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Le prime proposte di programma della lista Berni/Soldini per Banca Etruria

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Le prime proposte di programma della lista Berni/Soldini per Banca Etruria

Mentre in Europa una seconda grande ondata di paura sta attraversando le cancellerie e le direzioni generali delle grandi banche, anche gli uomini della lista Soldini e Berni ci informano sui programmi del loro gruppo relativamente alla nostra Banca Etruria

 

 

Le banca centrale europea sta per mettere a punto gli  stress test annunciati (ma che verranno resi noti a giugno) sul sistema bancario europeo, test che daranno un contributo di trasparenza alla gestione della crisi finanziaria che il sistema finanziario ha importato da Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo (ma anche la Germania ha poco da stare allegra). Questi test saranno utili realmente, se saranno accompagnati da informazioni dettagliate sull'esposizione delle singole banche, sia al rischio sovrano, sia nel portafoglio di trading che in quello permanente, cioè le informazioni che la banca centrale tedesca aveva rifiutato di fornire l'anno scorso e che le banche hanno dovuto fornire "spontaneamente" dopo la reazione indignata dei mercati. Questo è ormai il desiderio infatti degli operatori di borsa, che altro non sono che gli azionisti o potenziali tali: la trasparenza. E’ con lo sguardo rivolto a queste esperienze che è iniziata la “chiacchierata” con alcuni rappresentanti di questa lista che sarà sottoposta al voto degli azionisti di BE. Una situazione nuova per Arezzo e la nostra banca, direi assolutamente inusuale, soprattutto dopo decenni di votazioni “bulgare”. Alla fine ho deciso di affrontare solo alcuni aspetti emersi nel lungo discorrere, riservandomi successivi approfondimenti a prossimi articoli. E’ a partire proprio dal grande desiderio di trasparenza richiesto da mercati, sempre meno disponibili a sottoscrivere mandati in bianco, che gli uomini di Soldini e Berni intendono muoversi. Tra le proposte di programma pertanto, vorrei citarne una significativa: il blocco al numero dei mandati.

Nessun consigliere potrà essere rieletto oltre un massimo di 2 mandati.

Una proposta rivoluzionaria dopo l’esperienza dei mandati trentacinquennali a cui siamo abituati. Basta con i consiglieri tali per diritto divino. Dopo 6 anni, termine massimo di presenza in consiglio, non si potrà più essere eletti.  In questi ultimi anni si è fatto un gran parlare di politici di professione, di costi della politica sempre più fuori controllo, di una politica autoreferenziale. Soprattutto dopo l’uscita del libro di Stella “La casta”, il problema dei costi della politica in Italia, e delle rendite di posizione derivanti dalla stessa gestione del potere, è un argomento di grande sensibilità nell’opinione pubblica. Ma lo stesso argomento, anche se in scala ridotta, potrebbe applicarsi ai grandi istituti controllati da una azionariato diffuso, in cui un consiglio di amministrazione si autogestisce, si autodelimita, si conferisce poteri e soprattutto stabilisce i costi della propria gestione. Porre dunque un limite di eleggibilità, significa garantire una alternanza al timone del CDA, non permettere il radicamento nella gestione del potere, che negli anni potrebbe svilupparsi  attraverso il reciproco scambio di favori con i vertici amministrativi. Da questa semplice prima proposta, banale oserei dire, ma rivoluzionaria nel sistema di controllo della banca, discende la seconda.

Riduzione o azzeramento del credito ai singoli consiglieri

Attualmente i membri del consiglio di amministrazione, godono della possibilità di richiedere ed ottenere dalla banca per se stessi o per proprie società, affidamenti anche per importi considerevoli. Più o meno una media di 20 milioni di euro a testa. Questi soldi, che ricordo sono quelli che i cittadini affidano alla gestione della banca, possono essere gestiti con largo margine di discrezionalità dai membri del consiglio. Ma questa norma, assolutamente legittima sul piano formale, è anche la norma che permette la dispersione degli investimenti sulle più disparate aree geografiche e di interesse strategico, limitando la possibilità di intervenire sul territorio di riferimento. Limitandola, anzi azzerandola, come propongono gli uomini di Soldini, e dirottando tutti gli interventi alla linea di affidamento ordinaria (sportelli, filiali, funzionari e dirigenti), si potranno reperire energie indispensabili alle aree di naturale presenza della banca. Come già altre volte affermato, quale interesse ci può essere nell' affidare aziende di Bergamo o di Benevento:  il territorio su sui si sviluppa Banca Etruria è un altro, su quello devono essere concentrati gli investimenti. E’ il principio che ha permesso alla vecchia Banca Mutua Popolare Aretina di svilupparsi nel secolo precedente. Lo stretto rapporto col territorio, da cui anche adesso vengono attinte quasi il 70% delle risorse della banca, deve essere la linea guida di un CDA. Questa è la natura stessa di una banca locale, che vede negli ultimi anni un progressivo scalzamento da parte delle Casse Rurali, in larga diffusione proprio per la latitanza del nostro istituto maggiore.  E mentre stiamo a discettare, i dati emersi dai sondaggi tra i direttori degli acquisti delle aziende manifatturiere e dei servizi dell'Eurozona, rendono quasi certo un aumento dei tassi di interesse da parte della Bce. Aumento dei tassi che significherà un ulteriore riduzione degli utili,  già magrissimi per le nostre aziende, e una ulteriore difficoltà nell’approvvigionamento finanziario. Per questo sarà essenziale poter disporre di una banca attenta al territorio ove è incardinata, ma soprattutto in grado di poter disporre di energie per rendere questa presenza significativa.

 

 

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