Prima Pagina | L'opinione | …e quando invece a contare dovrebbe essere il contenuto dell’opinione espressa!

…e quando invece a contare dovrebbe essere il contenuto dell’opinione espressa!

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
…e quando invece a contare dovrebbe essere il contenuto dell’opinione espressa!

 

 

 

Caro Paolo, ci piace immaginare che  l’articolo sull’anonimato dei commenti su questa testata (qui)  nasca dalle riflessioni che noi due ti abbiamo sottoposto dopo aver letto alcune considerazioni fatte dai lettori in forma anonima. Parlandone insieme riflettevamo sul fatto che l’anonimato ha – ed ha avuto nella storia anche recente – il grande merito di permettere a chiunque fosse in possesso di informazioni certe, di denunciare illegalità, soprusi, ingiustizie, praticate da chi, in virtù del suo potere o della sua posizione sociale, potesse in qualche modo vendicarsi della denuncia attraverso ritorsioni individuali su chi non possiede strumenti sufficienti a difendersi.  Su questo punto ci troviamo perfettamente d’accordo. In questo caso l’anonimato garantisce con un sufficiente margine di sicurezza che la persona che denuncia non subisca attacchi personali. Ma – caro Paolo – nulla ci garantisce che la denuncia anonima corrisponde con il concetto di “verità”. E una verità personale (fenomeno assolutamente plausibile e accettabile) non è obbligatoriamente una verità da denunciare pubblicamente. Chi ci garantisce che chi denuncia non agisca sotto la spinta di un desiderio di rivalsa contro il denunciato alterando i dati della realtà? Dire la verità è più facile se ci metti la faccia mentre le dici: un’eventuale smentita la paghi in perdita della dignità e della credibilità.

C’è poi un altro tuo punto sul quale soffermarsi per ragionare. L’anonimato garantisce la libertà. Non siamo proprio sicuri di questo. La libertà vera è quella che ti permette di non nasconderti per dire ciò che pensi. Proviamo a spiegarci:

a)      se una persona usa l’anonimato per denunciare una illegalità (o qualcosa di assimilabile) probabilmente sa che denunciando quella illegalità pubblicamente e con il suo volto rischia di perdere  qualcosa di tangibile (il lavoro? Un privilegio? La propria immagine pubblica?). Ma se fosse per questo l’anonimo è il peggior nemico di sé stesso perché fomenta un sistema malato e quindi priva gli altri della libertà di potersi confrontare. Non è libertà! Sembra quasi opportunismo.

b)      Se una persona pensa di dover occultare la propria identità per manifestare un’opinione impopolare significa che non è pronta a sostenerla pubblicamente. Non mi fido di una persona così. Non sapendo chi produce una opinione posso immaginare che domani ne abbia un’altra e ce la proponga in maniera anonima tanto per aver qualcosa da dire! Se esprimo una opinione devo doverla poter sostenere pubblicamente, altrimenti sono chiacchiere da bar! Questa non è libertà: è permettere il libero sfogo emotivo. Altra roba…

c)      è sciocco che qualcuno ti abbia contestato il fatto che nella tua testata ci sia “troppa libertà”. Aggiungere “troppo” a un concetto così elevato illumina il personaggio (chiunque esso sia) in tutta la sua pochezza. Non esiste la troppa libertà: esistono semplicemente individui che non sono in grado di utilizzare la loro libertà personale senza abusarne a scapito della libertà degli altri. Con questo intendiamo dirti che nel momento in cui l’anonimato diventa la maschera dietro cui nascondersi per offese, parolacce, culto del peto e dell’eloquio genital-feticista, maschera del qualunquismo e del commento da filmetti di Pierino, apologia del vaffanculo contro il presunto “potente di turno”, ti diciamo che di “libero” non s’è proprio nulla. C’è solo una incapacità di confrontarsi sui temi (anche nel pieno rispetto del dissenso) e di comportarsi civilmente. E nell’anonimato le persone compiono atti, scrivono frasi ed esprimono concetti che mettendoci il nome o la faccia non avrebbero il coraggio di manifestare proprio perché considerate, dallo stesso che li compie, comportamenti impresentabili e di cui forse si vergognerebbe in pubblico. Persone così si permettono di  mandare a quel paese un politico o un onorevole (nel pieno stereotipo del povero sfigato che si sfoga solo così) perché  coperte dall’anonimato, ma in pubblico non lo farebbero perché non ne hanno  il coraggio e perché probabilmente sanno perfettamente che verrebbero contestati… ed essere contestati è più faticoso che offendere senza concedere all’altro la possibilità di difendersi o di reagire! Non consideriamo “libera” una persona così. La consideriamo schiava di un sistema di comunicazione e di confronto degno del livello culturale e comunicativo a cui, purtroppo, ci siamo ridotti. La libertà di espressione non è libertà di ingiuria.

d)      E’ verissimo che l’uso degli pseudonimi ha permesso a grandissimi giornalisti e scrittori di esprimere la loro professionalità e la loro arte proprio grazie all’anonimato… ma queste persone avevano da esprimere opinioni i cui contenuti erano un pochettino diversi dalla volgarità che contraddistingue alcuni commenti che leggiamo nei commenti di questa testata. La volgarità non esprime nulla. E’ uno sfogo di rabbia inutile e di sciocca rivalsa infantile proprio come sostieni tu Paolo… e non vogliamo far finta di essere così ingenui da non capire che anche quello – per una testa online – è fonte di aumento degli utenti o di stimolo alla discussione, ma non vogliamo neanche essere così condiscendenti da credere che questo sia il modo giusto di condurre i lettori al confronto. Questi sono comportamenti da ultras il lunedì mattina al bar…

Pensiamo in definitiva che l’anonimato possa essere appropriato alla denuncia (da parte di chi però non vuol perdere certe facilitazioni che perderebbe mettendoci la faccia), alla manifestazione di una opinione impopolare (quando però non sì è in grado di sostenerla pubblicamente per mancanza di coraggio o di convinzione), alla possibilità di esprimersi in realtà sociali dove è preclusa la libertà di parola o dove si rischia di essere perseguitati per le proprie opinioni (…fa fatica immaginare che sia la situazione che stiamo vivendo, nonostante tutto). L’ingiuria non attiene alla manifestazione di una opinione e non è un confronto politico o civile. E’ maleducazione!

Detto questo pensiamo fermamente che nessuno debba subire censura: perlomeno pensiamo che se una persona non è in grado di operare una censura sulla propria incontinenza verbale e sulla propria inciviltà è ingiusto che scarichi questa responsabilità su una testata giornalistica aperta a tutti, ma proprio a tutti!

Grazie Paolo per la possibilità di un confronto !

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0