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Quando il pensiero conta più della voce che lo esprime...

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Quando il pensiero conta più della voce che lo esprime...

 

Fin dalla sua nascita, il nostro sito web ha fatto una precisa scelta editoriale: lasciare liberi i commenti, su qualsiasi articolo pubblicato, sia esso comunicato ufficiale, sia esso una notizia di cronaca o un editoriale.

E’ un principio di libertà, su cui più volte abbiamo avuto modo di tornare a parlare. Un principio che ci è stato spesso contestato, perché offre troppa libertà di commentare nascondendosi nell’anonimato. Nonostante abbiamo sempre cercato di stare attenti a non far passare frasi o parole oltraggiose, è capitato e capiterà ancora, che l’offesa non sia censurabile. Se io scrivo, ad esempio, che il tal personaggio non è all’altezza del suo ruolo, manifesto una opinione non censurabile, ma senz’altro offensiva per chi la riceve. Anzi spesso dietro una forma penalmente ineccepibile, possono nascondersi degli attacchi durissimi, molto più del banalissimo vaffa.

Ora, fermo restando che l’art. 21 della Costituzione, riporta “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure … “ è bene fornire alcuni chiarimenti sul perché ci ostiniamo, almeno per il momento, a concedere la possibilità di postare commenti senza che il mittente sia identificabile e sino a dove un messaggio può essere ritenuto anonimo.

Per dovere d’informazione circa la possibilità di scoprire l’identità di ciascun messaggio inserito nel forum, è bene sapere che l’unico soggetto in grado di sapere a chi appartiene fisicamente l’indirizzo IP di ciascun accesso al portale, è il provider che per legge è tenuto alla conservazione dei files di log per un periodo di 6 mesi. L’eventuale “tracciatura” dell’indirizzo IP che ha inserito un messaggio, pertanto, va richiesta dall’autorità giudiziaria al provider solo in presenza di un esposto ufficiale (e quindi di un’indagine) alla Procura della Repubblica ed in nessun altro caso.

Vantaggi dell’anonimato: innanzi tutto parifica il primo cittadino all’ultimo. Non tutti hanno il coraggio d’esporsi e dato che a noi interessano le idee più che le fonti da cui provengono, abbiamo deciso di consentire, pur non apprezzandolo, l’anonimato. In tal modo chi si vergogna perché ritiene insufficiente la sua padronanza della lingua, chi ha paura di eventuali persecuzioni, chi è timido, chi non vuole essere giudicato per quanto scrive piuttosto che per il ruolo che ricopre, può farlo e liberamente esprimersi. Tutti possono manifestare le proprie idee e tutti possono controbattere.

Ma direi che si può dire molto di più. Voci controverse e spesso irriverenti verso il potere della maggioranza, si sono frequentemente fatte sentire grazie alla copertura dell'anonimato: molti autori che potevano aver paura di essere perseguiti a causa del loro pensiero hanno cosi' avuto modo di esprimere liberamente le proprie opinioni, senza temere ritorsioni. Gli pseudonimi hanno sempre giocato un ruolo fondamentale per la politica e la letteratura satirica in genere, permettendo anche a persone "marchiate" dalle opinioni espresse in precedenza o dall'appartenenza a qualche associazione di esprimere le proprie idee senza il pericolo che queste venissero travisate o rifiutate a priori: molti scrittori censurati hanno continuato a lavorare proprio grazie alla possibilità di utilizzare un nome fittizio.

L'anonimato, purché non sia usato per beceri e volgari sfoghi di chi farebbe senz'altro meglio a dedicarsi ad altre a lui più confacenti attività, è secondo me utile per potersi finalmente liberare dagli schemi e dalle corazze nei quali un povero cristo si trova rinchiuso per tutto il santo giorno, e tirare quindi fuori pensieri e parole che magari senza la protezione dell'anonimato terrebbe per sé.

Chiamiamola una forma di pudore o la libertà di essere quel che si vorrebbe essere ma che per varie ragioni, conformismo, convenzioni, timidezza, ambiente, in realtà non si è quasi mai.

Dalla sponda opposta, da quella cioè di chi si sente l’oggetto dei commenti, occorrerebbe maggiore elasticità. Fatto salvo il diritto a vedere tutelata la propria dignità (e in questo abbiamo cercato di impegnarci a fondo), la critica anche feroce, perde molta della sua valenza quando è espressa in forma anonima. Ho sempre pensato che un anonimo vaffa, indirizzato a quel politico o a quell’amministratore, sia addirittura fisiologico. A meno che detto politico o amministratore, sia convinto che i suoi amministrati lo amino tutti indistintamente: se questo fosse il suo pensiero, gli consiglierei vivamente di cambiare mestiere. La politica è comunicazione accesa, sanguigna, aspra, spesso intellettualmente poco onesta. Se si desidera mantenere un profilo da educandato, è cosa molto semplice: basta fare altro.

Sul fronte opposto di questa polemica, riconosco anche che a volte mi sono stupito di come un parlamentare a noi ben noto, sia sempre rimasto sostanzialmente indifferente alla valanga di insulti che spesso ho trovato nel suo account personale. Nemmeno fossero rivolti a lui. In questo riconosco che ne ho apprezzato l’aplomb.

Dentro ad una anonima offesa, c’è molta rabbia, invidia, rancore, dolore, frustrazione. Ma la possibilità di poterla far esplodere in forma tutto sommato innocua, è il miglior antidoto alla violenza stessa. Una analisi sociologica di cui non saprei citare nulla perché letta al volo, faceva notare che la repubblica parlamentare esistente in Italia e le risse che periodicamente si scatenano in aula, rappresentano una efficace valvola di sfogo contro la violenza che diversamente troverebbe nella strada il suo luogo ideale. L’analisi faceva notare, che le manifestazioni più violente avvengono con maggior frequenza in quei paesi ove il parlamento è più isolato dalla vita governativa, come nelle repubbliche presidenziali. E’ naturalmente una valutazione statistica, soggetta quindi a molteplici interpretazioni.

Il caso ADUC Firenze. L’ADUC ospita periodicamente sul suo sito dei forum “verticali” di discussione dedicati a questioni di particolare interesse per i suoi utenti. In particolare era stato aperto un forum in cui consumatori ed utenti si confrontavano sulla correttezza, l'utilità e l'efficacia di alcune lezioni svolte da un consulente finanziario di cui si faceva nome e cognome. Dato il contenuto di alcuni commenti, poco lusinghieri, sentendosi offeso e insultato, il consulente chiamato in causa dal forum ha chiesto al tribunale di Firenze di intervenire.

Il 13 ottobre 2007 un giudice del tribunale con un provvedimento cautelare, quindi emesso in via d’urgenza, ha fatto oscurare tutto il forum, scrivendo nella motivazione che, a suo giudizio, la pubblicazione in forma anonima di taluni contenuti, in questo caso di commenti, nell’ambito del forum dell’ADUC esporrebbe a rischio la reputazione di altre persone.

Ad una prima occhiata non sembrerebbe ci sia nulla di particolarmente strano: un cittadino che si sente diffamato sporge denuncia e un magistrato interviene facendo rimuovere, in via cautelare, il contenuto in questione.

La singolarità del fatto invece, è che nella motivazione data dal giudice non c’è traccia di alcuna valutazione riguardo i contenuti del forum. È la prima volta, a mia memoria, che attraverso un provvedimento giudiziario si ordina la chiusura di un sito o di un forum o anche solo rimozione di taluni contenuti non perché illeciti, ma semplicemente perché anonimi.

La legge italiana non vieta forme di anonimato, di nessun tipo, ma nonostante questo  il provvedimento presenta un secondo motivo di perplessità, meno eccezionale del primo, perché già registrato in altri provvedimenti, ma comunque preoccupante. Il giudice, infatti, ha fatto oscurare il forum nella sua totalità, cancellando tanto le opinioni lecite quanto quelle illecite e negando, così la libertà di espressione.”

Insomma ogni blog, forum o sito che consenta commenti anonimi è da considerarsi a rischio chiusura? Ovviamente no. Va, infatti, detto che si tratta di un provvedimento cautelare, che non fa giurisprudenza e che potrebbe essere “ribaltato” da altri giudici, tuttavia è importante perché è proprio dietro i piccoli episodi comuni che si nascondo i grandi problemi.

A questo punto vorrei aprire un dibattito soprattutto (ma non solo) con coloro che come me, non sono soliti usare pseudonimi per commentare. La posizione degli altri mi pare ovviamente scontata... 

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