Prima Pagina | Arte e cultura | Vermicino 30 anni dopo: alle origini della Tv del dolore

Vermicino 30 anni dopo: alle origini della Tv del dolore

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Vermicino 30 anni dopo: alle origini della Tv del dolore

 

 

Oggi siamo assuefatti alla Tv del dolore (vedi caso Scazzi, Melania e dintorni); ai tempi della tragedia del piccolo Alfredino Rampi quella macabra maratona di speranze, scoramenti, pianti, fino alla morte in diretta del bambino fu per l'Italia una brusca e sconcertante rivelazione. Pareva fin li' che la Tv non potesse andare oltre nella spettacolarizzazione dei fatti tragici; si veniva in effetti da una tradizione in cui anche i fatti di strage degli 'anni di piombo', lo ste'sso 'caso Moro' erano stati seguiti con discrezione senza mai trascendere. Con Vermicino ogni limite fu valicato. Ma andiamo con ordine. Tutto comincio' da una rete locale del Lazio, la notte di giovedì' 11 giugno 1981, che a ora tarda invio' un appello per una gru per salvare un bambino di sei anni (Alfredino appunto) caduto in un pozzo artesiano nei dintorni di Frascati. Subito la notizia fu intercettata dal TG3 che emise la prima, ma succinta edizione straordinaria. Nella mattinata del giorno successivo fu un escalation. Il TG2 e il TG1 cavalcarono la notizia con una delle più' incredibili 'dirette straordinarie' che la storia della Tv ricordi: "Avrebbe potuto anche esserci un colpo di Stato in quel momento -disse l'allora Direttore del TG1 Emilio Fede- eppure nemmeno una guerra avrebbe potuto distogliere l'attenzione del pubblico dal pozzo di Alfredino". A riprova di cio' va anche detto che, prolungandosi la diretta e temendo che cio' concorresse a complicare i soccorsi, Bruno Zatterin (TG2) e Sergio Zavoli (Direttore RAI pro tempore) fecero in modo di interrompere la diretta sul finire del giorno 12 e di mandare in onda alcune tribune politiche (incombevano allora le elezioni amministrative e la crisi del governo Forlani per lo scandalo P2). Subito, pero', gli spettatori tempestarono i centralini RAI di proteste: reclamavano Vermicino! La tragica kermesse prosegui' fino alla mattina del 14 giugno (domenica) quando la protezione civile di allora diede per spacciato Alfredino (il cadavere del piccolo verra' ritrovato all'inizio di luglio dopo lunghe ricerche). Ma fino ad allora, come in quadri di una Via Crucis fu lo stillicidio di avvenimenti: prima si prova con gli speleologi, poi la trivella, poi la seconda Trivella, poi tutta la Nazione trepida per l'imminente salvezza del piccolo (che frattanto parla al microfono con la mamma, il Presidente Pertini sopraggiunto e con il pompiere Broglio che gli racconta le favole di Mazinga). Poi la doccia fredda: il bambino e' affondato (colpa dei ritardi, della Trivella? Non si sapra' mai!), non lo si recuperera' più'. Su Vermicino le interpretazioni divergono: chi lo imputo' alla cronica inefficienza dello Stato ("fu come se gli italiani avessero assistito a Caporetto in diretta" dissero Fruttero e Lucentini); chi lo imputo' alla volonta' politica dei media piduisti di distogliere l'attenzione dalle coeve rivelazioni delle trame di Licio Gelli e accoliti. In realta', Vermicino fu un pretto prodotto televisivo-giornalistico, un 'corto circuito' mediatico. Se solo si va un po' indietro nel tempo, esiste un film di Billy Wilder 'l'asso nella manica' dei primi anni '50 dove si racconta (in modo tragico e paradossale) di un giornalista che ritarda i soccorsi di un uomo caduto in un buco in una miniera (che poi muore) per chiamare tv e giornali e lanciare il proprio 'scoop', il suo momento di gloria. Vermicino fu un caso simile e nacque da uno stile di fare giornalismo che gia' da un po' di tempo dava segni di cedere alla logica cinica del 'tutto quanto fa spettacolo". Gioco' in questo la concorrenza dei nascenti tg regionali (nati con il TG3 nel 1979) che, specie in avvenimenti come la strage di Bologna e il terremoto dell'Irpinia, dimostrarono una capacita' di 'presa diretta' sconosciuta ai TG istituzionali. La tv del dolore nacque cosi': come il cinema scopre negli anni 70 il brivido di mostrare il nudo, cosi' la Tv scopre che mostrare cadaveri, corpi inceneriti, ustionati paga in termini di audience. Con effetti grotteschi: come quando il reporter del TG2 intervista le vittime del terremoto dell'Irpinia che levano voci flebili fin da sotto le macerie. E' la logica dell'immediatezza, dell'effetto, dello spettacolo (che presuppone per se stesso l'enfasi del visivo) che fa saltare in tv ogni remora nella rappresentazione più' cruda e realistica del dolore e dell'orrore: uno spettacolo che cosi' viene addomesticato ad uso del pigro pubblico che guarda, assuefatto, in pantofole o in canottiera.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0