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SERAFINO MANDOLINI (intervista all'autore Maurizio Giustini)

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SERAFINO MANDOLINI (intervista all'autore Maurizio Giustini)

«Serafino Madolini» di Maurizio Giustini – Prospettiva Editrice – (€ 12) Il romanzo di esordio di un aretino, ambientato ad Arezzo

 

 

 

Maurizio Giustini nasce a Torino in un anno sicuramente buono per nascere (ma che a lui non piace si sappia). Si trasferisce ad Arezzo nella sua prima infanzia e qui compie i suoi studi, compresi quelli universitari (nella tanto discussa Facoltà aretina) dove lavorerà, per alcuni anni al fianco del Prof. Vittorio Dini conducendo ricerche nell'area della socio-antropologia. Vive stabilmente nella nostra città ed attualmente è docente di Lettere all'ITIS Galileo Galilei di Arezzo. I risultati degli anni di ricerca universitaria saranno il maggior spunto per la sua proficua attività di autore teatrale e successivamente per quella di scrittore. Alcune sue opere: «La spilla di Camilla» (1997), «Acque Sante» (1998), «Congratulations» (1999 – e segnalato per il valore della drammaturgia da "Il debutto di Amleto"), «La casa di Marianna» (2001 – e vincitore del "Premio Ombra" 2001), «Emma Gemma» (2002), «Leggera come un cane» (2003) e poi le opere che ha portato in scena con il laboratorio teatrale dell'Istituto ITIS.

Serafino Mandolini è il suo primo romanzo, un romanzo che già dal titolo svela la sua natura di "romanzo di formazione" e che nel finale si proietta ad un'inaspettata apertura al dubbio. Il protagonista, Serafino Mandolini appunto, è un giovane; uno di quei giovani a poco meno di metà del cammin di loro vita (e quindi più che trentenni) che ancora annaspano per tentare di uscire da quelle tarde adolescenze inconsapevoli e tristemente inconcludenti che li rendono indefinibili per età e per personalità. Maurizio – l'Autore –  è bravissimo a delineare questo personaggio e lo stringe continuamente all'angolo: per tutto il romanzo cerca disperatamente di inchiodare quest'uomo a se stesso e lo mette di fronte a incontri, storie, innamoramenti, amicizie, passioni erotiche sulle quali il protagonista sembra passare leggero e immemore del prima e del durante. Serafino sviluppa tutta la sua esistenza nel presente: nulla alle spalle (a rappresentare una generazione priva della memoria e dei suoi valori) e nulla di fronte che dipenda dalle scelte dell'oggi (a rappresentare una generazione narcisista e ripiegata sul sé). Serafino rincorre la sua storia attraversando in sella ad una bicicletta vari punti della nostra città, vissuta dal protagonista attraverso una geografia mentale determinata dalle donne che intende conquistare o dai bisogni che intende soddisfare.

Fra colpi di scena, fra paradossi plausibili, citazioni letterarie e sorprendenti boutade teatrali Serafino percorre il suo romanzo alla ricerca di una soluzione di continuità del suo percorso sentimentale. E lo fa narrando un romanzo che viaggia su due piani di lettura; il primo ironico (in certi punti quasi comico) il secondo molto profondo e quasi amaro che richiama ad una finta gioventù priva della memoria di sé e quindi incapace di richiamare a se il senso della propria esperienza.

(E.book  € 6

(pag. fb con aggiornamenti sul nuovo romanzo) 

 

INTERVISTA 

Laura –  Pochi mesi dopo l'uscita del tuo romanzo, un quotidiano ha recensito la tua opera titolando "UN CASO EDITORIALE!". Ce lo racconti l'effetto che fa?

MAURIZIO –  Alcuni giornalisti sono stati molto gentili e li ringrazio, soprattutto perché ho capito che avevano letto veramente il libro. In ogni caso il mio interesse è soprattutto per il gradimento del pubblico, molto meno per i dati quantitativi. I veri casi editoriali dimostrano spesso che vendite e qualità vanno poco d’accordo.

Laura – In tutte le recensioni che riguardano Serafino Mandolini si parla del tuo "romanzo d'esordio". Io rimango un po' perplessa perché conoscendo il tuo lavoro di Autore teatrale ho quasi l'impressione che il romanzo sia il punto di arrivo e la sintesi di tutti i personaggi ai quali tu hai dato vita nel palco. Mi sto sbagliando?

MAURIZIO – Che si tratti del mio romanzo d’esordio è indiscutibile ma è altrettanto vero, come dici tu, che “Serafino Mandolini” è in relazione di continuità con la mie diverse attività di scrittura, comprendenti saggi e testi teatrali. Dal palcoscenico provengono idee e personaggi che, pur completamente rimodellati nella narrativa, testimoniano della mia volontà di costruire un lavoro complessivo organico e coerente. La stessa copertina di “Serafino Mandolini” mi ritrae, significativamente, in una foto di scena di qualche anno fa.

Laura – In una recente recensione, in cui ho avuto modo di intervistare Massimiliano Pieraccini (Autore de' L'Anomalia), l'Autore, in qualità di docente, ha affermato che l'insegnamento è una "gran palestra per la scrittura". Assomiglia al tuo punto di vista? E qual è la tua esperienza sulla scrittura dei giovani ai quali insegni?

MAURIZIO – L’insegnamento è un’attività vitale di rara completezza dove è possibile misurarsi col tempo che cambia, rappresentato da generazioni sempre nuove. All’interno del confronto c’è anche la produzione scritta degli studenti, strumento di comprensione privilegiato a favore del docente di Lettere. E’ tuttavia necessaria la trasmissione di solide competenze logiche ed espressive, per evitare fogli ricolmi di stanche chiacchiere televisive. Nel passato anno scolastico ho condotto un laboratorio di scrittura creativa che ha dato esiti sorprendenti, sia nell’originalità dei risultati finali che nella scelta delle forme più idonee a una specifica comunicazione.

Laura – (Il link per leggere i racconti prodotti dai tuoi studenti; li consiglio ai lettori: qui) Nel tuo romanzo è fortissima la traccia narrativa che si riferisce alla "memoria" di sè; mi sembra di individuare in tutto il tuo lavoro (da quello scientifico universitario, fino al teatro ed infine alla narrativa) un filo conduttore, un continuum di ricerca intellettuale. Qual è secondo te il legame tra memoria e narrazione?

MAURIZIO – Gli anni trascorsi nella ricerca sul campo, a carattere socio-antropologico, sono tuttora un fondamento delle mie argomentazioni, qualunque sia la forma che un genere letterario impone a ciascun lavoro. La narrativa è uno strumento potente, soprattutto nei confronti della memoria: può fissarla in forma scritta e quindi tramandarla ma anche falsificarla, come accade a Serafino Mandolini, alle prese col suo narcisistico memoriale.

Laura –  Cosa spinge una persona come te a raccontare l'amnesia emotiva ed affettiva di una generazione?

MAURIZIO – Mi sembra che l’assenza di memoria storica e sociale sia un tema fondamentale che interpreta la nostra attuale decadenza politica e culturale. Ritengo anche che un autore debba darsi un progetto, comprendente stile e contenuto, che renda riconoscibile il suo lavoro. In questa fase il mio impegno è qui, su questi temi, sia a rappresentare il soggetto instabile e progettuale, sia a proporre la fatica di chi cerca riferimenti fondati e condivisi

Laura –  Il tuo romanzo è ambientato ad Arezzo; in realtà è ambientato in un Arezzo in cui il confine fra due differenti ambienti sociali è nettissimo.  Cosa ti piace e cosa non ti piace della tua città?

MAURIZIO –  Questa è veramente una domanda difficile perché non riesco a separare nettamente aspetti positivi e negativi. Serafino attraversa la città rimbalzando tra zone molto diverse ma è anche vero che le raccorda nella sua interpretazione soggettiva e lo stesso vale per Emma, nel romanzo di prossima uscita. In sintesi: credo in un concetto complesso che si chiama Arezzo dove vivo volentieri, nonostante l’assenza del mare. Mi sono salvato?

Laura – Ti sei salvato. Ma solo per diplomatica abilità e solo perché faremo tutti finta di credere che sei convinto di quello che dici quando parli di "concetto complesso"! Tenendo conto dei differenti piani narrativi del tuo romanzo ci racconti quale sarebbe (se tu potessi scegliere) il tuo lettore ideale?

MAURIZIO – In effetti «Serafino Mandolini» ha diversi livelli di lettura. Si può godere semplicemente, se piace, delle azioni rocambolesche del protagonista ma anche addentrarsi nei contenuti profondi che richiamano i temi dell’identità narcisista. Sarebbe facile affermare che il lettore ideale è colei (o colui) che raggiunge tutti i significati che ho cercato di affidare alla mia scrittura. Tuttavia un libro, quando passa nelle mani di un lettore diventa completamente suo, tanto che l’autore perde il controllo di ogni possibile interpretazione. Ne consegue che il lettore ideale è un interlocutore intelligente e creativo.

Laura – Non voglio far finta di non saperlo: io ho già letto le bozze del tuo prossimo romanzo. Che ne è stato? Puoi anticiparci qualcosa?

MAURIZIO – «EMMAGEMMA» uscirà tra qualche mese in “Brain Gnu” l'ambiziosa collana di narrativa di Prospettiva Editrice. Il libro si ambienta tra Arezzo e Piombino e vive tra le traiettorie impreviste di un’indagine sulla scomparsa, presunta o reale che sia, del compagno della protagonista. Il lettore non potrà sciogliere un dubbio fondamentale fino all’ultima pagina: caso generato dalla fantasia iperattiva di Emma o fondato su di un crimine reale? Si arriva al colpo di scena finale soltanto dopo aver scoperto due città, soggettivamente interpretate eppure vive nella loro diversa identità.

Laura – Ci consigli un libro? Uno di quelli che pensi ti abbiano cambiato o  che ti hanno fatto rivedere alcune tue convinzioni.

 MAURIZIO – Lo studio e la ricerca sono sicuramente un fattore determinante per il  necessario cambiamento di una persona. Attribuisco a molti libri, letterari  o riguardanti le scienze umane, il potere benefico della mia trasformazione  da persona molto rigida a soggetto un po’ più relativo, più dotato nell’interpretazione non univoca della realtà. Le mie preferenze letterarie sono nel Novecento e mi vengono in mente distruttori delle certezze quali Svevo, Tozzi, Beckett, Buzzati e Woody Allen: in ordine sparso e casuale. Ma ecco che affiorano  alla mente altri nomi... 

Laura – Adesso un gioco: "C'era una luce strana quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo...". Continua tu!

MAURIZIO – «C'era una luce strana, quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo. Pose una mano a protezione della testa e degli occhi, l’altra tentò in avanti, fino al contatto con una barriera tutt’altro che immateriale. Comprese, con l’aiuto del tatto che lo agganciò al ricordo: le nuove tende scarlatte fatte installare da sua moglie lo avevano precipitato in un racconto di Edgar Allan Poe, con effetti glaciali su tutte le membra. Temeva l’arrivo della sera. Che tonalità di rosso avrebbe proiettato la luna piena? Erotico e avvolgente come nei desideri della fantasiosa Daniela oppure color sangue e capace d’inchiodarlo al letto?»

 Laura – Conoscendoti posso immaginare con un certo margine di sicurezza che questa scena si chiuderebbe teatralmente con una boutade grottesca... ma lasciamo immaginare ai lettori che prima o poi verremo a teatro a vedere come va a finire una giornata che comincia con questo onirico risveglio! Grazie Maurizio e ti auguro che "EmmaGemma" sia il prossimo "caso editoriale" aretino!

 

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