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Un esempio di rettitudine fuori moda

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Un esempio di rettitudine fuori moda

Qui si parla di un eroe resistente, che non sapeva di esserlo; e del nostro futuro

 

C’è stato un tempo in cui chi scrive ha avuto un candidato suocero (escluso dalla gara, senza demerito, dopo nove anni di regolare frequentazione) che tra le sue caratteristiche peculiari ne poteva vantare una allora rara, oggi quasi introvabile.

Erminio Marzi era un biturgense vispo e burlone il giusto, ma soprattutto un cittadino irreprensibile e inflessibile.

Nella sua vita ha svolto umili compiti impiegatizi per enti pubblici e privati, fino alla pensione. Nei tanti anni di lavoro si è distinto principalmente per la precisione e la puntualità dimostrate, nel più attento rispetto delle regole. Anche nella vita privata Erminio è stato un cittadino modello, uno che ha sempre rispettato il prossimo e pensato a diritti e doveri come a binari dai quali non si possa deragliare.

Teneva registri scritti con calligrafia speciale e sul lavoro non mancava mai di vestire con abito e cravatta, a volte sacrificando al decoro dell’aspetto le sue pur magre finanze.

Erminio non ha mai commesso abusi, nemmeno edilizi; amava gli animali e pretendeva per sé il rispetto che riservava al suo prossimo.

Ogni condono era per lui una stilettata al cuore, qualcosa di eticamente inaccettabile che lo faceva soffrire per l’incapacità dell’uomo di essere retto e giusto; lo viveva come un premio ai furbi cialtroni, che ne approfittavano senza scrupoli sghignazzando sotto i baffi; un esempio di ingiustificabile disparità.

Oggi Erminio non c’è più perché il suo unico vizio, il fumo, l’ha corroso da dentro; ma sono certo che la sua anima è in pena come non mai.

Soffriva in vita per le malefatte di Craxi e compagnia brutta, per la cialtronaggine sfacciata di Berlusconi e dei suoi tirapiedi, ma non avrebbe mai immaginato che saremmo giunti all’ignobile livello che oggi tocchiamo con mano.

Erminio pensava che la giustizia dei tribunali avrebbe retto agli assalti e continuato a godere del rispetto della maggioranza dei cittadini; credeva che la cultura avrebbe continuato ad essere, come in passato, un patrimonio irrinunciabile; pensava che le persone più colte avrebbero sempre goduto della stima e del rispetto delle più ignoranti.

Ma soprattutto Erminio non avrebbe mai immaginato che i governanti sarebbero potuti giungere a cambiare le leggi e le regole dello Stato a proprio piacimento e alla faccia della Repubblica Italiana, tanto meno a soli sessant’anni dalla sua nascita. Non avrebbe mai pensato che la New Economy avrebbe abbassato di molte tacche l’etica del già lurido mondo degli affari finanziari.

Era schifato dalla politica già alla fine degli anni ottanta e alla vigilia di Tangentopoli, ma oggi Erminio non andrebbe a votare nemmeno se torturato, tanta sarebbe la sua delusione.   

Quel che è peggio, però, è che il potere di oggi, derivazione diretta di quello condannato ieri (Loggia P2, per capirsi) sta passando sul corpo di Erminio e dei cittadini che si comportano come lui.

Non si può rinunciare a regole certe costate parecchie vite e atroci sofferenze. Non si può privilegiare i pochi a discapito di molti; non si può declassare il valore della conoscenza, del sapere. Non si può dare sfogo agli istinti più bassi senza pagare un prezzo altissimo; non si possono crescere i nostri figli nell’ignoranza e sperare nel futuro.

Pensando a Erminio e a quelli come lui, chi conserva un briciolo di sensibilità sociale (e di memoria) ha l’obbligo di fare qualcosa. Non si può tacere e rinchiudersi nello sconforto, assistere alla morte del concetto stesso di “ideologia” senza sostituirlo; cosa può darci la spinta per sperare in un domani migliore? Occorre che ognuno faccia quotidianamente quello che può, esercitando il diritto di voto e parlando al prossimo; crescendo figli consapevoli, vivendo onestamente e magari scrivendo articoli come cerca di essere questo: senza vergogna e nonostante tutto. È importante ritrovare una statura morale che è andata perduta.

Tante sono state le colpe di chi faceva politica durante la prima repubblica, tanta era la voglia di cambiare, di cercare alternative valide. Ma siamo stati capaci di produrre soltanto la Lega Nord e Forza Italia (il PDL non è mai stato un partito e chissà se lo sarà mai), e di eleggere in vari parlamenti gente come Borghezio e Di Girolamo. Per non parlare del fatto che oggi la dazione svelata non fa più vergognare nessun corrotto.

Siamo stati sfruttati come possibili elettori di certe forze politiche perché eravamo in cerca di un’alternativa difficile da trovare;. Mai avremmo pensato di finire sulla brace.

Coraggio ora, non resta che rimboccarsi le maniche.

 

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