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Perché non pagare il contributo scolastico

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Perché non pagare il contributo scolastico

E’ incredibile la disinvoltura con la quale in questo paese si riesce a far passare per obbligatorio ciò che è del tutto facoltativo.

 

 


Alcuni genitori si sono rivolti a noi perché indignati di fronte alla richiesta di allegare alla domanda di iscrizione alla scuola dell’obbligo,  insieme ai documenti necessari, anche un bollettino relativo al pagamento di un contributo la cui cifra viene stabilita dal Consiglio di Istituto. Questo contributo, spesso consistente, viene richiesto ogni anno senza fornire un’indicazione dettagliata e trasparente della spesa e soprattutto senza dire che è totalmente volontario.

Bisogna chiarire che il “contributo scolastico” , che di solito oscilla fra gli 80 e i 100 euro, non è obbligatorio perché non dovuto per legge.  Esiste invece una tassa governativa, regolata dall’art. 1 della legge n. 9 del 20 gennaio 1999 ; questa legge, nel portare l’obbligo di istruzione fino a 16 anni, esonera dal pagamento gli alunni in età di obbligo formativo. Quindi nulla è dovuto anche per chi frequenta le prime tre classi della scuola superiore (concetto ribadito anche dal Decreto Legislativo 226/05, articolo 28, comma 1; circolari ministeriali 2/06, 13/07 e 9/11). La tassa governativa  diviene obbligatoria solo per i ragazzi che frequentano le classi 4° e 5° superiori: nello specifico, si tratta di 6,04 euro per l’iscrizione e di 15,13 euro per la frequenza scolastica; avremo poi la tassa di esame (12,09 euro) e la tassa per il rilascio del diploma (15,13 euro), spesa da sostenere solo al quinto anno della scuola superiore. Somme ben lontane da quanto richiesto ogni anno dalle scuole! Alla fine, non possiamo che prendere atto della non correttezza e in molti casi dell’ingannevolezza dell’informazione data. E i genitori pagano ciò che non devono.

In questo modo si applica una pressione nei confronti delle famiglie già tartassate da tanti aumenti incontrollati e viene lasciato loro l’onere e la responsabilità “morale” di sopperire alla mancanza di fondi necessari per il normale svolgimento delle attività scolastiche.

E’ chiaro che questa situazione è determinata dal mancato trasferimento, da parte del Ministero, delle risorse economiche necessarie; ma questo non giustifica il fatto che si debba pretendere dalle famiglie un’autotassazione per garantire la sopravvivenza della scuola pubblica (ricordiamo che l’istruzione è un diritto!) . E intanto lo Stato continua a stanziare senza problemi le risorse per finanziare le scuole private. E’ bene non dimenticare che nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica.  Il PRC votò contro la legge di parità. Non solo, all’indomani della sua approvazione siamo stati tra i promotori di un referendum abrogativo, purtroppo dichiarato inammissibile.

Inoltre, perché richiedere lo stesso contributo a famiglie con redditi diversi? I 100 euro non hanno lo stesso “valore” per una famiglia di lavoratori dipendenti rispetto ad una famiglia di imprenditori o di dirigenti.

Abbiamo interpellato anche la Cgil Scuola in merito alla questione “tassa scolastica”; purtroppo prendiamo atto che, al di là di una critica (scontata) all’operato del governo, essa da tempo non avanza proposte concrete in difesa di chi paga da sempre gli effetti della crisi . Dov’è il sindacato che tutela i diritti dei più deboli?

Per noi non è sufficiente evidenziare il problema . E’ arrivato il momento di organizzarci collettivamente e dire basta a queste richieste , rifiutandosi di pagare per quello che è un nostro diritto: una scuola pubblica , da noi tutti già finanziata attraverso le tasse.   

 

                                  Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Arezzo

                                  Magazzini Popolari Arezzo

 

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