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Prorogata fino al 30 settembre la mostra del Bambin Gesù delle Mani

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Prorogata fino al 30 settembre la mostra del Bambin Gesù delle Mani

Il grande afflusso di visitatori a Chiusi della Verna ha indotto gli organizzatori a concedere un extra al periodo di apertura. La mostra resta visitabile tutti i giorni fino a venerdi 30 settembre.


Solo nella giornata di Ferragosto, il Bambin Gesù delle Mani è stato ammirato da oltre 150 persone. Che superano le 1500 dal giorno dell’inaugurazione, appena un mese fa.

Una piccola invasione per Chiusi della Verna. E un’ondata di popolarità conquistata attraverso le pagine dei più importanti quotidiani nazionali (fra tutti il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore) che hanno parlato della mostra come di una delle più meritevoli di essere visitate nell’estate 2011 in Italia.

Per far onore al grande successo, la mostra si concede al pubblico per quasi tre settimane in più rispetto al previsto. Il Bambin Gesù delle Mani di Pinturicchio rimarrà infatti esposto presso la Podesteria di Michelangelo fino al 30 Settembre, con orario di apertura invariato: tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Ricordiamo che l’esposizione ha il coordinamento scientifico della Fondazione Guglielmo Giordano, ed è organizzata dall’Associazione Podesteria di Michelangelo e Quadrata Comunicazione, con il sostegno di Listone Giordano, Reale Mutua Assicurazioni e Banca Reale, ed ha ricevuto il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Comunità Montana del Casentino e Comune di Chiusi della Verna.

Un’occasione in più per lasciarsi conquistare dall’incredibile storia di intrighi nascosta dietro le innocenti sembianze di questo bambino benedicente, e delle cinque mani che lo circondano. In parallelo alla mostra è possibile infatti farsi guidare dalla voce di Arnoldo Foà ed assistere alla video-narrazione delle vicende storiche che hanno portato alla creazione, alla sparizione e quindi al ritrovamento dopo 500 anni di questo bellissimo capolavoro dell’arte italiana

Storia de Il Bambin Gesù delle Mani

Se volessimo osservare le vicende di cui fu testimone sul palcoscenico della Storia l’affresco vaticano del Pinturicchio raffigurante la Madonna con il Bambino e papa Alessandro VI Borgia orante, ci troveremmo vorticosamente trasportati in piena epoca rinascimentale - precisamente negli anni immediatamente successivi al fatidico 1492 - e circondati da personaggi di indiscutibile fascino.

Tra questi spiccherebbero alcune grandi figure e precisamente Alessandro VI Borgia, uno dei più discussi pontefici dell’intero percorso della Chiesa; Giulia Farnese, emblema della bellezza rinascimentale, malignamente soprannominata “sponsa Christi” per le sue note frequentazioni con il papa; Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, artefice dell’opera in questione e pittore attivo alla Corte vaticana sotto ben cinque papi.

Cardine di tutta la vicenda è dunque un affresco, di cui, attraverso i secoli, solo rare ma significative voci restituiscono la memoria.

Prima fra tutte quella di Giorgio Vasari che nelle Vite, a proposito degli impegni vaticani del Pinturicchio, ricorda: “ritrasse sopra la porta di una camera [degli Appartamenti Borgia in Vaticano] la signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna e, nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora”.

Tale era la carica trasgressiva di una simile affermazione che la testimonianza di Vasari circa l’esistenza dell’affresco - indebolita peraltro dall’oggettiva mancanza di elementi di riscontro - fu per secoli ritenuta impossibile a credersi ovvero considerata frutto di confusione con altra scena, se non semplice ripetizione di popolari maldicenze riferite a papa Borgia.

Oggi sappiamo invece che la testimonianza di Vasari, oltre a non risultare isolata, conta su inoppugnabili supporti documentari. Come dimostra la cronaca cinquecentesca di Stefano Infessura, e soprattutto il carteggio intrattenuto ai primi del Seicento dal duca di Mantova Francesco IV Gonzaga con il suo legato a Roma, attraverso cui si viene a conoscenza di un gustoso e singolarissimo episodio.

Francesco Gonzaga, avuta notizia dell’esistenza dello scandaloso dipinto nel quale, secondo tradizione, Giulia  Farnese - favorita di papa Borgia - appariva accanto a lui ritratta nelle sembianze di una Vergine Maria, trovò la cosa irresistibile occasione di scherno verso la famiglia Farnese e dunque incaricò immediatamente il pittore mantovano Pietro Facchetti di realizzarne una copia.  L’intento, per nulla celato, del duca di Mantova era quello di screditare il nome dei Farnese, tramandando alla storia il ruolo, non propriamente protocollare, avuto da Giulia all’interno della corte vaticana e in particolare i grandi benefìci che tale situazione aveva apportato alla famiglia tutta.

E’ infatti risaputo che fu proprio grazie all’intercessione di Giulia che suo fratello Alessandro potè essere nominato cardinale, per divenire poi memorabile papa con il nome di Paolo III. Da qui l’inizio dell’inarrestabile ascesa e affermazione del casato presso le più importanti corti europee.

Il Facchetti, introdottosi quindi con uno stratagemma negli appartamenti vaticani – la cronaca ricorda per l’appunto come riuscì a corrompere un guardarobiere offrendogli “un paio di calze di seta” - si fece “svelare” il dipinto - prudentemente coperto con un “tafetà” inchiodato – e  riuscì a riprodurlo in  una tela, destinato a rimanere prima e unica testimonianza per i posteri dell’imbarazzante scena.

Corre frattanto il tempo e giungiamo al 1655, anno in cui sale al soglio pontificio Fabio Chigi assumendo il titolo di Alessandro VII. Questi è il primo pontefice che ha l’ardire di recuperare il nome già utilizzato in precedenza dal tanto discusso papa Borgia, ma proprio per questo tale atto si accompagna anche alla sua strenua determinazione a far scomparire, per quanto possibile, ogni ricordo di Alessandro VI e delle sue scelleratezze.

Una delle prime vittime illustri di tale damnatio memoriae sarà proprio l’affresco “blasfemo” degli appartamenti Borgia, che, per suo volere, viene distaccato e frammentato, affinché nulla si tramandi.

Il severo censore raggiunse sicuramente il suo scopo, dal momento che nei secoli successivi dell’affresco non si ebbe più notizia.

Ma anche i segreti meglio custoditi sono soggetti all’imprevedibile volere del caso.

Nel novembre del 1940, la principessa Eleonora Chigi Albani della Rovere e suo figlio Giovanni Incisa della Rocchetta, appassionato storico dell’arte, invitati a visitare il palazzo di una famiglia patrizia mantovana, improvvisamente si trovano di fronte alla favoleggiata tela di Facchetti. Solo grazie all’irripetibile coincidenza di aver riunite in una sola persona memoria storica familiare e specifiche competenze artistiche, Giovanni Incisa della Rocchetta si ritrova improvvisamente in mano le chiavi per risolvere questo intricato giallo storico.

Ai suoi occhi appare finalmente chiaro che i due dipinti raffiguranti un Gesù bambino benedicente e un volto di Madonna -  da secoli in possesso della sua famiglia, ma di provenienza mai individuata - sono proprio le parti superstiti del leggendario affresco realizzato dal Pinturicchio  per le stanze vaticane: la stessa scena segnalata, senza essere creduti, da Vasari ed altre fonti antiche!

In seguito i due capolavori rimangono ancora per molti anni nella collezione Chigi, poi - è storia dei giorni nostri- ecco l’improvvisa comparsa del Bambin Gesù delle mani sul circuito antiquario internazionale e, da qui, il passaggio al nuovo proprietario, lo stesso che oggi ha inteso far riscrivere per intero, e dunque offrire al pubblico, la storia del più misterioso capolavoro del Pinturicchio.

  “Il Bambin Gesù delle Mani”

Fino al 30 Settembre 2011 |  Orario: tutti i giorni, 9.30 – 12.30 e 15.30 – 18.30

Ingresso: € 4,00 intero - €2,00 ridotto

Podesteria di Michelangelo, P.za San Michele 1, Chiusi della Verna (Ar)

Tel. 0575-599357 | email: [email protected] | web: www.michelangelo. 


 

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