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PUBLIO AURELIO STAZIO: un investigatore nella Roma antica

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PUBLIO AURELIO STAZIO: un investigatore nella Roma antica

Intervista a Danila Comastri Montanari. La serie di Publio Aurelio Stazio di Danila Comastri Montanari (15 volumi editi da Hobby & Work)

 

 

 

 

 

 

 

Le indagini di Publio Aurelio  nell'ordine cronologico della narrazione:  

1)         Cave Canem

2)         Morituri te salutant

3)         Parce sepulto

4)         Cui prodest

5)         Spes, ultima dea

6)         In corpore sano

7)         Mors tua

8)         Scelera

9)         Gallia est

10)       Saturnalia

11)       Ars moriendi - Un'indagine a Pompei

12)       Olympia - Un'indagine ai giochi ellenici

13)       Tenebrae

14)       Nemesis

15)       Dura lex

Danila Comastri Montanari è nata a Bologna in un anno (uno dei tanti che si susseguono fra un millennio che finisce ed uno che inizia). Laureata in Pedagogia e Scienze Politiche insegna e gira il mondo fintanto che non scopre la scrittura, fintanto che non scopre il suo amore per il giallo storico che diventerà la sua occupazione principale. Le sue passioni: i balconi fioriti (di cui offre splendide foto ai suoi amici virtuali di facebook ), i libri e la lettura, lo studio del passato e la curiosità verso il futuro, i gatti e la popolazione animale in genere, i viaggi intorno al mondo, le sigarette e la navigazione in internet dove aggiorna profili e siti e soprattutto una acerrima idiosincrasia verso le diete (cosa che me la fa amare istintivamente)! Oltre ai romanzi della serie di Publio Aurelio ha scritto molti racconti e romanzi ambientati in varie epoche storiche ed un saggio «Giallo antico. Come si scrive un poliziesco storico» (2007).  Chi la frequenta nel social network può apprezzare anche la sua sagace ironia, la sua straordinaria capacità di provocare anche le discussioni più accese e l'apprezzabile dote dell'onestà verso se stessa accompagnata all'insofferenza verso la piaggeria, il perbenismo, l'ipocrisia e le visioni del mondo unilaterali e ideologiche. Ho potuto constatare anche una leggera indisposizione verso le frasi fatte! Ma basta leggere i suoi romanzi, o anche solo l'intervista qua sotto, per rendersi conto del temperamento di Danila. I suoi lavori sono stati pubblicati in molti paesi europei, in Brasile e nella Federazione Russa.

Il primo romanzo che ho letto l'ho scoperto per caso l'estate dello scorso anno: «Morituri te salutant», titolo accattivante, copertina nera ad altezza occhi nello scaffale dei thriller. Leggo il risvolto: la narrazione ha inizio in uno scenografico anfiteatro durante i ludi gladiatori del 45 d.c. nell'Urbe governata da Claudio Cesare. L'intreccio si definisce a partire dalla morte del gladiatore più "in voga" in quel momento: Chelidone... mi basta. Vado alla cassa e pago. E da quel momento mi sono gettata, come una viaggiatrice su una immaginaria macchina del tempo, alla scoperta di un mondo fantastico e promettente. Passai gran parte di quel giorno e della nottata assorta nella lettura; la mattina dopo scopro dall'inesauribile google, e con sommo gaudio, che quel libro che leggo avidamente è il secondo di una serie di 15 romanzi. La mattina dopo sono di nuovo nello spazio libreria del centro commerciale e li compro tutti. Ho passato l'estate e l'inizio dell'autunno in compagnia di Publio Aurelio Stazio e di tutti i personaggi che la fantasia di Danila Comastri Montanari ci ha regalato e quando ho chiuso l'ultimo della serie  mi sembrava  ingiusto che non ce ne fosse un sedicesimo. Consiglio però di cominciare dal primo della serie perché la storia segue una sequenza cronologica e narrativa ben precisa.

Il protagonista indiscusso è Publio Aurelio Stazio, senatore patrizio di nobile stirpe della Roma del I secolo d.c. La sua storia di bambino ci rimanda un bimbo abbandonato in fasce dalla madre ed un padre trascurante, inetto e piuttosto violento che l'Autrice fa morire di troppe gozzoviglie in un festino quando il nostro Publio Aurelio ha 16 anni; il momento in cui diventerà libero, uomo a tutti gli effetti per la legge romana e straordinariamente ricco. È un uomo simpatico, ironico, dissacrante, coraggioso, libero, generoso, poco propenso a concepire la vita in termini gerarchici e di appartenenza religiosa, politica o geografica, appassionato di libri e di conoscenza,  ama la vita, il buon cibo, l'arte e le donne... soprattutto le donne. La sua fama di libertino – tanto invisa dai perbenisti dell'epoca – è però puntualmente smentita dalla vita che con le donne conduce: le ama profondamente per la loro bellezza ma le ama molto di più per la loro fierezza, per il loro coraggio e per la loro intelligenza, per la loro competenza come per la loro voglia di combattere e di non cedere ai pregiudizi. Scoprirete, leggendolo, che la sua passione non è mai puramente erotica, è quasi sempre soprattutto mentale. Epicureo convinto rifugge le superstizioni come la spiritualità dogmatica e gli eccessi emotivi, il perbenismo come la ribellione fine a se stessa, la disonestà come la pedissequa osservazione delle regole che nega il progresso. É un uomo intrigante Publio Aurelio che, forse, solo l'immaginario femminile e la penna di una donna poteva immaginare così affascinante; d'altronde la stessa Autrice dichiarò in una intervista: "[...] come scrittrice di professione, passo in compagnia del mio eroe parecchie ore al giorno, e avevo tutti i diritti di trascorrerle con un uomo decente. Così ho attribuito al mio protagonista un certo fascino, un'intelligenza piuttosto viva [...]".

In un giallo che si rispetti c'è sempre un cadavere e c'è sempre l'investigatore che risolve il caso grazie al suo acume. I gialli di Danila Comastri Montanari non fanno eccezione. Ciò che però li rende unici è l'ambientazione nella Roma antica, la descrizione storica dettagliata dei luoghi, delle geografie, degli ambienti cittadini e di quelli casalinghi (dalle ricche domus alle degradate insulae della Suburra romana) dei costumi e della vita quotidiana in un mondo così lontano da noi eppure così vicino per difetti, speranze, illusioni, inganni, ambizioni, pochezza d'animo e grandezza di spirito. Una Roma antica in cui si intrecciano personaggi appassionanti: da Castore, il segretario liberto di Publio Aurelio, levantino ingannatore ma irresistibilmente simpatico e astuto a Pomponia la matrona gossippara e modaiola, dai senatori impettiti agli schiavi in sciopero, dall'archimagirus (alla cui tavola vorrei sedermi senza remore) a Paride, il noioso e religiosissimo intendente compagno d'infanzia di Publio Aurelio. Una Roma antica di cui si imparano gli usi, i costumi, le parole, gli oggetti, le leggi, i personaggi, le divinità e le tendenze che uno  studio molto attento e dettagliato ci ha restituito in forma di divertente romanzo. Ai puristi – forse – non sfuggiranno alcuni cedimenti alla trama. Ma tant'è, se proprio dovesse loro dar tanto fastidio acquistino pure un saggio sulla vita nell'antica Roma, scopriranno poche cose inesatte nei gialli di Publio Aurelio ma in compenso si saranno divertiti molto di meno. Perché ve lo prometto: vi divertirete! E scoprirete che, in fondo, cambiano i secoli ma non gli uomini con le loro umane caratteristiche.

INTERVISTA

Laura – Cosa legge una scrittrice?

DANILA – Leggo soltanto quello che mi pare, non quello che è opportuno, né quello che consigliano gli esperti, né tantomeno quello che "si deve assolutamente leggere" (forse, se tutti facessero così, in Italia ci sarebbe qualche lettore in più!). E veniamo a quello che mi pare: soprattutto thriller, romanzi di indagine e polizieschi “d’ambiente”, ma anche giallisti extraeuropei, nonché alcuni celebri autori di best-sellers, un po’ di fantascienza o di avventura e i cari, vecchi classici greci, latini e cinesi. Moltissima saggistica (antropologia, archeologia, storia, linguistica, genetica, divulgazione scientifica ed economica); quasi assente dalle mie letture è invece la letteratura “blanche”.

Laura – La seconda  domanda fa riferimento ad una affermazione di Camilleri che vado  a citarti letteralmente: «Non sopporto le scrittrici di romanzi gialli di sesso femminile. Le donne sanno commettere i delitti ma non li sanno raccontare. Sono di una noia mortale». Al di là della signorilità e della raffinatezza con la quale si esprime, qual'è la tua opinione riguardo tale affermazione?

DANILA – Per quanto increscioso, è un fatto: tra gli uomini molto anziani, di  generazioni vissute in altri contesti e con mentalità da tempo obsolete, c’è ancora chi trova spiritoso fare ironia sulle donne al volante. Ovviamente le donne non hanno tempo da perdere per rispondere alle geremiadi di questi vecchietti nostalgici, sono troppo occupate a guidare le automobili, i  treni, le navi, gli elicotteri e gli aerei. E a scrivere gialli...

Laura – ...suo malgrado! Il carattere ed il temperamento delle donne che compaiono nei tuoi romanzi è sempre tratteggiato decisamente dalla forza, dalla tenacia, dalla combattività e soprattutto dalla "ribellione"; penso a Arduina la gladiatrice, a Giunia Irenea l'insigne docente matematica, a Nemesis  la guerriera vendicatrice o a Mnesarete grande esperta di medicina, Statila l'avvocatessa. In ognuna di loro si percepisce il bisogno di combattere per la propria esistenza e si sente tutta la tua grande ammirazione per i personaggi che descrivi. Cosa rispondi a chi - più o meno velatamente - ti accusa di amare troppo le figure femminili "armate" (anche in senso psicologico, ovviamente)?

DANILA – Rispondo che è assolutamente vero: ammiro la forza (che è cosa MOLTO DIVERSA dalla violenza) e ammiro il coraggio, quindi tendo spesso a creare personaggi che abbiano queste virtù, siano essi di sesso femminile o di sesso maschile.   

Laura – Ricordi il momento esatto in cui Publio Aurelio è nato dentro la tua immaginazione? Se sì, ti va di raccontarcelo?

DANILA – Qualche giorno prima di cominciare a scrivere il primo libro. In realtà l’idea di far indagare un senatore romano mi aveva sfiorato vent’anni prima, leggendo le inchieste del mandarino cinese di Robert Van Gulik, ma non pensavo di dover essere necessariamente io a realizzarla. 

Laura – Mi ha colpito, fin dal primo momento, la simpatia che riservi a personaggi maschili che qualche donna riterrebbe (nel migliore dei casi) "libertini". Castore, lo stesso Publio Aurelio, contrapposti al grigiore ed alla pomposità del politico o del ragioniere; raccontaci – se vuoi – quanto c'è di loro nel tuo uomo ideale.

DANILA – Non si tratta del mio uomo ideale, si tratta invece della mia stessa personalità: io detesto il grigiore, detesto la noia, detesto il moralismo, detesto l’ipocrisia. Personalmente i miei personaggi non mi sembrano affatto libertini, soltanto un minimo vispi. Rispondo dunque con una frase che dice Aurelio nel romanzo DURA LEX: «Io non uso le donne, non le colleziono, non le seduco, non le conquisto. Io le amo». "Tutte e quante?" «Ho un cuore molto grande!»

Laura – Nei tuoi romanzi mi colpiscono in particolar modo quelle parti in cui uno dei personaggi intuisce o ipotizza l'invenzione di un nuovo strumento (mi viene in mente l'intuizione sulle impronte digitali di Publio Aurelio) e mi colpisce che questa intuizione riceve - spesso - l'indifferenza se non la derisione e l'ostracismo. Quanto vedi attuale l'oscurantismo nei confronti dell'innovazione anche oggi e quanto di "terribile" c'è nell'innovazione tecnologica nella tua reale visione della vita?

DANILA – Le leggi dell’ereditarietà, le impronte digitali, la rivoluzione industriale, il complesso di Edipo… ci sono molti fattori dietro alla contestatissima scelta di evocare argomenti simili nel mondo classico. Prima di tutto la reverenza per la genialità dei nostri antichi padri, per il loro libero pensiero, per la coraggiosa spregiudicatezza con cui alcuni di loro sfidavano la tradizione, a costo di esserne ricambiati col dileggio. Poi il privilegio di scrivere duemila anni dopo, e possedere quindi la conoscenza di cose che gli antichi non potevano dare per certe, ma soltanto intuire (e in molti casi lo fecero: si pensi al sistema eliocentrico, all’atomismo, all’interpretazione psicoanalitica del sogno)  In terzo luogo c’è la mia attitudine allo scherzo, all’ammiccamento e alla strizzatina d’occhio al lettore, per mettere subito in chiaro che non sono una scrittrice “seria” e mi disturberebbe assai venire scambiata per tale. Infine pesa la mia mentalità per nulla conservatrice, che volutamente trasmetto al mio protagonista: Aurelio osa pensare ciò che non è stato pensato prima. O, se preferite,  come la sottoscritta studia il passato, ma guarda al futuro.

Laura – Ogni romanzo di Publio Aurelio, per tua stessa ammissione, contiene citazioni letterali tratte dai tuoi film o dai tuoi romanzi preferiti, o frasi di personaggi politici attuali o storici. Quanto ricava il sè scrittore dal sè spettatore?

DANILA – Il sé scrittore ed il sé lettore (o spettatore) sono inestricabilmente legati, anche perché è verissimo quello che dice Umberto Eco, che spesso, si citano libri mai letti, avendo letto soltanto chi li aveva letti a sua volta: d'altra parte è ovvio, chi mai chiederebbe ad un progettista della Ferrari di inventare di nuovo la ruota? Lo scrittore non soltanto può copiare, DEVE farlo! Per quanto riguarda poi le mie “citazioni”, contengono un deciso elemento ludico: non a caso sono tratte da testi o pellicole famosissime presso il grosso pubblico, in modo che la maggior parte dei lettori possa riconoscerle e sorriderne con me. Anche uno scrittore deve pur divertirsi…

Laura – E che ti diverti tanto si percepisce molto bene leggendoti! A quando la prossima indagine di Publio Aurelio? Ci puoi anticipare qualcosa?

DANILA – Uscirà ai primi di novembre e sarà ambientata ad Alessandria d'Egitto.

Laura – Per i lettori appassionati questa sarà una splendida notizia! L'ultima domanda che in verità è un gioco. "C'era una luce strana, quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo..." Continua tu!

DANILA – «C'era una luce strana, quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo. Soltanto sbattendo il naso contro l’armadio spostato nel bel mezzo della stanza, mi resi conto che l’ostacolo non era del tutto immaginario».

Laura – È una domanda che faccio ad ogni autore che intervisto. È divertente notare lo stile narrativo di ognuno partendo dalla stessa identica frase. Ci si fa un'idea piuttosto chiara di quello che incontreremo leggendolo. Grazie Danila della tua disponibilità ed in bocca al lupo per l'uscita della nuova avventura di Publio Aurelio Stazio!

 

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