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CONOSCERSI IN TRASPARENZA...

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CONOSCERSI IN TRASPARENZA...

... è il diario vincitore della 27esima edizione del Premio Pieve

 

 

 

 

 

 

Si è conclusa domenica 11 Settembre con l'evento "Memorie in Piazza" la 27esima edizione del Premio Pieve, quest'anno intitolato «Il futuro della memoria dal Risorgimento al web». Si chiude dopo tre intensi giorni di letture, mostre, proiezioni, spettacoli teatrali, conferenze, presentazioni di libri, pranzi nelle campagne e narrazioni storiche. Fra persone che i diari li raccolgono per amore della memoria, persone che i diari li scrivono per non "smemorarsi di sé" e persone che li leggono per farsi trasportare dalla narrazione e per dare vita e corpo alle storie che vi sono racchiuse. La manifestazione si conclude proprio in Piazza Pellegrini, quella che si apre alla vista dalle finestre del Palazzo Pretorio, la vecchia sede rinascimentale dell'archivio e che in questi giorni ospitava ben due mostre inerenti la "memoria" e si apriva al visitatore sui mitici 16 scalini dell'entrata (qui recentemente raccontati: http://www.informarezzo.com/permalink/8623.html) allestiti ad hoc per richiamare al romanzo che racconta l'esistenza di un archivio diaristico vivente. Una piazza assolata e molto calda per essere una domenica di metà settembre, ma che già poco prima dell'inizio dell'evento era quasi piena. Così piena che gli organizzatori hanno dovuto rapidamente portare altre sedie e sistemarle per accogliere le persone che continuavano ad arrivare.  Una bella piazza che la temperatura ha reso più colorata e movimentata: ventagli e programmi dell'evento con disegnato il nostro tricolore mossi ritmicamente dai proprietari dei volti accaldati; un bellissimo colpo d'occhio davvero (per un occhio che – come il mio – tende un po' troppo alla regia emotiva).

"Memorie in Piazza" è da sempre la manifestazione conclusiva di tutto l'evento e non ha mancato di emozionare il pubblico, anche quello radiofonico (grazie a Radiotre) e, quest'anno per la prima volta, anche quello del web (grazie al sito http://www.intoscana.it/ che ha trasmesso l'evento in diretta streaming). Il palco accoglie come in un salotto gli 8 finalisti del Premio (più precisamente i rappresentanti umani dei diari che si contendono il podio) un duo musicale (Mario Arcari e Carmine Terracciano) che accompagna piacevolmente le letture di Paola Roscioli e Mario Perrotta (i due attori protagonisti dello spettacolo "Il Paese dei diari" che nel corso della manifestazione ha avuto ben due repliche) e infine Guido Barbieri il conduttore. La sua è una appassionata voce narrante, sobriamente entusiasta senza mai apparire soverchiante nei confronti degli ospiti e che ha condotto gli spettatori al ritmo dei rintocchi del campanile del paese senza mai un sussulto di noia.

Apre la narrazione Rosa Bartolini, autrice del diario «Presa in giro dalla vita» e con il pudore di una donna forte narra la sua vita fra gli abusi sessuali ad opera del patrigno e le separazioni affettive. È bella Rosa nella severità del suo sguardo e nella sua postura elegante, è dignitosa quando Paola leggendo il suo diario narra dei confetti del matrimonio di sua madre e la sua mano passa rapida sugli occhi; è bella da mozzare il fiato quella donna di 75 anni con le mani incrociate in grembo e lo sguardo fisso su Guido; fiera e senza un cedimento quando lui gli chiede: «Perché il suo diario si ferma al 2007?» e lei, apparentemente dura, risponde: «Perché il tipo era morto e ormai...», e ormai chi le ha rubato la vita ha concluso la sua e lei può ricominciare di nuovo chiudendo un diario di sofferenza.

E c'è la figlia di Antonio Savoi (Gabriella) che rappresenta il diario di una vita di viaggi, guerre, fughe, prigionia, trincee, lavori improbabili e inventati «In fuga dalla Siberia alla Cina». Gabriella che narra di questo padre che sembra il protagonista di un romanzo tragico e lo ricorda con dolcezza e quasi un pizzico di gelosia per quel diario che adesso è di tutti e non più solo suo.

E ancora, il diario di Fulvio Valentinelli, un diario composto da lettere quasi giornaliere che Fulvio scriveva ad una madre arrabbiata e indurita dall'astio per quel figlio strappato alle sue braccia. Un figlio che non potrà accostare a sé mai più perché sarà uno dei tanti dispersi del tragico inverno russo del 1942.

E poi c'è il diario di Salvatore Mutolo «Perdoni l'ardire» che narra una storia d'amore mai vissuta nella realtà (quella della seconda guerra mondiale) ma solo nelle lettere appassionate di Salvatore alla sua Lina, una ragazza di Arezzo di cui si innamora ed alla quale scrive lettere piene di dichiarazioni d'intenti e appassionate scenate di gelosia. Un uomo possessivo Salvatore, un po' maschilista ma pieno di sogni che s'infrangeranno insieme al suo aereo che precipita in mare colpito dal fuoco nemico nel 1942. Lina, ancora in vita ma impossibilitata a partecipare alla premiazione, è stata riconosciuta – grazie all'epistolario – vedova di guerra nonostante la guerra non abbia mai permesso a Salvatore di poterla sposare.

E c'è l'ospite d'onore venuto a ritirare il Premio Città del Diario: Sergio Zavoli, premiato perché si è distinto nel raccontare la memoria della storia recente del nostro Paese. Viene premiato per le sue inchieste giornalistiche, per le trasmissioni televisive che ha condotto e per la sua straordinaria capacità di raccontare televisivamente gli eventi determinanti della nostra storia (e non sarà certo per pura amicizia che Indro Montanelli lo definì il "Principe del giornalismo televisivo"). Ho notato il silenzio del pubblico quando Saverio Tutino (un altro grande giornalista della nostra storia e Presidente onorario, nonché fondatore, dell'Archivio dei diari) è salito lentamente sul palco, si è seduto dietro le spalle di Zavoli e ha cominciato ad osservare il pubblico e la piazza dal palco, in attesa, con le mani appoggiate al pomello del suo bastone. Sembrava un gigante! Un amico, lì con me, ha percepito la stessa emozione perché mi ha sussurrato all'orecchio: «L'età non scalfisce di una virgola la grandezza di un uomo». E l'emozione è cresciuta quando si sono avvicinati l'uno all'altro quei mostri del giornalismo italiano per stringersi la mano;  Saverio ha donato a Sergio un libro come simbolo del Premio Città della Pieve; un libro che Sergio ha sfogliato e ridendo ha esclamato: «Ma ha le pagine bianche!»

 «È il libro di memorie che devi scrivere tu» ha commentato Saverio da dietro quei suoi occhiali scuri.

E poi di nuovo alle storie narrate dai diari in gara con la vita passionale e spirituale di Pierluigi Ricciarelli narrata in «Vocazione di un uomo». Come salesiano parte per le Filippine e lì comprende il vero senso del Vangelo e la grandezza dei suoi insegnamenti. Ma la sua visione del Vangelo si scontra con le gerarchie dell'ordine fino al punto che – tornato in Italia – abbandonerà dopo alcuni anni e per sempre la vita religiosa. Una scelta dura che sceglie di lenire tornando nelle Filippine dove verrà arrestato per essere un oppositore attivo alla dittatura di Marcos ma dove incontrerà Meng, la donna che è sua moglie da 40anni e che gli ha dato quelli che lui ieri, con la voce altalenante di commozione, ha definito "...i miei dolcissimi figli".

E via verso la narrazione del nipote/figlio di Francesco e Giuseppe Tedeschi, padre e figlio il cui diario è un tutt'uno: iniziato dal padre e continuato dal figlio; due funzionari dello stato Pontificio che dal 1789 al 1895 narrano –  come testimoni – i cambiamenti e i drammi di un secolo, i rapporti fra Stato e Chiesa  e la spiccata antipatia per Garibaldi... l'usurpatore!

E la divertentissima storia di Luigi Canzi, l'Autore di Gran Chaco (che ha ottenuto la segnalazione della giuria nazionale), un uomo della borghesia lombarda che parte per un avventuroso viaggio nella cordigliera delle Ande insieme a degli amici esploratori. Il diario è istrionico, divertente e pieno di sincerità. Lo stesso Autore ammette che le sue avventure gli hanno donato la straordinaria capacità di "...sembrare più di quello che sono". Luigi rientrerà nel 1860 in Italia per combattere a fianco di Garibaldi in Sicilia. Ed è simpatica  la sua pronipote che racconta le peripezie per far fotocopiare un diario del 1860 e farlo arrivare a Pieve Santo Stefano; fa esplodere il pubblico in un applauso caloroso quando dice: «...ma ora che ho capito che persone siete e che ho visto come siete vi posso anche dare l'originale!». Bontà sua, gli sono piaciuti.

E infine il diario vincitore: l'epistolario fra Ettore Finzi e Adele Foà, «Conoscersi in trasparenza» due coniugi la cui vita comune è interrotta, nel 1939, dalla partenza verso la Palestina per sfuggire alle persecuzioni razziali contro gli ebrei e che si ritroveranno l'una a Tel Aviv e l'altro in Persia. Il diario è uno scambio tenero di amore e di ansie, di speranze e di pensieri preoccupati per i figli Daniel e Hanna. Ed è Daniel ad accogliere commosso ma impassibile il premio donato alla memoria che i suoi genitori ci hanno lasciato; proprio uno di quei due figli che nelle lettere venivano ricordati con amore, tenerezza, nostalgia e preoccupazione C'è Daniel e – forse – ci sono i loro nipoti nel pubblico in piazza perché all'annuncio della vittoria c'è una esplosione di gioia e il pianto sorridente di una donna proprio di fronte a me che mi commuove profondamente. Il diario di Ettore ed Adele verrà pubblicato (perché in questo consiste il Premio) ma ieri sera si è saputo che forse anche quello che avrei scelto io – se fossi stata nella giuria – sarà dato alle stampe. E forse anche tutti gli altri 6 diari finalisti... perché ognuno di loro possa trasmette una emozione, perché la memoria è emozione. Perché in fondo questo è un diario. Un diario narra l'emozione di una vita e lascia tracce in chi lo legge, ma anche in chi lo conserva.

Non mancate il prossimo anno!

 

 

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