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Il Sistri: quando una buona idea è gestita da burocrati incapaci

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Il Sistri: quando una buona idea è gestita da burocrati incapaci

Il sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti è morto. Le esequie sono state ufficializzate con il decreto n° 138/2011

 

 

Uno dei più gravi problemi che la società moderna si trova ad affrontare, è costituito dalla crescita sempre più massiccia della produzione dei rifiuti pericolosi, incremento strettamente connesso allo sviluppo industriale che il mondo ha conosciuto dall’ inizio del secolo scorso fino ad oggi.  L’emergenza rifiuti,  date le proporzioni enormi raggiunte dal problema, è sempre più spesso alla ribalta della cronaca nazionale e locale. Gli umani infatti sono l’unica specie esistente sul pianeta ad avere un problema con i rifiuti che producono. La biosfera, che è la parte della terra in cui sono presenti gli organismi viventi, è un ciclo chiuso dove quello che per una specie è rifiuto per un’ altra è cibo. Non è così per i nostri rifiuti che cominciano ad essere un problema dal momento in cui ci si pone il problema di come trasportarli in modo legale e sicuro, verso destinazioni altrettanto sicure e legali.

Il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) nasce nel 2009 su iniziativa del Ministero dell'Ambiente nel più ampio quadro di  modernizzazione della Pubblica Amministrazione, per permettere l'informatizzazione dell'intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la sola Regione Campania (et voilà). Il Sistri è (o era) un dispositivo elettronico per l’accesso in sicurezza dalla propria postazione al sistema, definito dispositivo USB, idoneo a consentire la trasmissione dei dati, firmare elettronicamente le informazioni fornite e memorizzarle sul dispositivo stesso. Il dispositivo elettronico avrebbe dovuto essere installato su ciascun veicolo che trasporta rifiuti, con la funzione di monitorare il percorso effettuato dal medesimo, definito black box.

Il Sistema si poneva come obbiettivo la semplificazione delle procedure e degli adempimenti, cercando al contempo di ridurre i costi sostenuti dalle imprese cercando di prevenire l'illegalità. La gestione del sistema di controllo della tracciabilità, era stata affidata in un primo momento, al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente.

Lo Stato cercava in questo modo di dare un segnale di cambiamento nel modo di gestire il sistema informativo sulla movimentazione dei rifiuti speciali. Da un sistema cartaceo - imperniato sui tre documenti costituiti dal Formulario di identificazione dei rifiuti, Registro di carico e scarico, Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) - si passa a soluzioni tecnologiche più avanzate. Il tentativo è da un lato, di semplificare le procedure e gli adempimenti con una riduzione dei costi sostenuti dalle imprese e dall’altro, di gestire in modo più efficiente e  in tempo reale, un processo complesso e variegato che comprende tutta la filiera dei rifiuti, con maggiore trasparenza e conoscenza. I vantaggi per lo Stato, derivanti dall’applicazione del SISTRI, avrebbero dovuto essere molteplici in termini di legalità, prevenzione, trasparenza efficienza, semplificazione normativa, modernizzazione.

L’abrogazione del SISTRI ha destato reazioni contrastanti: il sollievo provato da gran parte delle 300mila imprese soggette ai nuovi obblighi, convinte di essersi liberate da un ennesimo, oneroso, carrozzone burocratico, l’arrabbiatura della Prestigiacomo che ha investito molte energie nell’operazione SISTRI “mettendoci la faccia”, la perplessità di quanti hanno creduto che il Sistema, seppur imperfetto e bisognoso di ulteriori “ritocchi”, potesse effettivamente costituire uno strumento in più per combattere le illegalità nel settore della gestione dei rifiuti (e tra questi, molte delle maggiori associazioni ambientaliste).

Per il Ministro dell’Ambiente, l’inserimento delle disposizioni che abrogano il SISTRI è stato sicuramente una doccia fredda, considerato pure che l’attuale priorità di Stefania Prestigiacomo sembrava piuttosto quella di far entrare al più presto in funzione la sua “creatura” apportandole mano a mano i dovuti aggiustamenti, che oggi così si sfoga: «Gravissima l'inaspettata norma contenuta nella manovra che cancella il "Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti". Un vero e proprio regalo alle ecomafie. A parole sosteniamo di voler risolvere il problema dei rifiuti che vede mezza Italia in emergenza, ma poi facciamo i regali alla criminalità organizzata in nome della semplificazione amministrativa che però stavolta obbligherà le imprese, nel terzo millennio, a usare china e carta anziché il computer. Mi appello al senso di responsabilità di tutti affinché si possa correggere questo clamoroso autogol». (Nessuno dei suoi colleghi di Governo aveva avuto il garbo di informarla che sarebbe stata cancellata.)

Il SISTRI avrebbe dovuto essere (ma pare che non sia così) anche a costo zero per le casse dello Stato. Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, non è stato leggero nel commentare la notizia: “La cancellazione del Sistema di informatizzazione dell’intera filiera dei rifiuti introdotto nel 2009, ma mai entrato in vigore, è un innegabile regalo alle ecomafie. Si trattava di un mezzo utile per registrare i movimenti dei rifiuti, peraltro previsto dalla legislazione comunitaria, che poteva evitare gli abusi del sistema cartaceo. Se si considera che Legambiente ha più volte denunciato che l’80 per cento dei rifiuti speciali sparisce nel nulla, si può comprendere facilmente come la cancellazione di un simile sistema di controllo è un regalo alle organizzazioni criminali che lucrano in questo campo”.

Il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli ha dichiarato: “Con l’abolizione del sistema di tracciabilità dei rifiuti l’ecomafia e tutti coloro che si sono arricchiti sul traffico dei rifiuti alle spalle dei cittadini, della salute e dell’ambiente festeggiano”.

La Prestigiacomo era furibonda in particolare contro il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, il quale vantandosi ha dichiarato che “L’abolizione del SISTRI, del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, rappresenterà una forte semplificazione della vita dell’impresa. Era stato, in maniera un po’ eccessiva, esteso ad una serie di soggetti, tipo gli artigiani, che avrebbero dovuto avere degli oneri e delle complicazioni”. Calderoli ha, infatti, spiegato che “L’eliminazione del SISTRI era una misura fortemente richiesta dagli artigiani e parte delle imprese”.E difatti l’abrogazione del SISTRI è stata accolta con grande soddisfazione da buona parte del mondo delle imprese e dalla stessa Confindustria . Seguendo questa logica domani si consentirà di sotterare i rifiuti speciali nell'orto di casa. Semplificazione esponenziale. Quando si dice il potere delle lobby...

Ma non basta: le stesse imprese che tanto hanno premuto per la sua eliminazione, oggi chiedono anche il rimborso allo Stato per le spese già sostenute. L’operazione SISTRI ha certamente dato luogo ad una ingente spesa complessiva, con costi a carico dello Stato e delle imprese, somme che in gran parte verranno perdute, se l’abrogazione dettata dal D.L. n. 138/2011 verrà confermata in sede di conversione in legge.

Sulla questione rimborsi c’è qualcuno che già si è mosso, come Confestetica (Confederazione Nazionale Estetisti), la quale ha reso disponibile sul proprio sito un apposito modulo per richiedere la restituzione del contributo SISTRI, poiché lo Stato non sarà più in grado di fornire il servizio per il quale ha incassato il contributo, minacciando in mancanza un’azione legale.

Questo caso è emblematico di come una buona idea possa essere tradita nella sua realizzazione pratica. E qui parliamo, tra gli altri, dei malfunzionamenti del Sistema, dello spreco di denaro pubblico, di tutte le ombre che ancora avvolgono la fase di elaborazione del Sistema, della pessima comunicazione istituzionale, ma anche dell’eccesso di zelo, un eccesso di zelo caratteristico dei burocrati da basso impero, che hanno preteso di estendere un sistema ancora da collaudare ad una serie esagerata di categorie economiche, in realtà interessate solo marginalmente dall’esperimento. 

 

 

 

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