in laboratorio hanno dimostrato di proteggere le cellule nervose dai danni della malattia. Con questa strategia farmacologia innovativa, detta neuroprotezione, ci sono buone possibilità di sperare che in futuro si possa frenare il decorso della malattia.

La terapia fisica è importante

Un corretto approccio alla gestione della malattia di Parkinson non può prescindere da una presa in carico globale dei pazienti che preveda anche una specifica attenzione verso i sintomi non-motori della malattia e faccia ricorso a interventi di carattere riabilitativo. Recenti studi hanno concluso che la terapia fisica, seppur non in grado di modificare la progressione della malattia, può migliorare le capacità funzionali dei pazienti, anche se con benefici limitati nel tempo. 

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