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Ad un passo dalla battaglia di Anghiari. Si useranno le sonde alla ricerca del dipinto di Leonardo

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Copia eseguita dal Rubens e conservata al Louvre. Ma a Firenze potrebbe tornare alla luce l'originale Copia eseguita dal Rubens e conservata al Louvre. Ma a Firenze potrebbe tornare alla luce l'originale

La battaglia di Scannagallo (loc. nei pressi di Pozzo della Chiana) dipinta da Giorgio Vasari, potrebbe celare la più grande opera (17 X 7 metri) mai realizzata da Leonardo da Vinci ed eseguita nel salone dei Cinquecento.

 

 

La Battaglia di Anghiari , dipinto fantasma di Leonardo di cui ci è arrivata solo una copia del Rubens, forse è ancora imprigionato in un'intercapedine del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, dietro un affresco del Vasari

A causa dell'inadeguatezza della tecnica il dipinto venne lasciato incompiuto. Circa sessant'anni dopo la decorazione del salone venne rifatta da Giorgio Vasari, probabilmente nascondendo i frammenti leonardiani sotto un nuovo intonaco o sotto una nuova parete. Si trattava di un'opera grandiosa per dimensioni e per ambizione, a cui avrebbe atteso nei mesi successivi, e che l'avrebbe visto faccia a faccia con il suo collega e rivale Michelangelo, a cui era stato commissionato un affresco gemello su una parete vicina. Per ragioni diverse, nessuna delle due pitture murali venne portata a termine, né si sono conservati i cartoni originali, anche se ne restano alcuni studi autografi e copie antiche di altri autori.

Leonardo in particolare, dopo molti studi e tentativi, mise in opera il suo dipinto, ma come nel caso dell'Ultima Cena, anche questa scelta tecnica si rivelò drammaticamente inadatta quando era ormai troppo tardi.

Il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, che allora era la Sala del Maggior Consiglio della Repubblica di Firenze, è la più grande sala per la gestione del potere mai realizzata in Italia. Oggi è lunga 54 metri e alta 18, ma ai tempi di Leonardo era molto diversa: era più spartana e meno decorata. Fu il Vasari a trasformarla su richiesta di Cosimo I de' Medici: per accentuare l'imponenza della sala, la raccorciò e l'innalzò di ben 7 metri, su consiglio dell'anziano Michelangelo. In alto fece realizzare il soffitto dorato a cassettoni su cui si scorge il trionfo di Cosimo, il nuovo sovrano di Firenze, e la sottomissione della città e dei quartieri. Ai lati dipinse sei affreschi, simbolo della potenza dei Medici: da una parte la presa di Siena e dall'altra la sconfitta di Pisa.

Ovviamente tutte queste modifiche potrebbero aver distrutto il capolavoro di Leonardo, ma è anche vero che il Vasari aveva una grande ammirazione per Leonardo e che forse non avrebbe osato distruggere una sua opera. Si può citare il caso emblematico e per certi versi analogo della Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella: nonostante l'opera fosse da Vasari ampiamente lodata nelle Vite, egli, chiamato ad aggiornare la decorazione della chiesa, non esitò a coprire l'affresco con un altare moderno e una nuova pala; l'opera non fu però distrutta, infatti fu possibile recuperarla nel 1860.

È quindi logico supporre che Vasari abbia tentato, in qualche modo, di mantenere il dipinto, forse ricoprendolo. Attraverso dei sondaggi esplorativi ci si è accorti che sulla parete ovest, quella che rappresenta la sconfitta dei Pisani, un tempo dovevano esserci quattro enormi finestre, oggi murate: Leonardo non poteva aver dipinto su questa parete, date le dimensioni, ma piuttosto sulla parte est dove, invece, le aperture erano solo due.

La scienza adesso utilizzerà neutroni e raggi gamma e forse una microsonda a fibra ottica per avere una risposta definitiva. Ci sono nuovi finanziamenti di National Geographic e di altri partner e dunque entro il 2012 la ricerca sarà conclusa È un riconoscimento all'opera straordinaria di Maurizio Seracini, ingegnere e professore all'ateneo di San Diego in California. Da 36 anni Seracini, grazie a documentazioni storiche e studi scientifici, è convinto che la Battaglia di Anghiari si trovi dietro la parete est del Salone dei Cinquecento, dietro la Battaglia di Scannagallo in Valdichiana, «buonfresco» dipinto nel 1557 dal Vasari. Spiega Seracini: «Possiamo operare in due modi: utilizzando una sorgente di neutroni e poi di raggi gamma capaci di rilevare la presenza di un dipinto e mediante fibre ottiche da far passare in una delle microlesioni del dipinto del Vasari. I rischi sono praticamente inesistenti».

 

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