Prima Pagina | Arte e cultura | Arezzo. Benvenuti nel nostro quarto millennio

Arezzo. Benvenuti nel nostro quarto millennio

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font

Mentre a Firenze, dove oggi sorge la Fortezza da Basso pascolavano le pecore, una imponente acropoli (nome suggestivo ma inesatto, in quanto non si trova in città ma all’esterno) si alzava sul colle che noi oggi chiamiamo S. Cornelio. Templi (almeno 2), un teatro (come testimoniato dai primi scavi) e un insieme di edifici dedicati ai culti degli etruschi e allo svago, dominavano la città.

 


La fondazione di Arezzo, deve collocarsi nel II millennio a. C., e avvenne certamente per mano delle popolazioni villanoviane. Successivamente Arezzo entrò nella sfera d’influenza degli Etruschi, incrementando il proprio prestigio e potere fino ad entrare a far parte della "Lega dei Dodici Popoli" della quale fu una della dodici lucumonie.               ----------------->

Dal IX al V secolo a.C., si assistè ad una progressiva crescita in importanza di Arezzo che diviene il nodo economico più importante per gli scambi commerciali tra le città toscane e la lega etrusca della pianura Padana.

Alla fine del VI secolo a.C. risalgono le testimonianze archeologiche del centro urbano, la futura Arretium dei romani ma di cui non ci è mai giunto il vero nome etrusco.

Testimonianza di questo splendore è l’acropoli di S. Cornelio, collina limitrofa al colle di San Donato. Effettuati i primi scavi negli anni 30 e poi sul finire degli anni 60, fu ritrovato un teatro, resti di templi, un pavimento a mosaici. Ma la mancanza cronica di fondi, l'impossibilità di conservare e curare i ritrovamenti, consigliarono la soprintendenza di ricoprire tutto nuovamente. Il pavimento a mosaici, probabilmene facente parte di un tempio di epoca etrusco/romana, posto sulla sommità del terrapieno alle spalle del teatro, è andato ormai irrimediabilmente perduto. 

Le mura ciclopiche misurano mediamente 10 metri di altezza, e al momento dei primi scavi, nel 1930, risultavano quasi completamente interrate, come testimoniato dal servizio fotografico dell'epoca. 

 Significative le tracce rimaste in città: brevi tratti di mura, resti di una necropoli sul Poggio del Sole, i due celebri bronzi della Chimera e della Minerva (V e III sec. a.C.) rinvenuti nel Cinquecento, vasi di bucchero, ceramiche greche di importazione (cratere di Euphronios).

Dopo la decadenza delle città costiere etrusche, causata dall’espansione della flotta greca di Siracusa, l’occupazione sannita delle città etrusche campane, l’invasione della Padania da parte dei Galli e la disastrosa guerra di Veio contro Roma, Arezzo rimane tra le città etrusche più importanti, sviluppa una fiorente attività di trasformazione del bronzo ed estende la sua sfera di influenza sulle limitrofe popolazioni umbre. Verso la fine del IV secolo a.C., Arezzo, Chiusi e Perugia (definite da Tito Livio "Capitae Etruriae") sono alla testa di una guerra antiromana. Sconfitta nel 311 a.C., Arezzo subì l’occupazione di Roma. Attorno al III secolo a.C. la città, divenuta etrusco-romana, incrementa ancora il suo sviluppo. Alleatasi con Roma nella lotta contro l’invasione dei Galli Senoni, accoglie stabilmente un presidio militare romano, divenendo per circa due secoli grazie alla sua posizione strategica sulla via Cassia, il fulcro dell’espansione di Roma verso l’Italia settentrionale. Obbligata a fornire aiuti militari a Roma durante la terza guerra punica, Arezzo contribuisce con enormi quote di armamenti e vettovagliamento.

Dopo la vittoria riportata nel 310 da Q. Fabio Rulliano, anche l'Etruria settentrionale cioè le lucumonie di Perugia, Chiusi e Arezzo furono costrette a chiedere pace e alleanza a Roma. Tito Livio ci parla di ambasciatori aretini inviati a questo scopo presso il Senato Romano.

Probabilmente ciò fece molto piacere alla più illustre consorteria di Arezzo, quella dei Cilnii, dalla quale discenderà Mecenate, la quale, fiutato il successo di Roma, puntò su di esso le carte del proprio avvenire. La cosa dovette piacere assai meno al popolo aretino che, poco dopo, nel 302-301 cacciò da Arezzo la famiglia Cilnia. Non è facile dire il motivo di questa rivolta popolare, ma è certo che Roma vi vide un grave pericolo per la sua politica tanto è vero che si affrettò a nominare dittatore M. Valerio Massimo e ad inviarlo ad Arezzo dove ristabilì la pace: “Arretio rebellante gravissimus terror Romanis incessit”.

Il III secolo a.C. cominciò con un avvenimento d'importanza eccezionale, decisiva: nel 299 sanniti, galli, umbri ed etruschi si coalizzarono contro Roma impegnata nella terza guerra sannitica.

Nel 295 Roma riuscì a vincere a Sentino: la località più che a Sentino presso Sassoferrato sembra, secondo il parere di recenti studiosi (Q. Calabresi, A. Maroni, Firpo), corrispondente a Pian di Sentino presso Rapolano. Ormai per gli Etruschi non c'era più speranza e nel 294 gli ambasciatori di Volsinii, Perugia ed Arezzo “tres validissimae urbes, Etruriae capita” si dovettero presentare al Senato a chiedere la pace che ebbero a pesanti condizioni. Gli aretini da ora in poi non si schiereranno più apertamente contro Roma e Roma farà di Arezzo uno dei tre caposaldi di difesa e di conquista verso il nord: gli altri due saranno Pisa e Rimini.

Nel 285 a.C. un imponente esercito di Galli Senoni si mosse dalla zona adriatica e per la Val Marecchia ed il passo di Viamaggio si portò ad Arezzo già diventata centro strategico romano. Nella piana aretina, in un luogo imprecisato (la localizzazione tradizionale di Campoluci non appare affatto fondata!), l'esercito romano venne disfatto: morirono sul campo il console Lucio Cecilio Metello, sette ufficiali superiori (tribuni militari) e circa 13.000 soldati; i rimanenti dispersi o fatti prigionieri.

Benchè questa volta, come già nel 295, i Galli fossero visti come alleati dagli Etruschi, gli aretini per amore o per forza furono con i Romani.

Senza dubbio Arezzo, dopo la battaglia, venne saccheggiata e distrutta; ma l'anno dopo, nel 284, Roma si prese la rivincita al lago Vadimone presso Bassano di Teverina. Era il colpo di grazia: Vulci si sottomise, Bolsena venne conquistata, Chiusi, Perugia, Cortona e Volterra si fecero città alleate. La fedele Arezzo, carissima ormai a Roma per la sua posizione strategica, venne ricostruita ed ebbe una nuova superba cinta di mura laterizie (che non esistono più), tanto ammirata più tardi da Vitruvio e da Silio Italico.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Image gallery

Vota questo articolo

0