L'uomo d'oro

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L'uomo d'oro

Si vestiva tutto d’oro e andava iin giro con una bicicletta dorata o sostava ai crocicchi del centro di Arezzo. Lo chiamavano “Uomodoro” o “Uomo d’oro”. Attorno a questa figura era nata una leggenda secondo la quale stava in attesa di un figlio perso in guerra.

E’ il protagonista dell’ultimo libro di Enzo Gradassi: Uomodoro. Ruggero, Bradamante e l’Ippogrifo, edito da fuori|onda e dall’8 dicembre in libreria.

Il libro è dedicato a Filippo Bagni e Piero Bruni, le due vittime della tragedia sul lavoro avvenuta all’Archivio di Stato di Arezzo perché è proprio dall’Archivio di Stato che è partita la traccia per ricostruire la vicenda – quella vera – del personaggio che ha segnato l’immaginario collettivo di almeno due generazioni di aretini.

Uomodoro. Ruggero, Bradamante e l’Ippogrifo racconta, attraverso una rigorosa e documentata ricerca, chi era in realtà quella persona, quali siano state le sue origini, i suoi travagli, il suo modo di far fronte alle necessità del vivere quotidiano, le sue vicissitudini.

Ne viene fuori una storia completamente diversa da quella che gli aretini hanno conosciuto fino ad oggi: il risultato è imprevedibile e sorprendente perché svela dei misteri e ne apre altri, anche per quanti, nel tempo, hanno scritto la sua presunta storia di questo uomo-leggenda senza però andare al di là di quel suo, fino ad oggi, indecifrabile mascheramento.

 

 

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