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Vizi privati e pubbliche virtù. Politica e privacy, un rapporto difficile

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Vizi privati e pubbliche virtù. Politica e privacy, un rapporto difficile

La pubblicazione sul sito listaouting.wordpress.com dei nomi di dieci politici, contemporaneamente gay e omofobi, sta facendo il giro del Web, oscurata solo dal tunnel della Gelmini.

 

 

Il dibattito riguarda, ovviamente, la privacy: è corretto divulgare le abitudini sessuali di una persona, se essa preferisce tenerle riservate? E’ ovvio che se si tratta di un privato cittadino, la risposta dev’essere un secco no. La pubblicazione di elenchi di questo genere è una faccenda sgradevole, non solo per l’odore di gossip e di gratuito fango mediatico, ma anche per la somiglianza con preoccupanti “liste di proscrizione”. Come notava ieri sera Gramellini a “che tempo che fa”, la supposta “democraticità” del web rispetto alla carta stampata non basta a giustificare la cosa.

Anche se c’è chi afferma che un giornalista abbia il diritto/dovere di pubblicare qualsiasi notizia che riguardi un politico e che sia pertinente con il suo dovere di coerenza e di trasparenza verso gli elettori rappresentati. Il rispetto di questo limite, secondo tale impostazione, è ciò che distingue il giornalismo vero da quello d’accatto.

Scrive Odifreddi su Repubblica (pur chiedendomi spesso quali titoli abbia Odifreddi per essere considerato un guru): “Qui si tratta di politici, che per il solo fatto di aver scelto di essere uomini pubblici, hanno rinunciato volontariamente al diritto alla privacy. Non tanto perchè un politico debba moralisticamente essere, come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto. Quanto piuttosto perché, essendo i politici rappresentanti non di se stessi ma dei loro elettori, questi ultimi hanno pragmaticamente il diritto di sapere di che stampo sia la persona per cui votano. Ora, nella lista incriminata ci sono ad esempio i nomi di Roberto Formigoni (PdL), storico esponente del movimento fondamentalista cattolico Comunione e Liberazione. O di Luca Volontè (Udc), anch’esso seguace di don Giussani, e promotore della legge sulla funzione sociale degli oratori. O di Massimo Corsaro (PdL), esponente del movimento Scienza e Vita, che ha fatto fallire il referendum del 2005 sulla procreazione assistita. O di Roberto Calderoli (LegaNord), recordman mondiale di dichiarazioni fasciste e razziste. O di Gianni Letta, eminenza grigia dei governi Berlusconi e gentiluomo di Sua Santità” e di Maurizio Gasparri, colonnello della destra xenofoba".

I commenti che circolano sul Web sono a volte molto interessanti. Ne cito alcuni: "Quando qualcuno fa “il moralista” pubblicamente e fa di se stesso una bandiera contro un certo comportamento e, in contemporanea, lo attua di nascosto, allora si merita la diffusione della notizia e la “gogna” che ne consegue". "Occorrono PROVE. E’ già capitato che un “mostro” fosse sbattuto “in prima pagina” e ci fosse, in seguito, la smentita in un trafiletto" . "Capita a tutti di essere qualche volta incoerenti e pure ipocriti, e mi sembra proprio eccessivo “crocifiggere” una persona per questo. Piuttosto si potrebbe farglielo notare a tu per tu, se possibile"."Tutti coltiviamo le nostre belle ipocrisie ” è la scoperta dell’acqua calda; è proprio chi riesce a limitare il più possibile tali ipocrisie (ma non solo) che può essere definito un grand’uomo." Io posso dire che la verità è più desiderabile della finzione. Ma naturalmente un vigliacco non la penserebbe così.

In pratica il ragionamento segue questa logica: essendo loro stessi a predicare l’omosessualità come un male pubblico, ricevono anche per questo i voti di chi la pensa come loro. Dunque, è sacrosanto che si smascheri la loro duplicità (ma il sito incriminato si limita a pubblicare una lista che sa più di delazione, che non di requisitoria).

Di segno opposto sono invece le reazioni dei movimenti gay. Scrive Grillini, il capo storico: "E' sbagliato fare una lista di nomi, violando la privacy delle persone anche se, in alcuni casi, si tratta di omofobi patentati che fanno una politica senza coerenza con la propria identità. La pratica dell'outing anonimo ci lascia perplessi, perchè la lotta politica si fa mettendoci la faccia e correndo anche i relativi rischi - continua Grillini -. Volendo trovare qualcosa di positivo in questa vicenda, possiamo riflettere sulla gigantesca ipocrisia di molte persone di potere che sostengono una politica omofoba, clericale, opponendosi all'affermazione dei diritti civili per poi combinarne di tutti i colori nella vita personale”

Paola Concia,deputata del Pd:  "L'outing rappresenta una pratica estrema e violenta che non fa parte della mia cultura politica, ma in questo caso è senza dubbio figlia dell'esasperazione dei cittadini omosessuali e transessuali che ogni giorno sono vessati e costretti a subire discriminazioni inaccettabili e sono cittadini senza alcun diritto". La deputata, poi, invita alla riflessione sui temi della coerenza, della privacy e della percezione dell'omosessualità e a non "trasformare questa vicenda così delicata in una guerra tra bande".

Non usa mezzi termini Paolo Patané, presidente di Arcigay che parla di gossip e pettegolezzo e definisce l'operazione "una pagina da operetta". "Nessuno di loro è politicamente difendibile, ci mancherebbe, ma  quello di cui sono oggetto è banale gossip da parte di anonimi. Qui siamo di fronte ad un miserevole rigagnolo di pettegolezzi senza fondamento preciso che finisce per ingannare le aspettative delle persone, la loro rabbia e la sofferenza per la mancanza di diritti. L’operazione così conclusa non ha alcun valore ma solo il ridicolo della sua inconsistenza e il cinismo con cui ha giocato sulla stanchezza delle persone lgbt".

Aurelio Mancuso va controcorrente in un editoriale pubblicato da "Gli Altri", senza fare alcun accenno alla mancanza di un qualsiasi contesto attorno a quei dieci nomi, parla di coerenza ricordando, ad esempio, a Grillini che proprio lui da 15 anni dice di conoscere i nomi di almeno 60 politici gay seduti in Parlamento, senza averli mai fatti. "Questo outing, per opera di un gruppo anonimo di corsari informatici - scrive Mancuso riferendosi all'uso dell'outing come strumento di lotta politica usata all'estero - semmai arriva in ritardo, perché in Italia ci vuole più tempo, si sa, quei venti trenat'anni di umiliazioni per fare sbottare almeno qualche isolato".

Concludo con le parole di Ignazio Marino: "Ritengo tuttavia che, per quanto sconsiderata, questa iniziativa sia figlia della radicalizzazione del dibattito sui diritti civili e la lotta all'omofobia. Viviamo in un Paese che non ha ancora una normativa sulle unioni civili perché la cultura dei diritti è arretrata, e la politica è incapace di affermare 'laicamente' il principio della piena uguaglianza dei cittadini. Questa mancanza di garanzie e tutele rende il Paese più fragile, è ora di porvi rimedio con provvedimenti concreti e non ipocriti sui diritti".

 

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