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Questo esecutivo è la conseguenza di un Italia malata che si affida all’Accademia sospendendo la sovranità popolare

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Questo esecutivo è la conseguenza di un Italia malata che si affida all’Accademia sospendendo la sovranità popolare

 

La politica per troppo tempo si è gingillata in inconcludenti logomachie mentre la tempesta incombeva. Per la prima volta nella nostra storia democratica viene chiamato al servizio dello Stato un nocchiere esperto e gli viene chiesto di presentare un Consiglio dei Ministri di professori sconosciuti al popolo e apprezzati dall’aristocrazia. Un’ élite al comando.

E’ tanto e tale il disprezzo per la classe politica odierna che la più larga parte del popolo impaurito si affida con speranza alla sapienza senza sapere o conoscere le caratteristiche umane dei tecnici. Chissenefrega della Democrazia! I neo-platonizzati esultano, gli scettici nicchiano, i platonizzati cronici contestano.

Il motto che anima questo governo nuovo è “crescita ed equità”. Il mio parere personale è che la crescita non è appannaggio esclusivo dei governi i quali possono agire soltanto per accompagnarla ma non possono indurla, non hanno mezzi. Per esempio, Draghi ha tagliato i tassi d’interesse: operazione chiaramente espansiva che non ha dato però risultati tangibili. I governi possono agire sul versante della distribuzione del reddito attraverso la leva fiscale ma generalmente le scelte su questo sono sempre eminentemente politiche e non tecniche e non si possono attuare senza il consenso maggioritario degli elettori. La società è complessa e composita e la razionale opera dei tecnici non può agire senza una visione politica; la democrazia si regge sulle contraddizioni, sulle irrazionalità dei bisogni e delle invidie, sul conflitto degli interessi contrapposti.

La politica al contrario dell’Accademia si muove dentro la società delle persone, compenetra i problemi dando voce alle pance, che sono il vero motore della sopravvivenza della sovranità popolare. I tecnici sono delegati alle analisi, alle indicazioni e suggerimenti, alla scelta degli strumenti di attuazione della politica. Quando la politica è priva di statualità e “visione” la tecnica diventa supplente ma non risolve, al massimo mette qualche toppa. Gli equilibri, la giustizia come equità, non si raggiungono con scelte razionali dirette che al contrario sono quasi sempre incerte se non pericolose; si raggiungono soltanto attraverso strade oblique e non dirette e fondate su convinzioni profonde e ideali.

Un governo di breve durata, evidentemente privo di una “visione” politico-sociale può solo mettere ordine, ridurre il conflitto partitico. Tranquillizzare mercati ed opinione pubblica, proporre provvedimenti indispensabili, eliminare guasti, sprechi: può avere l’autorevolezza per agire secondo le improcrastinabili necessità indicate da BCE e Commissione Europea; può contribuire alla nostra permanenza nell’eurogruppo e alla salvezza del sistema economico europeo nel suo complesso; perlomeno contribuire ad alleggerire la pressione dei mercati finanziari globali sulla nostra moneta.

Il governo Monti può usare legittimamente la parola equità ma non potrà attuarla. L’equità non è concetto usuale e neppure trascendentale; non ci sono indicazioni da manuale per l’equità. L’equità è principio fondante della giustizia sociale e tappa imprescindibile di un mondo migliore; le sue basi hanno origine filosofica, ideale e valoriale, democratica.

Come si identificherà il governo Monti. Avrà un’impostazione utilitaristica? Di egualitarismo economico? Di liberalismo pratico? Io dico che, pur nella eccellenza tecnica dei suoi componenti, questo governo non può avere presupposti filosofico-politici. Si può notare nella compagine ministeriale uomini e donne di variegata formazione e orientamento: si potrebbe persino congetturare che la scelta dei ministri origina da indicazioni partitiche, notando la loro“vicinanza” al mondo cattolico moderato, a quello socialdemocratico, a quello liberale conservatore (sei per uno).

Per  me si tratta di un governo breve di salute pubblica e coesione nazionale … quello che serve in questo momento e da cui potrebbe scaturire anche un epoca nuova per la politica. Guai però ad esultare, esso è la conseguenza di un Italia malata che si affida all’Accademia sospendendo la sovranità popolare. Ora aspettiamo il programma.

La tempesta ha fatto abbassare le vele sbrindellate dei partiti ma la tela, pur logora, ancora sbatte al vento.

 


 

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