Prima Pagina | Politica società diritti | Quando l'arresto fa scalpore e la morte non è notizia. Note salienti sulla lotta alla criminalità in provincia di Arezzo

Quando l'arresto fa scalpore e la morte non è notizia. Note salienti sulla lotta alla criminalità in provincia di Arezzo

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Quando l'arresto fa scalpore e la morte non è notizia. Note salienti sulla lotta alla criminalità in provincia di Arezzo

Storie di ordinaria criminalizzazione che conducono al suicidio.

 

 


 

 

 

 

Soltanto questa mattina riportavamo la notizia, che non ha suscitato interesse alcuno, della morte per suicidio di due ragazzi in carcere, tema proposto da una interrogazione di Rita Bernardini.

Oggi pomeriggio, con grande risalto di cronaca, ci vengono comunicate le seguenti notizie sulla lotta alla criminalità in provincia di Arezzo:

 In manette un senegalese di 36 anni per non aver ottemperato al decreto di espulsione emesso dal Questore di Rimini

 Denunciato per detenzione di stupefacenti, un 33enne residente in Casentino, trovato in possesso di ben 5 grammi di cannabis, quantità che supera l'uso personale.

 Infine sono ben 13 i giovani di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, segnalati al Prefetto dopo essere stati trovati in possesso di cannabis per uso personale.

Mezzo milione di segnalati. E' giovane, maschio, fa uso soprattutto di cannabis ma non disdegna i mix anche con l'alcol, usa le sostanze in modo occasionale, e' single, per lo piu' occupato o studente. Questo l'identikit dei consumatori di sostanze stupefacenti segnalati alle prefetture, tra cui sono sempre piu' numerosi i minorenni, contenuto in uno studio del Ministero dell'interno che analizza i mutamenti del consumo di droga negli ultimi 15 anni.

Nel periodo preso in esame sono state 516.427 le persone segnalate, mentre le segnalazioni effettuate dalle forze dell'ordine sono state 653.377 (una stessa persona puo' essere stata segnalata piu' volte). Di questi, piu' dell'80% ha avuto una sola segnalazione.

Alla figura dell'eroinomane emarginato, disoccupato e con un livello di scolarità basso si e' progressivamente sostituita una nuova tipologia. I giovani assuntori di sostanze risultano essere, in generale, persone socialmente integrate, con un buon livello di istruzione, che spesso consumano alcol in associazione con diverse droghe, sia in occasioni di divertimento, nei locali pubblici, sia in privato. Negli ultimi 10 anni, la guerra alle droghe ha fallito su tutti i fronti. Il consumo di droghe può causare problemi, ma il proibizionismo causa disastri. Milioni di persone sono criminalizzate, miliardi di euro sono spesi in una guerra inefficace e improduttiva. Gli sforzi di riduzione del danno e di promozione di un uso responsabile delle droghe sono attivamente ostacolati dai governi che cambiano, ma non cambia la politica. Nel frattempo, il mercato delle droghe rimane nelle mani della criminalità organizzata, i cui enormi guadagni distorcono l’economia globale e generano corruzione diffusa.

Le politiche sulle droghe dovrebbero essere una questione di sanità pubblica, non di sicurezza e i singoli paesi potrebbero consentire esperimenti con politiche sulle droghe non basate sulla proibizione: in Italia, in controtendenza al resto d'Europa, il consumo di droghe è in costante aumento. L'uso di cocaina è aumentato del 20%, la cannabis del 15%. Sempre più giovani i consumatori. Dati in calo nel resto del mondo. Basterebbero questi dati a costringerci ad una riflessione. Ma....

Era il 21 febbraio 2006 quando il Parlamento approvo' la legge di riforma sulle tossicodipendenze, modificando in fase di conversione, un decreto legge per assicurare il corretto svolgimento delle olimpiadi invernali di Torino.

Dopo tre  anni di quella legge e di antiproibizionismo non si parla più.

Tanto meno ne parlano i programmi dei partiti, che ritengono le droghe un tema sensibile, ossia uno di quelli da sottacere pena possibili divisioni e perdita di consensi.

Rimaniamo così un paese in cui per i consumatori di sostanze non esistono diritti, in cui aumentano arresti e sequestri e, ovviamente, il giro d'affari della criminalità organizzata.

Non proibire ma educare: questa è la soluzione che nessuno prende nemmeno in considerazione, perchè è più facile difendere gli interessi delle multinazionali del traffico della droga e non certo la salute delle giovani generazioni. Non basta proporre la legalizzazione degli spinelli, ma occorre anche vietare la pubblicità degli alcolici, che contribuiscono in modo determinante a formare l'immaginario dei giovani (e non solo) in una direzione in cui le prestazioni, le amicizie, il successo sessuale, sono dovuti unicamente allo sballo. È del tutto evidente che il centro del messaggio che arriva ai giovani, è che è la sostanza assunta che produce il successo dell'individuo. È un messaggio gravissimo, l'esatto contrario di quello che andrebbe proposto ai giovani come agli adulti. E' il messaggio che promette i migliori incassi per chi produce bevande da sballo. Il punto non è proibire ma educare. 

Oggi, nel 2009, c'è ancora qualcuno che fa confusione, qualcuno che fa il giustiziere coi ragazzini (e non sono certo le forze dell'ordine che fanno solo il loro mestiere), qualcuno che mente, qualcuno che se ne approfitta, qualcuno che la usa per rilassarsi e qualcuno che la usa per prendere voti, qualcuno che soffre, ma non può curarsi, qualcuno che va in galera, qualcuno che viene umiliato, qualcuno che s'ammazza… ma la sua morte non fa notizia !

cannabis2_938804198.jpg

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00