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UBI Banca fa ripartire la defunta Banca Etruria

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UBI Banca fa ripartire la defunta Banca Etruria

Non basta essere controllati dal territorio, è necessario avere i numeri per poter intervenire su quel territorio. Ed ecco i numeri: gli impieghi sono saliti (+34%), mentre il social bond emesso in Toscana per 5,475 milioni di euro è andato a ruba.

 

La rete degli 89 punti operativi con 1.034 addetti sembra aver trovato nuovo smalto. Lo dice il boom delle erogazioni in 9 mesi.

Due dati raccontano meglio di altri come Ubi Banca, sbarcata in Toscana per rilevare la fallita Banca Etruria, sia riuscita ad archiviare il “passato nero” dell’istituto aretino e a spingere la ripartenza della “Banca dell’oro” già nei primi nove mesi del 2018.

Nella regione gli impieghi di Ubi sono saliti a 136 milioni, +34%, mentre il social bond emesso in Toscana a fine ottobre per 5,475 milioni di euro è letteralmente andato a ruba, completamente collocato alla clientela retail una settimana prima della scadenza del 16 novembre.

Come prodotto, il social bond intercetta il desiderio di chi ha soldi da parte da investire e rinuncia a qualche decimale di percentuale di rendita pur di impiegare il proprio denaro in utilità collettiva.

Ubi Banca ha annunciato il collocamento dal 23 ottobre del prestito obbligazionario solidale “Social Bond Ubi Comunità per Calcit Arezzo”, per un ammontare complessivo di 5,475 milioni, un taglio minimo di sottoscrizione per il cliente pari a mille euro, durata 30 mesi, cedola semestrale e un tasso fisso annuo lordo dell’1,45% (1,073 % netto annuo). L’aspetto sociale dell’emissione è che Ubi si è impegnata a sostenere l’acquisto di nuove apparecchiature di ultima generazione e di un mammografo per lo screening diagnostico del cancro in stadio finora non facilmente rilevabile – macchine destinate all’ospedale aretino di San Donato – con un finanziamento agevolato di 475.000 euro a cui si è aggiunta un’erogazione liberale di 25.000 euro con la sottoscrizione dell’intero ammontare nominale delle obbligazioni.

«Visto l’entusiasmo della partecipazione di cittadini e principali istituzioni, valuteremo insieme ad Ubi Comunità di emettere anche nel 2019 un altro social bond in Toscana, di importo ancora più consistente e sempre a favore di realtà del terzo settore che per il territorio sono in grado di fare la differenza», ha annunciato Silvano Manella, responsabile macro area territoriale Lazio, Toscana e Umbria di Ubi Banca.

I Social Bond sono prestiti obbligazionari che offrono al sottoscrittore l’opportunità di ottenere un ritorno sull’investimento paragonabile a quanto offerto dalla banca su investimenti analoghi e, nello stesso tempo, di contribuire al sostegno di iniziative di rilevante valenza sociale. Al termine del collocamento la Banca devolve una quota predefinita dell’importo raccolto a supporto di tali progetti, per lo più promossi da organizzazioni non profit, oppure destina l’ammontare collocato all’erogazione di finanziamenti a condizioni competitive per contribuire allo sviluppo sul territorio di iniziative di imprenditorialità sociale.

“Siamo arrivati a questo risultato con una magnifica capacità di analisi dei bisogni del contesto sociale del Paese: oggi coniugare solidarietà e profitto non solo è possibile, ma necessario. Sono 91 i progetti ad impatto sociale che abbiamo sostenuto con i social bond e sono oltre 100.000 i beneficiari diretti dei progetti stessi” – afferma Letizia Moratti, presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca – “In particolare, la raccolta ha consentito erogazioni  liberali per quasi 5 milioni di euro e lo stanziamento di plafond per finanziamenti destinati alle imprese sociali a condizioni agevolate che superano i 21 milioni. E tutto questo è stato possibile anche grazie agli oltre 36.000 clienti della banca che li hanno sottoscritti. Del resto,  i social bond sono caratterizzati da un doppio valore: da un lato offrono ai risparmiatori un ritorno sull’investimento e, dall’altro, consentono loro  di contribuire al sostegno di progetti di valore per  le nostre Comunità”.

I beneficiari, gli obiettivi e la misurazione del risultato

I contributi devoluti a titolo di liberalità hanno permesso di supportare 48 istituzioni operanti nei settori dell’assistenza e solidarietà, 28 enti operanti nel campo delle infrastrutture e servizi di pubblica utilità, 12 università o centri di ricerca, e tre operatori per lo sviluppo economico-territoriale.

Le organizzazioni che possono beneficiarie dei Social bond UBI Comunità sono realtà significative nei propri territori di riferimento, con una buona capacità di mobilitazione degli stakeholder delle comunità locali di riferimento, e si distinguono per efficienza gestionale e impatto sociale prodotto. Con riferimento ai Social bond che prevedono l’erogazione di finanziamenti, ai destinatari sono richiesti anche stabilità di cash flow e adeguato merito creditizio.

Gli obiettivi sociali perseguiti tramite Social Bond sono declinabili in funzione delle due differenti tipologie: i Social Bond grant based prevedono la devoluzione, a titolo di liberalità ad associazioni, fondazioni, università, ospedali o altre realtà a valenza sociale, di una quota predefinita dell’ammontare ricavato dai titoli collocati attraverso i prestiti obbligazionari. Mediante questa tipologia di strumenti finanziari la Banca si propone anche di generare nuove partnership tra pubblico, privato e privato sociale per generare valore per i territori di riferimento.

I prestiti obbligazionari che prevedono l’utilizzo dell’ammontare collocato per l’erogazione di finanziamenti  (loan based) contribuiscono allo sviluppo di forme di imprenditorialità sociale.

Entrambi i tipi di Social Bond hanno dimostrato di poter sostenere efficacemente, a fronte della strutturale contrazione delle risorse pubbliche disponibili e dell’ampliamento della gamma dei bisogni sociali, la capacità delle cooperative e imprese sociali di concorrere a completare l’offerta di beni e servizi di pubblica utilità.

Dal 2015, inoltre,  l’impatto sociale generato dai progetti sostenuti tramite i Social Bond viene misurato tramite lo SRoI-Social Return on Investment. Lo SROI ha l’obiettivo di quantificare, in termini economici, il valore sociale o ambientale generato da un progetto, un’iniziativa, un’organizzazione sociale. Un’analisi SROI mira a “catturare”, in forma monetaria, il valore di una vasta gamma di risultati attesi o generati, aggiungendo un indice numerico al rendiconto di come un’organizzazione crea valore per determinate categorie di interlocutori (stakeholder), dai beneficiari diretti alla comunità locale, dalle istituzioni pubbliche ai sostenitori. Lo SROI valuta il cambiamento, adottando la prospettiva delle persone e delle organizzazioni che ne beneficiano o vi contribuiscono.

La scelta dei risparmiatori che unisce obiettivi individuali e finalità di benessere collettivo

I Social bond UBI Comunità rappresentano per gli investitori un’opportunità di investimento ulteriore rispetto agli strumenti tradizionalmente disponibili sul mercato (prestiti obbligazionari non finalizzati e fondi etici):  incontrano l’aspettativa di un numero sempre crescente di risparmiatori privati di coniugare, nelle proprie scelte di investimento, obiettivi economici individuali con quelli valoriali di interesse generale, contribuendo alla realizzazione di progetti che creano valore per la società e favoriscono lo sviluppo del bene comune. Nel momento in cui sottoscrive obbligazioni solidali, il risparmiatore infatti orienta risorse finanziarie a favore di iniziative meritorie o verso lo sviluppo di imprese che erogano servizi alla persona e alle comunità.  Le obbligazioni solidali rappresentano dunque per il non profit uno strumento alternativo di raccolta fondi e finanziamento, utile per aumentare l’indispensabile autonomia di un comparto sempre più rilevante in Italia a livello sia sociale che economico.

Ubi si sta appassionando all’impegno sociale e il 10 dicembre all’Istituto degli Innocenti a Firenze presenta in convengo “Trust in Life” con Anffas e CGM per realizzare progetti a sostegno delle famiglie di persone con gravi disabilità (l’evento si inserisce nell’ambito della legge “Durante e Dopo di Noi”).

L’istituto bergamasco, che in Toscana conta su 89 punti operativi e 1034 dipendenti, esibisce altri numeri della sua ripartenza nella regione attraverso la rete che fu di Banca Etruria.

Nei primi 9 mesi dell’anno, oltre 215 milioni di euro tra risparmio gestito, assicurativo e prestiti obbligazionari sono stati sottoscritti presso gli sportelli nella regione, dove Ubi conta 128.000 clienti di cui oltre 16.000 imprese di varie dimensioni.

Nell’ultimo anno e mezzo il valore dei contributi concessi da Ubi Banca, sotto forma di erogazioni liberali e sponsorizzazioni, in favore di progetti di valore sociale, sportivo e culturale, è quasi raddoppiato rispetto a quanto erogato in media negli ultimi anni dalla vecchia Etruria.

Nell’arco di appena 12 mesi il sostegno al territorio toscano ha superato il milione di euro

 

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