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L'ipocrisia in materia di prostituzione, col procedere degli anni, tocca punti grotteschi.

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L'ipocrisia in materia di prostituzione, col procedere degli anni, tocca punti grotteschi.

Da una parte ministri che urlano allo scandalo pubblico (ipocriti), dall’altra altri ministri organizzano festini ove il meretricio femminile e maschile, è arte più che apprezzata. Ma non ci scaldiamo troppo: l’attività è assolutamente bipartisan !

 

 

 

 

La prostituzione, dopo la legge Merlin, non viene riconosciuta dallo Stato, ma lo stesso chiede tramite l'Agenzia delle Entrate che i proventi siano assoggettati al fisco. L'ultima sentenza 109/10/10 della Commissione tributaria del Lazio depositata lo scorso 3 maggio: i guadagni di una prostituta che non riesce a dimostrare che gli stessi siano dovuti ad attività illecita sono assoggettati al Fisco

Ma come farebbe una prostituta a dimostrarlo se l'attività' e' illecita? Lo Stato rischia di essere paragonabile ad uno sfruttatore perché ‘esige’ o ‘estorce’ balzelli dai proventi della prostituzione, attività che non riconosce.

l termine Legge Merlin indica convenzionalmente la legge n. 75 - approvata il 20 febbraio 1958 dal Parlamento italiano ed entrata in vigore sette mesi dopo (il 20 settembre a mezzanotte) - che aveva come prima firmataria la senatrice Lina Merlin, con la quale veniva decisa l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e, contestualmente, veniva avviata la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui; veniva, conseguentemente, decisa la soppressione delle case di tolleranza.

La legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero periodicamente messi in atto controlli sanitari sulle prostitute, anche se in realtà i controlli erano sporadici e soggetti a pressioni di ogni genere da parte dei tenutari, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell'attività.

Sette mesi dopo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana - avvenuta sul numero 55 del 4 marzo - alla mezzanotte del 20 settembre di quell'anno, vennero chiusi oltre cinquecentosessanta postriboli su tutto il territorio nazionale. Molti di questi luoghi furono riconvertiti in enti di patronato per l'accoglienza ed il ricovero delle ex-prostitute.

In un affresco rinvenuto in un lupanare, antesignano delle case chiuse, negli scavi archeologici di Pompei è rappresentata l’attività del meretricio. Il fenomeno della prostituzione, già diffuso ai tempi dell'Antica Roma, diventa in questo caso motivo d'arte di strada, per suggerire all'anonimo avventore le più proibite pratiche

In Italia la prostituzione è stata regolamentata dallo Stato fin dai tempi antichi.

Nel Regno delle Due Sicilie, già nel 1432, era stata rilasciata una reale patente per l'apertura di un lupanare pubblico; e anche nella Serenissima Repubblica di Venezia esistevano numerose case di prostituzione. Pochi sanno, inoltre, che case di tolleranza erano presenti anche nello Stato pontificio.

L'austero Regno di Sardegna introdusse il meretricio di stato (pensato, voluto e realizzato da Cavour), anche e soprattutto per motivi igienici, lungo il percorso delle truppe di Napoleone III nella seconda guerra di indipendenza italiana, sul modello di quanto già esisteva in Francia dai tempi del primo Napoleone.

Con l'unità d'Italia, una legge del 1860 estendeva questa pratica a tutto il paese, dove peraltro esisteva già una ricca tradizione di tolleranza in varie regioni.

Lo Stato italiano si faceva carico di fissare anche i prezzi degli incontri a seconda della categoria dei bordelli, adeguandoli al tasso di inflazione.

Ampi consensi popolari erano andati, ad esempio, al ministro degli Interni Giovanni Nicotera quando, nel 1891, aveva dimezzato il prezzo di un semplice trattenimento in una casa di terza classe, con ulteriori sconti per soldati e sottufficiali.

Mentre Urbano Rattazzi, anni prima, aveva persino stabilito con un decreto ministeriale che un colloquio semplice doveva durare venti minuti.

Per la Chiesa Cattolica la frequentazione delle case chiuse non era peccato. Non era necessario neppure citarla in confessione, mentre svariati bordelli erano presenti nella città eterna sotto il regno del Papa. 

La situazione nei paesi UE

In Austria la prostituzione è consentita nelle case chiuse ed è obbligatoria una registrazione di esercizio. All'aperto è tollerata in alcune aree urbane ed extra-urbane.

In Belgio le case chiuse sono proibite così come lo sfruttamento, il favoreggiamento e l'adescamento.La prostituzione è tollerata in club, bar, vetrine sulla strada. Non sono perseguibili le prostitute ne i clienti.Le prostitute pagano le tasse.

In Francia esiste il divieto per le case chiuse ma la prostituzione all'aperto, per strada è concessa. E' punito il favoreggiamento.

In Germania la prostituzione è regolamentata da una recente legge che, in pratica, la legalizza equiparandola ad una normale attività che consente l'apertura di case d'appuntamento. E' permessa la stipula di veri e propri contratti di lavoro che permettono di ottenere pensione ed assistenza medica.

In Grecia chi esercita la prostituzione ha l'obbligo di iscriversi in appositi registi e deve sottoporsi periodicamente a visite mediche che autorizzano a svolgere il lavoro in veste ufficiale

In Irlanda la prostituzione è reato.Non esistono case chiuse e sono previste ammende ed arresto per le prostitute ed i clienti.

In Italia abbiamo visto che la prostituzione non è illegale. E' reato invece lo sfruttamento e l'adescamento

In Olanda è sufficiente aver raggiunto la maggiore età per poter esercitare la prostituzione che è considerata una professione come qualsiasi altra. La prostituzione viene svolta in appartamenti ed esistono veri interi quartieri (distretti) a luci rosse.E’ possibile l’emissione di fattura e vengono pagate le tasse sui proventi dell'attività.

In Inghilterra la prostituzione non è reato ma lo sono invece il favoreggiamento, sfruttamento, pubblicità ed adescamento in luoghi pubblici.

In Spagna esistono case chiuse e centri del sesso. E' reato solo lo sfruttamento

In Svezia la prostituzione può essere esercitata ma sono previste ammende e pene per i clienti, per chi sfrutta, per chi affitta locali.

Dalla disamina delle svariate situazioni sopraelencate si evince che l'Europa compatta lo è poco anche nell'affrontare una questione che riguarda non solo una mera questione legislativa ma un vero e proprio problema umano, sociale,culturale,morale.

In Italia di fronte alle richieste dello Stato alle prostitute di pagare le tasse sulla loro attività, diventa ancora più urgente varare una legge su un ambito lasciato senza alcuna regolamentazione, tanto urgente da avere depositato già dal primo giorno della legislatura, un disegno di legge in materia, dei senatori Poretti e Perduca. Un ddl in tre articoli per il riconoscimento dell’attività’ di ‘prestazione di servizi sessuali remunerati tra persone maggiorenni consenzienti’. Due i regolamenti previsti, uno per i controlli igienico e sanitari, l’altro per il fisco. E proprio sulle richieste di tasse alle prostitute è stata depositata una interrogazione parlamentare che da oltre due anni aspetta una risposta, in cui si chiede al Governo una ‘interpretazione uniforme’ alla quale l’Agenzia delle Entrate si attenga per il trattamento fiscale dei redditi derivanti dalla prostituzione. Questo sempre in attesa di una legge che ponga fine all’attuale situazione di incertezza, ma che provoca anche lo sfruttamento di tante donne. Nel luglio del 2008 al Senato gli stessi senatori hanno organizzato un incontro per illustrare una serie di cartelle inviate a prostitute disponibili a pagare le tasse, a fronte di un riconoscimento della loro attività        

In Italia la prostituzione è legale, ciononostante non si può organizzarla, né esercitarla al chiuso. Per tale ragione la gran parte delle prostitute lavorano in strada, anche se c’è il rischio di essere multate per adescamento. E’ punito chi sfrutta e chi favorisce la prostituzione. Per chi si prostituisce non sono previsti né obblighi né diritti. Negli anni novanta nelle strade italiane, ma anche nel resto dell’Europa, si è vista aumentare enormemente la prostituzione di donne straniere, immigrate da paesi poveri o colpiti dalla guerra, tutte con la speranza di avere una vita migliore e di poter assicurare la sopravivenza delle proprie famiglie.

La relativa chiusura alla migrazione decisa dai paesi europei con gli accordi di Schengen hanno condizionato gravemente la vita e le scelte di molte di queste donne.

La prostituzione è diventata per molte la sola possibilità di lavoro, per altre è stata una scelta autodeterminata di indipendenza e libertà, sempre però una strada difficile e pericolosa anche se non priva di gratificazioni e a volte di colpi di scena.

Le donne straniere che vengono in Italia e lavorano nella prostituzione in maggioranza arrivano senza visto o permesso di soggiorno, né possono ottenere il permesso quando si trovano qui poiché la legge sull’immigrazione (Legge Bossi-Fini) non lo consente. Per questa ragione esse si affidano a “trafficanti” che organizzano il viaggio e fanno con loro un contratto.

Le condizioni del contratto variano secondo il paese da cui le donne provengono.

Dalla Nigeria le donne arrivano dopo aver promesso di pagare un “debito” superiore anche ai 50.000 euro, esse non si sottraggono al pagamento per paura del juju (vodoo).

Dall’Albania le donne vengono trasferite in Italia dai fidanzati o dagli amici che spesso le ingannano con false promesse. Fanno il viaggio con gli scafisti e il loro sogno sembra lì a portata di mano di la del canale. Il loro contratto è un legame affettivo e/o familiare, che viene mantenuto a suon di botte e violenza, del quale si liberano solo quando giungono al limite della sopportazione e rompono questo legame.

Dal Brasile e in genere dall’America Latina le donne e anche le transessuali vengono senza inganni e molto determinate a migliorare la loro situazione. Arrivano pagando il volo molto caro e qualche spesuccia per un guardaroba adeguato, necessario poiché si aspettano di venire a lavorare nello spettacolo o nella prostituzione. Il prestito quasi sempre lo fa un’amica e lo pagano velocemente quando cominciano a lavorare.

Dai Paesi dell’Est i modi per arrivare possono essere tanti, c’è chi viene con le agenzie di viaggio tutto incluso ma il visto non vale per lavoro, chi è trasferita dai trafficanti in viaggi rocamboleschi attraverso i Balcani o l’Albania e vendute ad altri trafficanti che le faranno lavorare nella prostituzione pretendendo una parte dei loro guadagni per un po’. Il contratto di queste donne dipende molto dalla loro potenzialità di autonomia e autodeterminazione e dai livelli di scolarizzazione che spesso sono eccellenti. Raramente la dipendenza dai papponi dura troppo a lungo. Le donne trafficate e obbligate a prostituirsi hanno diritto ad entrare in un programma quando desiderano abbandonare la prostituzione e denunciare gli sfruttatori (art.18 Decreto Legge n. 286/98 sull’immigrazione). Il programma di protezione da diritto alle donne di essere accolte, sostenute, formate, al termine del percorso di ottenere un permesso di soggiorno per lavoro. Per chi sta in programma è proibito fare la prostituta.

Spesso le strade dove ci si prostituisce sono controllate da bande di sfruttatori che impongono di pagare un pizzo. Come nella tradizione dei racket ogni banda ha il suo territorio e quando si sconfina sono guai….perciò per evitare guai peggiori si paga il pizzo e via……

Ci sono clienti cattivi e clienti buoni, chi ti paga bene e chi cerca di fregarti, qualcuno è violento altri sono teneri….

Capita che i clienti si innamorano e vogliono sposare la loro preferita.

Capita che un cliente intenerito voglia salvare una prostituta dalla strada. Qualcuno aiuta le donne a pagare il debito che hanno fatto per emigrare.

A volte il cliente salvatore manifesta un attaccamento morboso e patologico nei confronti della donna che ha “salvato” rendendola fortemente dipendente.

Capita anche che le “salvate” siano ingrate e sfruttino il salvatore.

Per protestare contro la prostituzione nelle strade spesso si costituiscono comitati di cittadini imbestialiti. Essi fanno azioni di disturbo verso le prostitute e i loro clienti, l’esasperazione li spinge anche a chiedere l’intervento della polizia, in questi casi spesso vengono fatte delle retate per cacciare le prostitute.      

Il permesso di soggiorno: documento indispensabile per una donna straniera per stare legalmente in Italia. Oltre alla autorizzazione ad entrare in Italia per i lavori tradizionali si possono ottenere permessi per protezione sociale (art.18) o dopo aver sposato un cittadino italiano. Molte delle giovani donne migranti sognano di sposare un affascinante italiano, a volte anche solo per ottenere un permesso di soggiorno. Esiste un mercato dei matrimoni e a volte pagando si trova un marito provvisorio. La legge Bossi-Fini prevede però la convivenza con il coniuge altrimenti si rischia comunque l’espulsione.

Sul mercato si trovano anche dei permessi falsi che sembrano quasi veri, basta pagare! 

 

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