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Allarme, allarme..la Burocrazia dilaga!!!!

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Allarme, allarme..la Burocrazia dilaga!!!!

Come si attraversa un ponte aggrappandosi alla spalletta: ovvero la triste cronaca locale di come la burocrazia è arrivata ad ingessare gli enti locali e a creare il “ponte infinito”.

 

 

Si dice che il benessere di una comunità, dei cittadini, derivi anche dalle piccole cose, dalle abitudini  quotidiane che si vive ogni giorno, da ciò che li riguarda più da vicino nello svolgimento delle loro attività.  Di seguito si presenta quello che dovrebbe essere definito uno scandalo (ma chissà quanti esempi simili passano sotto silenzio, mi riferisco a questo non per importanza, ma per conoscenza diretta del tema). La parola scandalo nell’Italia d’oggi però è stata cancellata dal vocabolario; questo è un paese troppo affaccendato ad occuparsi della mignottocrazia, anziché delle questioni reali e pragmatiche che dovrebbero interessarlo ben di più. Ma andiamo con ordine, affrontiamo il problema nel concreto: 

Fatti 

Circa dieci anni or sono nella frazione di Ponte alla Chiassa nel ponte sull’omonimo fiume, si verificò un incidente, nella carambola dei mezzi seguita a questo, un camion andò a sbattere contro il guard-rail di una delle spallette del ponte abbattendolo. A seguito di questo incidente, come per tutti gli incidenti che coinvolgono proprietà comunali, provinciale, autostradali o demaniali l’assicurazione del camion ha risarcito l’ente competente, cioè la Provincia di Arezzo del danno arrecato. Purtroppo (non son ben chiari al proposito i motivi) sul recupero della spalletta (sostituita da monoblocchi di cemento tipo autostrada) è calato il silenzio per circa 7 anni, nonostante le segnalazioni di molti cittadini e l’interessamento di alcuni amministratori. 

Riflessioni sui fatti 

Come si vede dalla foto, la situazione è stata ed è di estremo pericolo per l’incolumità dei pedoni che vogliono attraversare il ponte, ma nonostante ciò per anni non è stato fatto nulla. Ma questo è fin troppo normale, in un paese dove le opere pubbliche in troppi casi rimangono incompiute, la cosa davvero stupefacente è il seguito di tutta la questione. 

La Provincia di Arezzo a seguito di segnalazioni di assessori e consiglieri comunali aretini, dell’allora Presidente della Circoscrizione 1 “Giovi”, di Consiglieri della Circoscrizione medesima, decide nel 2007 di predisporre un intervento per sanare la situazione creatasi. Il percorso di tale intervento nelle sue fasi successive rappresenta quello che è diventata la burocrazia per gli enti locali oggi. 

Cronaca 

La Provincia di Arezzo predispone il progetto per il recupero della spalletta del ponte, ampliando l’intervento (con la costruzione, attraverso l’ampliamento del ponte) di un (sacrosanto) passaggio pedonale. A questo punto con un impegno di spesa di 100 mila euro iscritti a bilancio e il progetto approvato iniziano a sorgere i primi problemi riguardanti gli espropri da effettuare. In quanto, il passaggio pedonale insistente nel ponte, costituisce una costruzione “ex-novo” anche nelle due parti di “atterraggio” riguardanti proprietà private ed immobili, i cui proprietari non si dichiarano così disponibili ad un esproprio bonario, se non con modifiche sostanziali al progetto. Le modifiche vengono recepite dall’amministrazione provinciale, in sostanza riguardano l’istallazione di barriere antirumore(richiesta ben più che plausibile) e i materiali di costruzione che devono essere in legno per quanto riguarda i corrimano e le barriere stesse. Questo però comporta un impegno di spesa maggiore, che ritarda ulteriormente l’inizio dei lavori, in quanto la Provincia di Arezzo non può far fronte ad un ulteriore impegno di spesa, per limiti imposti dal patto di bilancio (se non ricordo male, ma su questo non ne ho la certezza, la risposta fu data dall’Assessore Ruscelli ad un interrogazione presentata da un consigliere provinciale Udc). Arriviamo al 2009 quando viene approvato il nuovo progetto definitivo, a questo punto il lettore penserà “oh finalmente partono i lavori” ,neanche per sogno invece. 

In Italia vi è un ente chiamato Sopraintendenza ai Beni Culturali (o come si chiama oggi ndr)che ha potere di bloccare determinati lavori a seconda di norme, che definire quantomeno “discrezionali” ,non è per nulla azzardato. Voi direte e cosa c’entra la Soprintendenza nel rifacimento di una spalletta di un ponte e annesso passaggio pedonale? Beh c’entra eccome, almeno secondo le “famose” norme soprarichiamate, perché, mi son scordato di informare il lettore su questo; accanto al “nuovo” ponte (a circa 6-7 metri in linea d’aria) vi è un antico pilone di un ponte romanico distrutto durante la seconda guerra mondiale (quasi diruto). Beh, sulla base della presenza di questo rudere , la Soprintendenza ha posto uno stop ai lavori ritenuti invasivi di questo “bene storico” da salvaguardare. 

Morale della storia, dopo 10 anni, i lavori per il recupero della spalletta del ponte e passaggio pedonale annesso non sono ancora iniziati, rispetto ad altri lavori che invece sono andati “a passo di carica” forti di comitati “strilloni” e prepotenze verbali. 

Conclusioni 

Quello che si capisce da questa storia (e ripeto non so quante altre simili ve ne saranno) è che ormai la burocrazia non uccide o strangola più solo i singoli cittadini, le imprese , le associazioni, nelle loro attività, ma anche la comunità nel suo insieme; in ciò che un ente locale o lo stato dovrebbero garantirgli come l’esercizio di un diritto, cioè camminare in sicurezza lungo una strada all’interno di un centro abitato. Credo che i cittadini, la popolazione, debbano ritrovare la capacità di indignarsi a tutto questo, che è indispensabile tornare ad agire, in quanto su tale tema, come quello dei lavori pubblici o del riconoscimento di servizi essenziali ai cittadini, non si possa rimanere passivi, qui non vengono lesi interessi potenziali di ognuno (come le difficoltà che si possono incontrare nell’aprire un negozio o un impresa), qui viene lesa la sicurezza e la possibilità di sentirsi sicuri soltanto vivendo. L’aspetto che in questo caso fa più specie, è il fatto che cittadini sempre sensibili al dialogo con l’amministrazione pubblica, disponibili a sacrifici personali ed economici, come quelli della frazione oggetto dell’intervento , che hanno aspettato ben 10 anni per vedere riconosciuto ciò che dovrebbe essergli garantito come diritto, si sono visti in tutto questo lasso di tempo “menati per il naso”. Tutto questo a favore di altri soggetti ed interventi, che non tanto per conoscenze personali (cosa purtroppo normale in Italia) ,ma per “sgomitate” verbali, costituzione di comitati (rappresentativi??) , presenza nei mass media, hanno posto al centro dell’agenda delle amministrazioni pubbliche tematiche che forse non lo meritavano, o almeno non con l’urgenza di quella in oggetto. A questo punto non abbiamo altra strada , se il solo metodo di farsi ascoltare dalle amministrazioni competenti e superare la burocrazia che ormai ingessa irrimediabilmente gli enti locali, sia quello delle “grida sguiate” e non della ragionevolezza e del dialogo, allora ci faremo sentire. 

Sulla questione del “Ponte Infinito “ occorre far sentire la propria voce in modo forte e chiaro e non il dialogo? anche con iniziative di protesta forti come hanno fatto altri soggetti che hanno poi ottenuto ciò che volevano? Allora d’ora in poi noi ci saremo, non tarderemo a farci sentire, la misura è colma, il tempo è scaduto (ma a quel punto non ci potrete più parlare di educazione civica, sarà soltanto il risultato delle vostre azioni)! 

Donato Caporali 

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