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“Preoccupato e sconcertato per gli sviluppi sull'archivio Vasari: ma non abbasserò la guardia”

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“Preoccupato e sconcertato per gli sviluppi sull'archivio Vasari: ma non abbasserò la guardia”

 

Nuovi sviluppo nella querelle relativa all'archivio Vasari: è stato notificato al Comune un incartamento spedito da Grosseto il 29 luglio, e protocollato il 4 agosto, contenente un contratto di pegno tra i Festari e un cittadino italiano residente in Romania. In questo contratto, si cita un debito di 10 milioni di euro da pagare entro il 31 luglio 2014 da parte dei Festari al contraente e per questo si costituisce un pegno sull'archivio Vasari.

Il Sindaco Giuseppe Fanfani ha voluto commentare la vicenda: “rinnovo le mie perplessità e le mie preoccupazioni. Ho sollevato la questione del godimento pubblico dell'archivio Vasari da anni. L'archivio era patrimonio della nostra città fin dal 1921 quando la lungimiranza dei governanti di allora e il recupero della nostra memoria lo fecero riemergere da un oblio secolare. Alla morte dell’ultimo erede di Vasari, l’archivio passò in proprietà alla Fraternita, ma un esecutore testamentario dell'epoca invece di dare esecuzione al testamento lo lasciò giacente nella sua biblioteca. Gli eredi di quell'esecutore, i Festari, ne rivendicarono infine la proprietà. Nel 1921 si addivenne alla soluzione della controversia con un rogito notarile in base al quale la Fraternita rinunciava a ogni pretesa ma contestualmente veniva costituito il deposito perpetuo presso il Comune di Arezzo delle preziose carte che andavano destinate allo fruizione. Al Comune è rimasto in deposito, custodito a casa Vasari finché l'archivio non è stato gravato da ulteriori vincoli ministeriali. A un certo punto i Festari chiesero al Comune conto delle sue presunte inadempienze e la risoluzione del contratto di deposito perpetuo. Il primo grado diede loro torto, l'appello di Firenze ragione. Nel 2004, la Giunta dell'epoca rinunciò al ricorso in Cassazione. Per cui la situazione attuale è l’archivio è in disponibilità della famiglia Festari.

Oggi, dopo la scomparsa degli acquirenti russi, poi americani, ci troviamo di fronte a un pegno a favore di cittadino italiano residente in Romania, più o meno contemporaneo alla dichiarazione di Galan circa la volontà dello Stato di acquisire l'archivio.

Le mie valutazioni: intanto, perché un atto tra cittadini italiani la cui notifica avviene da Grosseto è stato stipulato in Romania? Secondariamente, le interpretazioni possono essere molte e si corre il rischio di essere inopportuni e poco lungimiranti ma uno degli effetti di questo atto è che chiunque volesse comprare l'archivio dovrebbe riscattare anche il pegno che lo grava. Quindi, abbiamo un interlocutore in più e un prezioso patrimonio gravato da un vincolo che necessariamente va sanato. Altra conseguenza: alla scadenza del contratto, in mancanza di pagamento, il bene deve essere messo all'asta. Lo impone il codice civile.

A distanza di oramai un paio d'anni che mi sono messo l'armatura e la lancia per combattere spesso da solo questa battaglia, trovo sempre un muro di indisponibilità perché è evidente che l'unico scopo dietro a queste iniziative è il valore economico dell'archivio. La querelle sul suo valore, quello sì sembra importante; mai ho visto altri lavorare per una divulgazione del suo contenuto. Spero ancora che negli anni a venire l'archivio torni a essere della collettività.

Peraltro se è vero che la Fraternita rinunciò nel 1921 al diritto di proprietà ma in virtù di un atto che prevedeva la rinuncia a condizione che si costituisse il deposito perpetuo presso il Comune di Arezzo, nel momento in cui il deposito non c'è più, la Fraternita potrebbe rivendicare il ripristino del suo diritto. È un'ipotesi, la cui soluzione è di non facile sostegno giuridico ma ho affidato lo studio a specialisti della materia e se questa strada è percorribile la percorrerò fino in fondo”.

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