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Controcorrente: la spallata a Berlusconi costerà una violenta crisi di fiducia verso la magistratura e le opposizioni

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Controcorrente: la spallata a Berlusconi costerà una violenta crisi di fiducia verso la magistratura e le opposizioni

Una vita squallida. Una vita da uomo malato, come ci ha raccontato Veronica. Una vita ammantata di ipocrisia, come trapela la sovrapposizione tra atti pubblici e vita privata. Una crisi di fiducia, da parte di un corpo elettorale che difficilmente lo rieleggerebbe. Ma non si facciano illusioni i suoi violenti detrattori: gli amici, scelti male, gli portano guai, ma i nemici soccorso

 

 

 

 

La consapevolezza che chi governa non sa tenere a bada gli istinti primordiali può aumentare il consenso presso poche elettrici insoddisfatte ed elettori irsuti, ma genera sfiducia in tutti gli altri. Non per moralismo, ma perché se continui a dire puttanate, pur sapendo che hai le microspie anche nelle mutande, è segno che i freni si sono rotti. 

Centomila intercettazioni telefoniche per stabilire chi e perché gli presenta le donnine, due procure che si contendono a morsi questo succoso pezzo di carne, come se non esistesse più manco la camorra, la mafia e il crimine organizzato, e tutte le prime pagine impegnate a raccontarlo, nemmeno il paese non fosse ancora davanti al baratro della bancarotta. Sono la perfetta incarnazione dell’incubo pangiustizialista, ottimo per spaventare chiunque, anche il cittadino. Perfetto per stabilire che piuttosto che finire in quelle zampe qualsiasi altra mano è comunque migliore.

Zampe che hanno fatto carta straccia della Costituzione laddove all’articolo 15 è stato scritto che: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

L’onda di paura che questa malagiustizia impazzita genera è la stessa sulla quale la vittima designata fa le piroette e si presenterà ancora davanti agli elettori, facendo la fatidica domanda, la cui risposta sarà di difficile risposta: “Preferite me o loro?” 

Ciò provoca un singolare fenomeno: il gradimento del governo crolla verso il basso, ma quello dell’opposizione precipita alla stessa velocità. Della serie: se guardo il governo mi sento male, ma se guardo chi dovrebbe sostituirlo mi viene la nostalgia. Siccome non sempre si è disposti a scegliere, ecco che il numero d’indecisi e non votanti cresce fino alle stelle: 40%.

E se oggi è probabile che sia osannato il procuratore capace di abbattere un potente, spiandogli nelle mutande, verrà il giorno che qualcuno si chiederà quanti spacciatori di droga sarebbero in carcere a Napoli, se si fossero dedicati loro centinaia di migliaia d’intercettazioni telefoniche che sono servite al tiro al bersaglio, senza neanche prendere la mira e badare allo spreco di munizioni. E non ho volutamente fatto riferimento all'avviso di garanzia al G7 di Napoli nel '94, che è costato e ancora sta costando tanto, troppo, a migliaia di magistrati onesti e coscienziosi.

Alla fine di tutta questa vicenda, visto che come ho più volte scritto una legislatura è un battito di ciglia nella storia di uno stato, resteranno solo le macerie. Le macerie di una magistratura che sta perdendo la fiducia del popolo che dovrebbe giudicare. Le macerie di una classe politica che sta perdendo ogni autorità morale per poter governare.  Incapace di fare politica vera, di avere idee, di costruire consenso, capace solo di fare la morale agli altri (la propria non la conoscono) le presunte élites italiane hanno già immaginato la via d’uscita: il governo dei migliori. Ma migliori di che? O di chi? La legittimità dell’ascesa di un tale governo, sarebbe la stessa di una giunta militare. Con dei militari che anziché la divisa potrebbero vestire la toga.

Nessuna alternativa è possibile. O così o al voto. 

 

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