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Provocazioni estreme: abolire l'assessorato alla cultura

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Provocazioni estreme: abolire l'assessorato alla cultura

In un momento di tagli pesanti, di difficoltà gravi per far quadrare i bilanci, è una provocazione che sarà destinata a far rumore. Ma non dobbiamo aver paura di discutere di qualunque argomento e soprattutto dobbiamo farlo senza tabù.

 

 

 

Riflettendo sui problemi legati alla cultura, la miglior soluzione che mi viene in mente per risolvere in parte i problemi legati ai gravi tagli al bilancio e alla cronica mancanza di finanziamenti per le attività culturali, è l’abolizione dell’assessorato alla cultura. Tutto sommato infatti, quale sia il senso e soprattutto l’utilità di questo istituto, è tutto da dimostrare. Ma ciò che penso sia da rivedere, è quale ruolo un assessorato (che pomposamente si richiama alla cultura) possa effettivamente rivestire nei confronti del territorio. Gli interventi di questi anni sono stati finalizzati a finanziare qualche associazione, l’acquisto di un po’ di libri, qualche concertino, una decina di spettacolini all'anno al teatrino Bicchieraia e poco più.

Quanto sono costati alla collettività questi interventi ? Quanto costa un assessorato in termini di stipendi per: assessore, segretaria, dirigenti, impiegati, cancelleria, riscaldamento, fotocopie, energia elettrica ecc ecc. ? Quanti di questi interventi sono indispensabili alla cultura della città ? E soprattutto quanti di questi interventi potrebbero essere gestiti da una direzione collegata e probabilmente più competente ? L’unica cosa che una amministrazione locale dovrebbe mettere a disposizione non è il finanziamento degli eventi culturali, ma lo spazio fisico e strutturale ove poterli realizzare. Usando una analogia con la scuola: offrire una stanza, la lavagna, il gesso, lo spazio fisico ove studiare. La gestione degli immobili legati al patrimonio culturale, potrebbe passare a questo punto alla direzione e gestione del patrimonio, a cui verrebbe demandato l'utilizzo sociale e culturale degli stessi. Il patrimonio pubblico infatti, non dovrebbe servire solo a fare cassa, ma essendo proprietà della collettività, dovrebbe essere almeno in parte destinato ad uso sociale e se serve anche culturale. Eventuali mancati guadagni, saranno ampiemante ripagati dai risparmi sui costi della politica.

La gestione dei pochi eventi di intrattenimento residui, potranno passare alla competenza delle Politiche Giovanili. Se in passato abbiamo polemizzato con l’assessorato, relativamente alla gestione della cultura, è perché abbiamo considerato infruttuosi e dispendiosi gli interventi. Ce ne scuseranno gli scrittori che sono stati citati nei nostri articoli, verso i quali nutriamo indiscussa stima, ma se invece che acquistare due o tremila libri, fossero stati distribuiti dei buoni sconto per l’acquisto dei medesimi nelle principali librerie della città, le opere vendute sarebbero stata almeno il doppio e oggi non ammuffirebbero nelle cantine del palazzo comunale, ma dopo essere state lette, starebbero nel posto più giusto: negli scaffali dei nostri concittadini. Questo è stato il senso delle proteste e delle polemiche. Ma a pochi mesi dal cambio del timoniere, non vorremmo ritrovarci in situazioni di inutile scontro e di sterile polemica con chi dovrà occupare la medesima poltrona. Lascia perplessi tuttavia, ed anche in senso teorico, il ruolo di questo assessorato.  Dovendo fare riferimento esclusivamente ad una realtà locale, difficilmente potrà esercitare, anche volendo, un effettivo ruolo di motore e di traino nei confronti della cultura. Per ciò che riguarda invece la realizzazione di interventi “spot” di natura mediatica (es.mostra di Piero o dei Della Robbia) un assessorato al turismo, in stretta collaborazione con il nostro sindaco e a qualche consigliere competente, avrebbe sicuramente più chance di riuscita.   

Paolo Casalini

p.s. piano con gli insulti, sono una persona sensibile…

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