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Il Vasari sembra farsi beffe degli aretini e manda giù un paio di cornicioni...

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Il Vasari sembra farsi beffe degli aretini e manda giù un paio di cornicioni...

Come ormai tutti sappiamo, ieri son venuti giù un paio di cornicioni e anche qualcosa di più, della casa natale del celebrato Giorgio. Sembra veramente che il Vasari, che non ha mai avuto gran simpatia per i suoi concittadini (ampiamente ricambiato) si diverta a farci gli sberleffi dopo appena pochi giorni dal suo 500mo genetliaco... Ma non saranno gli aretini che non riescono ad amarlo e celebrarlo a dovere?

Il 2011, ad Arezzo, dovrebbe essere un anno speciale: l'anno in cui ricorre il cinquecentenario della nascita di uno dei più grandi ed eclettici artisti del rinascimento toscano. Dovrebbe essere un anno speciale per Arezzo che potrebbe sfruttare turisticamente e culturalmente ogni singolo luogo che richiami il passaggio di questo artista nella nostra città. Dovrebbe... se non fosse che la casa natale di Giorgio Vasari è stata transennata dai Vigili del Fuoco a causa dell'avanzato stato di degrado della facciata e delle grondaie. Proprio una bella cartolina per i turisti vero? Ma qual è l'importanza storica di questa casa? Giorgio Vasari nasce ad Arezzo il 30 Luglio 1511 (o fu battezzato in quella data?). Nasce da Antonio Vasari e Maddalena Tacci  in una casa sita nella sommità dell'allora Canto de' Perini (attualmente Via Mazzini al n°60), nel territorio parrocchiale di Santa Maria della Pieve (che è anche il luogo dove l'artista fu sepolto alla  morte avvenuta nel giugno del 1574 e dove, secondo i recenti studi di Pierluigi Rossi, pare a tutt'oggi sepolto in una tomba comune). La casa, originariamente,  fu affittata a metà del 1400 a Lazzaro Taldi (il bisnonno di Giorgio) dalla Fraternita dei Laici e successivamente da lui stesso acquistata. Lazzaro, originario di Cortona, fu un noto sellaio e si trasferì nel centro di Arezzo con al seguito l'intera famiglia (comprendeva anche i fratelli produttori e artigiani dell'arte vasaia). Al bisnonno Lazzaro, Giorgio  dedica un intero capitolo nelle Vite in virtù del fatto che fu anche un pittore (molto amico di Piero della Francesca anche se non molto noto; di lui rimane oggi il San Vincenzo Ferrari nella Basilica di San Domenico). In sua memoria Giorgio dipingerà anche un ritratto proprio sopra la porta di entrata della Sala della Fama nella casa di Borgo San Vito (attuale Via XX Settembre – casa che lo stesso Giorgio acquistò con gli introiti della sua arte intorno al 1550 e da lui stesso splendidamente 

decorata). Il ritratto di Lazzaro – non so quanto casualmente – è in un ovale che guarda specularmente un putto alato, dipinto nello spazio sopra la finestra, recante lo stemma della famiglia Vasari (due draghi alati affrontati in campo azzurro e quattro fasce oro e rosse passate e contropassate).

Il figlio di Lazzaro (Giorgio – nonno omonimo dell'artista) decise di seguire le orme degli zii  e di lavorare come vasaio proprio nella casa del Canto de Perini: il laboratorio originario era posto nel retro della casa ed era dotato di un ampio spazio esterno (oggi adibito ad orto) chiuso da un imponente muro di cinta con varie nicchie ed esposto a sud, quindi particolarmente adatto per far asciugare il vasellame dopo la lavorazione. Fu con Giorgio (nonno) che la famiglia Taldi cambiò per sempre il suo cognome assumendo quello di "Vasari" (ad indicare proprio l'attività principale della famiglia, ossia i vasai) e ancora oggi – benché con qualche difficoltà, considerate le condizioni strutturali della facciata – si può osservare sopra una finestra a sinistra del portone d'ingresso, uno stemma recante un vaso (ad indicare il mestiere e l'arte praticata in quel laboratorio – vedi immagine a fianco).  Giorgio (nonno), per la sua arte, si avvalse di quella preziosa argilla e di quell'acqua  che rese Arezzo così nota nella lavorazione dell'argilla fin dal I secolo d.C., periodo nel quale la città risultò essere in assoluto la prima dell'impero per produzione di vasellame e la terza città come densità di popolazione. La stessa argilla e la stessa attività che rese l'officina di Marcus Perennius (o Marco Perennio) fra le più famose proprio in virtù della particolarità delle lavorazioni e dell'accuratezza dei dettagli a rilievo. É un'arte antica quella dei "vasai" in questa città, tanto antica che sia il bisnonno Lazzaro che il nonno Giorgio del nostro artista concittadino presero parte agli scavi ordinati dalla casata fiorentina dei Medici nei pressi del sito delle Calciarelle (attualmente la zona di via Fiorentina e di via Marco Perennio) e dove furono rinvenuti antichi vasi di epoca etrusca e romana. Curioso che anche il nipote (il nostro Giorgio Vasari) nel 1553 fu tra i protagonisti di un ritrovamento (nei pressi dello stesso sito) di cui ancora si parla: la Chimera. Ritrovata ad Arezzo e subito trasportata a Palazzo Vecchio nella sala di Leone X su consiglio del nostro concittadino e ancora gli aretini non glielo perdonano! Ma in fondo non gli perdonano questo come non gli perdonano il non aver impedito ai fiorentini la distruzione del Duomo Vecchio nell'attuale Colle del Pionta, o di non essersi opposto alla distruzione della Cittadella Medioevale che fu abbattuta per far posto all'imponente fortezza medicea  e neppure l'abbattimento del Palazzo del Popolo di cui ci restano solo le tristi pietre. Non gli si perdona la troppa familiarità con il suo mecenate Cosimo dei Medici che, in quanto appartenente alla casata dei Medici, indubbiamente fu considerato dagli aretini alla stregua di un invasore.

E forse questa cinquecentenaria antipatia riservata dagli aretini al Vasari si riflette nella poca accuratezza con cui la sua casa Natale viene trattata: né una targa apposta sulle sue mura (se non un piccolo cartello quasi invisibile regalato dal quartiere) nessuna ristrutturazione dell'antico emblema sopra la porta di accesso al laboratorio, nessuna attenzione prestata a questa casa nelle guide o nelle indicazioni turistiche. Mi ha profondamente colpita scoprire che in un guida della città del 1838 (curata da Oreste Brizi) il curatore cita quasi tutte le case natali dei nostri illustri cittadini ma neppure un accenno a quella di Giorgio Vasari. Eppure in quella casa Giorgio, quando aveva solo otto anni, incontrò  Luca Signorelli (nipote del suo bisnonno Lazzaro) quando già anziano fece visita alla sua famiglia e si rese conto del grande talento del piccolo Giorgio e pregò il padre Antonio di prendersi cura di quel talento. E fu in questa stessa casa che il padre Antonio lasciò sua moglie e i suoi figli morendo a causa della peste che assalì Arezzo nel 1527 e lasciò Giorgio Vasari a ricoprire il ruolo di capo famiglia. É vero che Giorgio non è amato dai suoi moderni concittadini. Lo sappiamo: provate a farvi un giro nelle sue strade e chiedete un po'  a caso e scoprirete che ancora c'è chi gli porta rancore e chi addirittura vorrebbe non volerlo come concittadino celebre (ma in fondo la stessa cosa è successa al suo contemporaneo e caro amico Pietro Aretino); in fondo gli aretini sono un po' così. E ci si chiede se forse, inconsciamente, cancellando l'esistenza della sua casa natale sperino di cancellare le sue mancate prese di posizione politiche e civili contro i soprusi che gli aretini pensano di aver subito dalla Firenze Medicea della fine del 1500.

 

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