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IL CONGRESSO RADICALE TRANSNAZIONALE DI CHIANCIANO

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IL CONGRESSO RADICALE TRANSNAZIONALE DI CHIANCIANO

Dal 17 al 20 febbraio, quattro giorni di incontri e di dibattiti fra visionari e avanzi di galera

 


 

Già dal primo giorno si respirava un’atmosfera carica di soddisfazione e di trepida attesa, anche perché non è stato facile organizzare un congresso così impegnativo quanto oneroso dal punto di vista finanziario. La partenza non poteva essere migliore, grazie anche al successo della solita “pannellata”. E’ proprio  lui, Marco Pannella, a dare una notizia proveniente dalla Mauritania: Biran Dak Bein e i suoi compagni sono stati scarcerati e lo stesso Biran prenderà l’aereo per essere con noi a Chianciano.Ma di cosa parliamo?Certo, sarebbe inutile cercare nel quasi nulla di quell’informazione che quotidianamente ci pervade.Sta di fatto che nel dicembre scorso l’ultraottantenne leader radicale,insieme al deputato Mecacci e al senatore Perduca, si è recato in Mauritania per tentare l’impossibile: la liberazione di alcuni militanti del movimento antischiavista di cui Biran Dak Bein, iscritto al P.R,  è il leader riconosciuto. Questi, picchiato duramente e poi sbattuto in prigione, avrebbe avuto un destino ben diverso se il fatto fosse caduto nella totale indifferenza. Fondamentale per la sua liberazione é risultato il dialogo intercorso fra la delegazione radicale e alcuni esponenti del governo locale. Ecco un esempio di come i Radicali intendono l’essere con chi lotta per i diritti, cosa significa, per loro, dare corpo alla politica, fino al rischio della vita. Così come hanno testimoniato tragicamente Andrea Tamburi, responsabile delle attività del Partito Radicale per la Russia, massacrato, di notte, in una strada di Mosca, e Antonio Russo, di Radio Radicale,il giornalista pirata delle vicende kossovare e trovato morto abbandonato ai margini di una strada della Georgia, assassinato a seguito delle sue reiterate denuncie sulle violenze in Cecenia.

Non si sarebbero mossi da parti del mondo, le più diverse, così tanti autorevoli protagonisti che lottano quotidianamente, e in condizioni talvolta proibitive, per la promozione dei diritti umani, se avessero avuto la sensazione di partecipare al solito convegno di anime belle: c’è troppa voglia di appassionata concretezza nel loro agire. Esprime efficacemente le ragioni della sua presenza Penelope Faulkner,vice presidente del Que Me per la Democrazia in Vietnam: ”Rendo omaggio a tutti i membri del partito che perlopiù in silenzio agiscono. Ci manca il Partito Radicale al parlamento europeo. Anche con pochi membri voi siete sempre riusciti a difendere le cause di tutti, e quindi delle minoranze. Quando il Partito Radicale stava alle Nazioni Unite ,riusciva a dare voce a tanti, compresi i dissidenti vietnamiti”. E’presente Saad Eddin Ibrahim,sociologo e professore universitario, egiziano, oppositore del regime di Mubarak e condannato nel 2008 a due anni di carcere per “propaganda contro l’Egitto”. Visibile la sua amarezza quando afferma che “l’Europa ha tradito i suoi valori democratici e ha sostenuto i nostri dittatori”. D’altra parte i drammatici avvenimenti in atto nel nord Africa non possono non influenzare  gli interventi che si susseguono: la stessa Bonino fa le seguenti considerazioni in proposito: ”L’aspirazione alla democrazia, allo stato di diritto, alla libertà, sono aspirazioni universali senza eccezioni e non prerogativa del mondo occidentale. Gli eventi di questi giorni hanno fatto piazza pulita di uno stereotipo secondo il quale, popoli detentori di culture altre, possiedono un attenuato livello di intenzioni rispetto a quelle stesse aspirazioni, come dire...noi si che amiamo la libertà, ma gli altri non sanno neppure che cosa sia. Siamo stati portatori di una visione razzista.”

Sono questi solo degli spunti  su quell’assise, ma meriterebbero di essere ricordati gli interventi di Bakhitar Amun, ministro iracheno per i diritti umani, di Kok Ksor, l'unico leader ufficialmente nominato per rappresentare la popolazione indigena e cristiana degli Altopiani Centrali del Vietnam, conosciuta con il nome di Montagnards, duramente perseguitata e per questo in via di estinzione. E ancora, Rebya Kadeer leader degli Uiguri, etnia cinese anch’essa duramente perseguitata, Oksana Cheysheva, giornalista russa che, in un ideale passaggio di testimone da parte della grande Politkovskaja, con molta determinazione ha denunciato i crimini perpetrati ai danni della popolazione cecena, crimini efferati che continuano  per mano della Russia putiniana , unitamente ad una tragica quanto colpevole indifferenza di tutto il mondo democratico.

 

Alcuni di loro li abbiamo incontrati a pranzo, o nel corso di altri intermezzi congressuali, ed è stato sempre agevole dialogare, all’insegna di una relazione semplice, calorosa, quanto densa per noi di significato, fino ad uno scambio di indirizzi in vista di una auspicabile collaborazione con Liberaperta e con Informarezzo.Ci sentivamo, in un certo senso, accomunati da un medesimo compito, in accordo con quanto San Suu Kyi, Nobel per la pace, ha mirabilmente sintetizzato in una breve accorata esortazione:” Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra”.

 

Mario CIabattini

 

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