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I Festari visionano l'archivio Vasari, ma alla richiesta delle chiavi il no è stato categorico

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I Festari visionano l'archivio Vasari, ma alla richiesta delle chiavi il no è stato categorico

Nuova puntata per la saga Vasari. I Festari visionano l'archivio, ma non ottengono le chiavi di casa.

 

 

Due le richieste che i Festari avevano fatto al dirigente della Sovrintendenza archivistica: 1) visionare l'archivio, e cio' è puntualmente avvenuto, 2) avere le chiavi in esclusiva dell'armadio in cui le carte sono custodite, senza tuttavia portarle via da quella sede. In questo caso la sovrintendente ha risposto picche !

I Festari hanno proposto allora una doppia chiave, una per la Sovrintendenza e una per loro, ma la Toccafondi ha detto di no.

A questo punto i Festari sono tornati a casa annunciando presto nuove iniziative.

L’archivio Vasari è vincolato dal 1996 con decreto della Soprintendenza archivistica, e dal 1994 – con tanto di trascrizione, quindi opponibile a terzi – è vincolato anche come destinazione pertinenziale, per usare parole povere, come se fosse “ancorato” alla Casa Vasari di Arezzo.. insomma da lì non può uscire in nessun caso.

Il divieto di uscita definitiva è sancito dall’articolo 65 del Codice dei beni culturali e se consideriamo anche il divieto di smembramento di archivi vincolati ai sensi del d. lgs. n. 42/2004 e abbiamo un quadro, tutto sommato blindato…

 E’ curioso sapere in ogni caso, che le  note riservate del ministero, furono inviate via fax da una cartolibreria di Arezzo alla segreteria della redazione romana de L’Unità, come è stato possibile ricavare agevolmente dai numeri riportati in testa al fax stesso. Dalla stessa cartolibreria di Arezzo fu faxata anche la lettera del sindaco di Arezzo e sicuramente anche altro che non si legge, visto che le pagine inviate sono 6 e ne sono state pubblicate solo 3…

All’indomani del grido di dolore di Fanfani  e le notizie della stampa contro il MiBAC, il Ministero annunciò ispezioni per verificare la consistenza dell’archivio

Una cosa certo risulta chiara: la scarsa conoscenza della normativa che disciplina il regime di circolazione dei beni culturali da parte di tanti protagonisti della vicenda che hanno parlato, più o meno a sproposito, di vendita, prelazione e vincolo pertinenziale.

L’unico caso in cui potrebbero sorgere contrasti, in cui non si ha ancora una chiara posizione della giurisprudenza, è nell’ipotesi in cui vi sia una diversità di proprietari precedentemente all’imposizione del vincolo, mentre nel caso inverso, a nulla rileverebbe la volontà dei proprietari di infrangere il vincolo pertinenziale imposto iure pubblico dall’amministrazione

 

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