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IL FALLIMENTO DI QUESTA RELIGIONE SENZA DIO CHE SI CHIAMAVA COMUNISMO (1 parte)

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IL FALLIMENTO DI QUESTA RELIGIONE SENZA DIO CHE SI CHIAMAVA COMUNISMO (1 parte)

Intervista a puntate con Tito Barbini e Paolo Ciampi autori del libro Caduti Dal Muro. L'intervista sarà pubblicata a giorni alterni. In questa prima parte l'introduzione

 

 

 ...questo libro è un proiettile. Un proiettile sparato direttamente sui radicati schemi culturali e ideologici di una intera generazione. Ed è un proiettile che va a segno, soprattutto se a leggerlo saranno tutti coloro che hanno vissuto un'epoca di grandi passioni e di grandi delusioni: il crollo del comunismo senza il crollo degli ideali che lo sorreggevano.

Questo libro è il romanzo epistolare fra Tito e Paolo: il primo in viaggio alla ricerca di un sé dentro un mondo creduto alacremente risolutivo e scoperto invece tristemente fallimentare; l'altro in attesa (non certo immobile e passiva) di scoprire il sé nei resoconti erranti e appassionati del primo; come fossero lo specchio del suo percorso di vita. Una storia di amicizia e di condivisione tenera, giocosa e a volte commovente.

Questo libro va letto con l'aiuto di un atlante geografico: ma di quelli con le pagine che si sfogliano e rendono ragione – via via che il rumore delle pagine si accumula – delle distanze, dei chilometri e del tempo che scorre, dei continenti che, cambiando, danno senso tangibile al percorso umano.

Questo libro mi ha fatto molto male perché è duro partire sorvolando le righe scritte da Tito ed arrivare a toccare consapevolmente – senza via di fuga – quelle stesse impressioni avute e partorite nel tempo nei confronti di una idea che – pur amata profondamente – ha inesorabilmente fallito il suo progetto con la storia.

Questo libro inizia con la partenza di Tito che attraversa, città, nazioni e continenti trascinando con sé l'immaginazione di Paolo che, leggendolo, riflette e riscopre emozioni, fotografie mentali e anche convinzioni sopite. E poi continua – il libro – con lo scorrere lento dei ritmi del viaggio interiore; e il lettore viaggia da Berlino e dal fallimento politico e culturale del muro fino alla Polonia, dall'Ungheria dove si incontra il ricordo struggente del padre di Tito che non "poteva vedere" il senso della storia e del comunismo per non rinnegare se stesso. Poi la sferzata della Rivoluzione Arancione; e Mosca passando per Stalingrado fino a Samarcanda (quel fantastico crogiuolo di culture, religioni, suoni, odori, che hanno popolato l'infanzia di molti ragazzi della mia generazione). L'attraversamento sospeso nel tempo della Siberia con il ricordo violento e inaccettabile dei gulag. E poi la Cambogia e lo sterminio degli intellettuali di Pol Pot e la mancanza dei libri; la Cambogia delle bimbe che dentro cesti di vimini vendono quel poco di lettura che è rimasta e lo sguardo dolce di Tito sulle donne e sulle bambine. E il Vietnam con i profili devastati dal napalm americano, la Cina e infine il Tibet che "...sembra fatto apposta per educarti alla vita oltre che alle illusioni". Un viaggio dell'errore comunista e della nostalgia per i suoi ideali. Il viaggio che si chiude con i due amici che tornano a casa con una domanda in sospeso: ma quando tutto questo accadeva, noi, sapevamo?

Nato a Firenze nel 1963, Paolo Ciampi è scrittore e giornalista professionista. Ha lavorato per diverse testate come "Il Giornale" di Indro Montanelli, "Il Manifesto" e "Il Tirreno". Ha pubblicato molte opere, tra cui «Firenze e i suoi giornali» (2002), «Gli occhi di Salgari» (2003, Premio Castiglioncello), «Il poeta e i pirati» (2005 – e che io consiglio vivamente di leggere),  «Una domenica come le altre» (2010), «I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari» (2010), «Una famiglia» (2010). Ci sono tre suoi romanzi ai quali sono particolarmente affezionata. Sono tre romanzi che parlano di donne coraggiose, forti, determinate che però, in quanto donne, in pochi hanno il coraggio di raccontare: «Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale» (2008), «Un nome» (2006 – Premio Villa Morosin e dal quale è tratto il lavoro teatrale «Un nome nel vento» e che narra la storia di Enrica, la scienziata ebrea che scelse la morte piuttosto che la deportazione), «Miss Uragano. La donna che fece l'Italia» (2010).

(il suo blog «I libri non sono viaggi» http://ilibrisonoviaggi.blogspot.com/ dove narrazione, memoria, amore per i libri si intrecciano e si abbracciano per la gioia del lettore).

 

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