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Quale Uragano?

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Quale Uragano?

Un nostro collaboratore, da tempo a New York per motivi di studio e lavoro, ci invia questo breve reportage dalla grande mela, dopo la paura dell'uragano Irene. Riflessioni simpatiche, di chi ha vissuto queste ultime 72 ore di quasi paura.

 

E’ divertente vivere in America. E’ come se qua si guardasse al mondo con la lente di ingrandimento e tutto assume delle proporzioni gigantesche, dai comuni grattacieli, agli hamburger e, come in questo caso, anche gli uragani e i terremoti. Per chi non lo sapesse nella settimana tra il 23 e il 29 la citta di New York è stata “flagellata”, prima da un terremoto e poi da un presunto uragano. Nel caso del terremoto, la popolazione è praticamente impazzita, io compreso, e per qualche secondo molti hanno guardato al cielo per vedere se c’era qualche colonna di fumo proveniente da Manhattan. Fortunatamente nessun attentato, ma solo un piccolo terremoto, durato una ventina di secondi. Niente di speciale quindi, ma interi edifici sono stati evacuati, compresa la mia università, e ci sono volute almeno due ore prima che tutti potessero tornare alle loro postazioni. La sicurezza prima di tutto.

La sicurezza prima di tutto anche nel caso dell’uragano che avrebbe dovuto flagellare la citta di New York tra il 27 notte e il 28 mattina. Quindi tutti sono corsi ai ripari, attaccando con chiodi pannelli di compensato alle vetrine e alle finestre e scrivendo teatrali frasi come “vattene via uragano Irene” o cose simili. I cittadini invece hanno preso d’assalto i supermercati creando una confusione infernale per le strade e rendendo lo svolgimento della vita quotidiana praticamente impossibile. Questo era già il primo sintomo del caos che l’uragano avrebbe portato in città.

Nel supermercato del mio quartiere c’è stato un flusso costante di macchine e persone che per due giorni di fila hanno fatto razzia di tutto quello che era possibile comprare lasciando gli scaffali completamente vuoti. Con grande fatica sono riuscito a comprare un pezzo di pollo e delle patate per cena ma c’era sia fila per entrare che per uscire. Con un po’ di fortuna, mosso dalla curiosità, sono riuscito ad entrare e ho dato un’occhiata ai carelli dei clienti e agli scaffali per vedere quali erano stati i prodotti che erano stati comprati e quali no. Con mia grande sorpresa, ho notato che il corridoio delle bibite gassate, era stato completamente svuotato. Non avevano solamente comprato le bibite comuni che tutti conosciamo, ma anche quello dai sapori più improbabili, come per esempio l’acqua gassata con l’aroma artificiale di ciliegia – in genere nessuno la compra. Probabilmente qualcuno deve aver pensato che in caso di catastrofe sarebbe stato meglio bere quella roba piuttosto che morire di sete. Lo scaffale dell’acqua era per metà vuoto e c’erano ancora molte bottiglie.  La pasta Barilla è stata tutta comprata. La frutta era rimasta tutta sugli scaffali, ma il cibo in scatoletta era completamente sparito.  Dopo aver preso il mio pollo per la sera, mi sono avventurato verso le casse, e nell’ora che sono stato in fila per pagare la mia cena, il conto medio pagato dai clienti è stato di almeno 100$ con picchi massimi di 400$ come quello di una famiglia di persone molto grasse che si era munita di due carrelli extra large pieni di ogni ben di dio. Tutto rigorosamente cibo precotto in scatoletta. 

Mentre tutti si preparavano per sopravvivere ad una catastrofe, i media bombardavano la popolazione con immagini computerizzate che mostravano le possibili traiettorie dell’uragano. Alla radio per una settimana non si è fatto altro che parlare di questo, e su internet sono state diffuse cartine con le possibili aree che sarebbero state devastate da inondazioni e raffiche di vento a 200km orari. Il sindaco Bloomberg ha fatto evacuare ospedali, e ha praticamente paralizzato la città chiudendo la metropolitana per due giorni e bloccando gli autobus. Tutti fermi con l’obbligo di rimanere chiusi in casa per almeno 48 ore.

La meteorologia non è una scienza esatta e questo tutti lo sanno. Quindi se si sta troppo a guardare le previsioni del tempo, si finisce che si rimane chiusi in casa nei giorni in cui il sole dà il meglio di se. Ho avuto l’impressione che una cosa simile sia successa anche in questo caso. Sabato sera c’era il coprifuoco. Ci siamo tutti chiusi in casa, io ho cucinato gli gnocchi e poi abbiamo guardato un fil dell’orrore sulle tempeste, e quella sullo schermo del computer è stata l’unica tempesta che ho visto. La mattina dopo infatti, quando alle 9 mi sono svegliato, tutto era al suo posto. Davanti alla finestra di casa mia, che da su un viale alberato, c’erano solamente foglie per terra, ma nessuna traccia ne di un allagamento o della furia indomabile del vento. Allora mi sono deciso di fare una passeggiata nel quartiere per vedere se effettivamente un uragano c’era stato o no. L’unica cosa che è la testimonianza del passaggio di raffiche di vento leggermente più forti del normale erano due alberi caduti. Uno nel mezzo alla strada e un altro nel parco. Ma per il resto tutto a posto. Un signore che stava là a guardare mi ha detto che il vento è solamente una delle tante ragioni per cui un albero cade. Infatti, quell’albero era lungo la strada e le sue radici erano state costrette dal cemento circostante ad andare in profondità senza potersi allargare in orizzontale. Il terreno completamente bagnato e il vento sulle fronde alte e piene di foglie, ha fatto il resto.

In conclusione, dell’uragano, almeno a New York, nessuna traccia. Tutto si è risolto in una vorace smania di comprare e in un caos mediatico fuori proporzione. Incluso quello dei media italiani che hanno dato racconti confusi, frammentari, e assolutamente non veritieri di quello che sta succedendo qua. Ovviamente basta mettere le foto di due alberi caduti e tre pozzanghere per dare l’impressione di chi sa quale catastrofe. 

 

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