Prima Pagina | L'opinione | Le contravvenzioni e le amministrazioni canaglia

Le contravvenzioni e le amministrazioni canaglia

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Le contravvenzioni e le amministrazioni canaglia

In coda all'articolo avrebbe dovuto esserci l'intervista di Angelo Rossi ai vigili urbani. Ma non c'è...

 


“Ogni anno gli enti locali (comuni, province, regioni) preparano il bilancio di previsione per l’anno successivo sulla base dei dati di quello precedente, comprese le entrate per contravvenzioni.   La fattispecie è una scommessa su fatti illeciti che se fosse fatta da una società privata, configurerebbe il reato di false comunicazioni sociali. D’altra parte è anche vero che se comuni, province, regioni fallissero la scommessa, non avrebbero più i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti. Le multe servono a fare cassa, non a garantire la sicurezza dei cittadini e una migliore viabilità”. (Piero Ostellino – Lo stato canaglia)

Scrive in una interrogazione al sindaco il consigliere Bardelli. “Ho chiesto al Sindaco Fanfani se corrisponda al vero la notizia che tra gli obiettivi individuali per il 2011 degli agenti della PM, il comandante abbia inserito un numero minimo di contravvenzioni che gli agenti stessi dovrebbero comminare, almeno 400 nel secondo semestre 2011. O questa quota è già stata raggiunta o dovrà esserlo nel mese e mezzo che manca alla fine dell’anno. Nel frattempo, e ho chiesto ancora al sindaco se anche questo sia vero, sembra che un neo-commissario abbia indetto una riunione di 30 agenti per invitarli ad aumentare le contravvenzioni”.

Stabilire in anticipo quale sia il volume di sanzioni da irrogare ai cittadini, ha il sapore della gabella più che della preoccupazione per la loro sicurezza. Anzi, da questo punto di vista il termine più adatto  non sarebbe neppure quello di cittadini ma di sudditi.  La conferma è data dal fatto che il numero delle sanzioni percentualmente maggiori, sono quelle più facili, pingui, immediate e rapide da rilevare.  

Se i cittadini diventassero improvvisamente tutti disciplinati, nelle casse dei comuni si aprirebbero voragini incolmabili, talmente grosse che nemmeno raddoppiando l’ICI sulla prima, seconda e terza casa, si potrebbe coprire i debiti. Ed allora ci si chiede se l’interesse di chi deve far rispettare la legge sia veramente ottenere la legalità o solo quello di mettere la tagliola a chi per lavoro, residenza o condizione contingente,  è costretto ad usare l’auto più spesso di altri.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/04/22/news/prigionieri_delle_multe_business_da_4_miliardi-20769187/E’ vero, la sicurezza stradale non ammette sconti. I comuni però, inflessibili con gli automobilisti, pare non esserlo altrettanto con se stessi. Non rispetterebbero infatti  nemmeno il codice esistente, là dove fa obbligo di destinare il 50% degli incassi a misure in grado di migliorare la sicurezza stradale e non meno del 10% per tutelare gli utenti più deboli come pedoni, ciclisti, bambini, anziani e disabili. (La Stampa.it) Se venissero utilizzate per la sicurezza stradale, le multe versate ogni anno donerebbero al nostro Paese strade-biliardo e non quelle sulle quali viaggiamo abitualmente e responsabili del 40% dei morti in incidenti automobilistici e spazi per la sosta di livello e qualità e certamente gratuiti.

Un anno fa in commissione trasporti della Camera, fu approvata una modifica al codice della strada che prevedeva nuove indicazioni circa i proventi delle multe. Queste avrebbero dovuto essere  investite per intero per migliorare le strade e aumentare così, la sicurezza degli automobilisti. Se i Comuni non avessero investito in questo modo il denaro versato per le multe, avrebbero pagato a loro volta una sanzione pari al 30% dei proventi dell’anno precedente. Insieme a questa norma ve n’era un’altra. Quella che stabiliva che il 50% delle sanzioni sarebbe andato all’ente proprietario della strada e l’altra metà all’ente cui appartiene l’organo accertatore. Che fine abbiano fatto queste modifiche, non ci è al momento ancora ben chiaro… ma non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo.

Perché una cosa è certa: ai comuni le multe fruttano più delle addizionali Irpef. Tanto che le iscrivono sul bilancio preventivo, proprio come una scommessa sulla illegalità.  Guai se gli italiani diventassero disciplinati come altrettanti soldatini, sarebbe bancarotta:  le multe ormai rappresentano una voce fondamentale per mandare avanti la baracca..

Negli ultimi 5 anni in Italia le contravvenzioni sono raddoppiate producendo incassi da manovra finanziaria. Con tutte le arrabbiature del caso.  Anche alla luce delle recenti inchieste di più Procure d’Italia, dopo la scoperta che le telecamere che ad esempio fotografavano chi passava con il rosso, venivano taroccate da chi le vendeva e le proponeva ai Comuni, magari come a Milano, ungendo un po’ le tasche di assessori e comandanti compiacenti.

Visto che siamo in tempi di bilanci, siamo curiosi di vedere quale incremento è previsto (o se preferite a quale scommessa stiamo giocando) nel prossimo bilancio di previsione del comune di Arezzo.  Anche perché i comuni (non solo il nostro) giocano a "Lascia o raddoppia?": dopo 60 giorni il tuo debito s'impenna. Se applicassimo questa stessa regola con i nostri debitori, verremmo processati per usura; ma l'usura di stato no, non è reato.

(Repubblica.it) Cartelle pazze e ricorsi inutili, così Equitalia va all'assalto di case, auto e conti correnti. Per il 2011 che si sta per chiudere, i Comuni hanno messo a bilancio entrate straordinarie prevedendo 14 milioni di contravvenzioni.  Le multe stradali, ormai, sono un pezzo della crisi economica, il più odioso.

 Ed Equitalia, il riscossore di tutti coloro che non sono riusciti a pagare, e spesso non per furberia  ma perché i magrissimi bilanci familiari fanno fatica ad essere ulteriormente intaccati,  è ormai vissuto come un nuovo problema sociale.  Gli 8.094 comuni italiani, a forza di impiantare nuove telecamere agli incroci e autovelox (su strade a  4 corsie con spartitraffico centrale e limite di 50 km/h), hanno chiesto ai 165 agenti che nel Paese riscuotono per gli enti pubblici, di iscrivere ipoteche su case private e hanno messo così in conto tre miliardi e novecento milioni per il 2011.

Ma questa montagna di multe, 14 milioni, sta piegando le spalle dei cittadini-automobilisti. Sono un milione e mezzo, ormai, gli immobili con un'ipoteca giudiziale iscritta al registro immobiliare, 426 mila le ipoteche dei soli ultimi tre anni. E gran parte delle iscrizioni dipende dalle contravvenzioni stradali entrate a ruolo.

Analizzando i bilanci comunali si scoprono manovre correttive fatte in nome della multa: se al 30 giugno un municipio è sotto la previsione, nei restanti sei mesi accende le telecamere e raggiunge il tetto, oppure chiama i vigili urbani e gli impone un badget di 400 multe cadauno. Il tutto mentre  il neo agente delle riscossioni, sta dimostrando di avere corazza e armi per scatenare una guerra delle ingiunzioni mai vista prima.

Novantun euro è il valore medio della multa comminata, ma al momento in cui arriva la cartella esattoriale già ne costa oltre duecento grazie a interessi, more e aggio applicati immediatamente (l'aggio è il guadagno di Equitalia, il 9% della cifra contestata). Un divieto di sosta non pagato nel 2001, 38 euro, e passato indenne da ogni contestazione avanzata, dieci anni dopo è una cartella da 363,53 euro. Un aumento del mille per cento.

Anche lo stato ormai ha imparato a sfruttare a suo favore i ritardi cronici della giustizia. Il cittadino è stretto tra il contribuito obbligatorio, i ritardi abissali degli uffici giudiziari e il nuovo codice della strada. Quindi può solo perdere". I ricorsi non servono a nulla: si chiedono almeno 41 euro per una multa che può valerne 38. Meglio rinunciare. Ma questo ancora è niente. Con il nuovo codice stradale il giudice di pace può concedere la sospensiva ad un'azione di riscossione, solo se all'udienza sono presenti entrambe le parti. I Comuni non si presentano mai. Il giudice non può sospendere e l'azione di Equitalia inesorabilmente procede.

 Equitalia ha messo ganasce elettroniche ad auto e furgoni, ha pignorato box e tinelli. È accaduto che un multato romano, uscito "vivo e vittorioso" dall’ufficio del giudice, abbia raggiunto lo sportello di Equitalia agitandogli la sentenza favorevole e ricevendo risposte del tipo: "Ci muoviamo solo su indicazioni ufficiali del nostro cliente, il suo atto non ferma la nostra azione". Dunque nemmeno una sentenza riesce a fermare Equitalia ? I comuni nel  50% dei casi non si costituiscono davanti al giudice di pace e nel 100% non avvisano di una eventuale sentenza avversa.

Tutto ciò rende visibile, anzi palpabile, il concetto di "giustizia impossibile" rispetto a una sanzione stradale

Un cassintegrato, racconta: "Il mutuo si mangia tutto lo stipendio e le multe di quattro anni fa sono il mio incubo: debito triplicato, pago la rata ogni mese e la quota non scende mai". Sono molti i casi di persone mai avvertite dell'atto di ipoteca sulla casa. I funzionari dell'Agenzia: "Il sistema delle notifiche ha problemi, ma non dipende da noi. Equitalia spesso è vittima del contorno istituzionale che non funziona:  le poste, i comuni, le prefetture, le cancellerie dei giudici di pace”.

Equitalia è vissuta ormai peggio della crisi. In un caso a Torino, è stata pignorata anche un ambulanza che trasportava malati di cancro. A Roma hanno agganciato il mezzo di una disabile. La vessazione è evidente: nell'ultimo triennio Equitalia ha iscritto ipoteca contro il 69% dei proprietari raggiunti da una cartella esattoriale. Ma non basta: in giro ci sono multe già pagate, che i colpiti saldano una seconda volta soltanto per … sfinimento.

Equitalia ha ormai più poteri della Guardia di Finanza, può aggredire il quinto dello stipendio e i conti correnti di chiunque. Sotto Tremonti è diventata ancora più potente e dal luglio scorso, con la riforma che le consente di rendere subito esecutivi i debiti dell'Agenzia delle Entrate, è diventata invincibile e al di fuori di ogni controllo. La legge ha eliminato qualsiasi compito di verifica sui concessionari.

A questo punto è evidente che ogni valutazione sul diritto e sulla tutela dei cittadini, è affidata alle future considerazioni della Corte Costituzionale.

A Genova i ragazzi di un movimento studentesco hanno fatto irruzione nell'ufficio dell'assessore comunale al Bilancio, simulando un pignoramento:  hanno spostato mobili e sedie nel corridoio, portando fuori anche libri e cancelleria. Alla fine dell’incursione hanno lasciato questo volantino: "Volevamo farle provare, assessore, cosa si sente a stare nei panni di chi si vede portare via tutto".

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0