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E' davvero giusto?

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E' davvero giusto?

Ho un pensiero fisso che in questi giorni convulsi per la Politica mi è entrato in testa e non se va più. Voglio tranquillizzare tutti: non sono le dimissioni di Silvio Berlusconi (è da molto tempo che non governa questo Paese, se mai lo ha fatto).

 

No, quello che mi fa riflettere sono le cause per cui siamo arrivati al tragicommedia di ieri in Parlamento. Mi spiego meglio: in questi giorni, se mai ce ne fosse stato bisogno, si è consumato un cortocircuito economico - istituzionale che sarà destinato a creare un precedente molto scomodo nella storia della Democrazia moderna. Se, infatti, gli imperatori venivano scalzati dalle invasioni o dalle malattie, adesso, in piena democrazia, stiamo assistendo alla caduta di un governo nazionale con la vigorosa spinta dell'Europa e dei mercati economici. Non vorrei che questo concetto passasse in cavalleria perchè è successo al Cav. (intendiamoci: non poteva che finire in questo modo un re senza nessun potere e nessuna caratteristica di servizio al Paese) perchè la scelta di cedere una parte di sovranità nazionale ad una unità sovranazionale ci deve porre alcune questioni ineludibili.

La prima: chi adesso sostanzia il percorso di delegittimazione con il quale questo Governo sta facendo i conti, non può che allinearsi poi con il concetto che alcuni argomenti non sono più ad uso e consumo nazionale ma europeo. Mi riferisco, in particolare, a chi crede di uscire dai binari dell'economia di mercato, caldeggiando la tesi di uno stato "pesante" soprattutto dal punto di vista della gestione diretta dei servizi oppure a chi crede ancora di poter regolare il mercato del lavoro e delle pensioni in modo assolutamente indipendente da quello che succede nel resto del Continente.

Da qui il secondo problema: è giusto tutto ciò, siamo pronti ad accettarlo? La vicenda di questi giorni, anche per chi tiene in fresco lo champagne, preoccupa chi, come me ad esempio, ha voluto dire NO alla gestione privatistica delle risorse idriche. Ma alla luce di questi fatti, dovremo accettare che l'Europa scelga per noi anche su questo?

Terzo ed ultimo: siamo pronti ad essere europei? Ovvero: siamo pronti a confrontarci in Europa su queste questioni poichè si è finalmente palesato il luogo vero di gestione della cosa pubblica?

Tre domande. Una risposta. Sì all'Europa, non solo perchè castra chi ancora sopravvive grazie all'inefficienza ed alle sacche di "peggiocrazia" del nostro Paese ma anche perchè apre opportunità gigantesche a chi le sa sfruttare (v. meritocrazia).

Un ultimo solo interrogativo (provo a rispondere quando anch'io avrò le idee più chiare): lo Spread è davvero il termometro del buon governo? Quel flagello invisibile che tiene in tiro il vertice del nostro paese sarà il nostro carnefice come lo furono carestie ed epidemie nei secoli indietro? E' davvero giusto accettarlo?

 

Matteo Bracciali

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