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Archivio Vasari: Fanfani ne rivendica la proprietà alla Fraternita dei Laici (era l'ora)

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Archivio Vasari: Fanfani ne rivendica la proprietà alla Fraternita dei Laici (era l'ora)

Mentre la città segue attonita e decisamente infastidita la saga dell’archivio Vasari (non si credano i Festari di trovare una città comprensiva con le loro pur giuridiche ragioni) il sindaco prova a dare una nuova svolta giudiziaria al caso.

 


Fanfani : “Insieme alla Fraternita dei Laici stiamo predisponendo quanto necessario per recuperare la proprietà dell’Archivio Vasari. Le frequenti dichiarazioni dei Festari non tengono conto di un elemento fondamentale e cioè che la loro proprietà non è assolutamente indiscutibile. E tutte le cause a cui fanno riferimento non possono essere opponibili alla Fraternita dei Laici che non è mai stata parte in causa. Fino ad oggi. Ricordo infatti che nel 1921 la sua rinuncia alla proprietà dell’Archivio Vasari fu condizionata e determinata dal deposito perpetuo delle carte al Comune di Arezzo. E questa condizione è venuta meno per volontà dei Festari che hanno chiesto e ottenuto la revoca del deposito. Riteniamo che decaduta la condizione, decada anche la rinuncia della Fraternita e quindi adesso  stiamo mettendo a punto tutte le azioni che consentano alla Fraternita dei Laici di recuperare la proprietà dell’Archivio”.

Una storia lunga tre secoli iniziata in modo non proprio cristallino

Le cosiddette “Carte Vasari” oggi presenti in Arezzo, costituiscono ciò che rimane dell’archivio della famiglia Vasari, archivio che fu trattenuto presso di sé da Bonsignore Spinelli, esecutore testamentario dell’ultimo discendente dei Vasari, Francesco Maria (morto il 3 marzo 1687), per dare compiuta attuazione alle ultime volontà di costui, che aveva lasciato tutto alla Fraternita dei Laici

Una volta esaurito l’incarico, il complesso documentario venne invece inglobato (oggi chiamandolo con il suo nome, si direbbe tramite una appropriazione indebita) nell'archivio privato di Casa Spinelli (poi Rasponi Spinelli), ove venne individuato da Giovanni Poggi, Soprintendente alle Gallerie a Firenze, nell’anno 1908. Lo stesso Poggi provvide anche a far dichiarare queste carte di notevole interesse storico con provvedimento del Ministero della pubblica istruzione notificato in data 23 ottobre 1917.

La Pia Fraternita dei Laici di Arezzo, rivendicò la proprietà delle carte, Rasponi Spinelli si oppose; il direttore del Museo del Bargello le vincolò "per l'importante interesse storico". Rasponi Spinelli, per evitare la polemica che stava diventando sempre più violenta, le affidò in deposito perpetuo al Comune di Arezzo, nel 1921.

Con l’accordo del 1921 si addivenne infatti alla soluzione della controversia con un rogito notarile in base al quale la Fraternita rinunciava a ogni pretesa, ma contestualmente veniva costituito il deposito perpetuo presso il Comune di Arezzo delle preziose carte. Al Comune è rimasto in deposito, custodito a casa Vasari finché l'archivio non è stato gravato da ulteriori vincoli ministeriali.

Alla morte di Spinelli, le carte andarono alla sorella, Flora Romano Rasponi Spinelli, zia di Giovanni Festari che ereditò l'archivio alla sua morte. In una causa civile, Festari, morto di recente, chiese la restituzione e l'annullamento del "deposito perpetuo" disposto nel 1921.

Ad un certo punto i Festari chiesero al Comune conto delle sue presunte inadempienze (un volume scomparso e pare che in molti conoscano il responsabile) e la risoluzione del contratto di deposito perpetuo. Il primo grado diede loro torto, l'appello di Firenze ragione. La giunta Lucherini, incomprensibilmente non si oppose in Cassazione.

Le carte, essendo vincolate, sono sempre rimaste nella Casa del Vasari ad Arezzo. Le carte appartengono di fatto agli eredi di Giovanni Festari. Ma i due vincoli posti dalla Soprintendenza consentono: nel primo, alle istituzioni italiane di avere diritto di prelazione in caso di cessione (da qui la cifra astronomica dichiarata, e inaccessibile per Stato); nel secondo, di pertinenza, di rendere i beni inamovibili dal luogo dove si trovano, la casa del Vasari, di proprietà del Comune di Arezzo.

Se però è vero che la Fraternita rinunciò nel 1921 al diritto di proprietà, in virtù di un atto che prevedeva la rinuncia a condizione che si costituisse il deposito perpetuo presso il Comune di Arezzo, nel momento in cui il deposito non c'è più, la Fraternita potrebbe rivendicare il ripristino del suo diritto. È un'ipotesi, la cui soluzione è di non facile sostegno giuridico, ma il sindaco ne ha affidato lo studio a specialisti della materia. Che sia questo il motivo dell'accellerazione data agli eventi?

Una cosa certo risulta chiara: la scarsa conoscenza della normativa che disciplina il regime di circolazione dei beni culturali da parte di tanti protagonisti della vicenda che hanno parlato, più o meno a sproposito, di vendita, prelazione e vincolo pertinenziale.

L’unico caso in cui potrebbero sorgere contrasti, in cui non si ha ancora una chiara posizione della giurisprudenza, è nell’ipotesi in cui vi sia una diversità di proprietari precedentemente all’imposizione del vincolo, mentre nel caso inverso, a nulla rileverebbe la volontà dei proprietari di infrangere il vincolo pertinenziale imposto iure pubblico dall’amministrazione

 

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