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Il triste episodio di Monte San Savino. La squallida fretta della politica locale.

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Il triste episodio di Monte San Savino. La squallida fretta della politica locale.



Nelle nostre zone tutti sanno che qualche giorno fa un gommista ha aperto il fuoco contro un individuo che si era introdotto nottetempo nella sua officina e, riteneva temere per la propria vita e proprietà, gli ha esploso contro 5 colpi di arma da fuoco. L'intruso è stato raggiunto da due pallottole, una delle quali mortale ed il moldavo (questa la nazionalità) è stramazzato nel piazzale. Rapido intervento di autorità e soccorritori, ma l'intruso era già morto.
L'artigiano, Fredy Pacini, era già noto a molti aretini che avevano saputo tramite i media locali come il savinese lamentasse di aver subito 38 crimini negli ultimi 4 anni e pertanto avesse deciso di dormire all'interno della sua officina.
L'episodio ha scatenato l'interesse di tutti i media nazionali che hanno sottolineato come anche il ministro dell'interno (leader del partito che da anni propone l'adozione di norme che escludano atti di difesa del patrimonio e della persona all'interno di proprietà private dall'ipotesi di reato) abbia rimarcato il suo sostegno a favore di Pacini e -pur non inequivocabile- del comitato "io sto con Fredy" sorto sui social.
Anche io sto con Fredy, ma non nella maniera che emerge dalla lettura dei post di questo gruppo Facebook: sono umanamente vicino a Pacini e famiglia, il ricordo ed i dubbi su quanto accaduto quella notte lo angosceranno a lungo, dopo la chiusura delle indagini e con quanto ne seguirà.
Sì, perché in troppi dimenticano che c'è una indagine in corso e per quanto gli abitanti di Monte San Savino ed altri descrivano Fredy Pacini come una brava persona esasperata da anni di preoccupazioni ritengo indispensabile attendere la chiusura del procedimento prima di santificare il gommista, titolare “merita una medaglia” (vedi Libero, Feltri...) è fuori luogo. 
Io sono uno dei tantissimi aretini che ha passato molti anni nel settore orafo, ovviamente un mondo molto appetitoso per la delinquenza che lo ha colpito frequentemente con furti e rapine; sono anche uno dei molti orafi che ha passato mesi, forse anni, con la pistola nella cintola o in tasca avendo scelto di richiedere (e non facilmente ottenere) il porto d'armi per difesa personale per motivi che credo non occorra descrivere in dettaglio.
In tutto questo periodo, fortunatamente, non ho mai dovuto sbandierare l'arma per tutela in fatto criminoso contro me o altri, conseguenza dei valori tipici nella quotidianità di un orafo.
Perché impugnare una arma letale alza enormemente il livello della questione, e proprio per questo la difesa passiva degli ambienti di lavoro è sempre stata la priorità: una buona assicurazione e delle valide procedure qualora sottoposti a crimini sono parse ai più indispensabili ad affrontare eventuali episodi che invece altri imprenditori hanno pensato di risolvere sparando. Perché ci sono stati casi in cui orafi si sono messi a sparare, in alcuni casi in maniera avventata.
Sicurezza, argomento quanto mai complesso ed attuale perché -anche se le statistiche dicono che il nostro territorio non è esposto a rischi particolarmente forti- resta il fatto che intrusioni, furti o rapine- esistono, in un sentimento di maggiore insicurezza legato a gruppi etnici dediti allo spaccio di droga: le autorità possono sventolare i numeri, ma il nostro territorio come altri non permette più di camminare in assoluta rilassatezza come nel passato, due freschissime rapine ad Arezzo in poche ore lo ricordano.
Mentre non posso fare a meno di chiedere la più assoluta chiarezza al più presto e senza cedimenti alle sirene della politica e della propaganda populista, quella che anche Pacini ha amplificato in certo modo lamentando 38 furti subiti o tentati mentre diceva che le forze dell'ordine hanno le mani legate salvo che -come appare su vari quotidiani- le denunce sarebbero 6 (2 per furti subiti), penso che nessun procedimento giudiziario potrà fare piena luce sullo stress che viene indotto trovandosi a fronteggiare sconosciuti col piccone nel cuore della notte.
Ma Pacini forse dovrà rispondere sul come -di fronte a così tanti episodi lamentati- fosse possibile accedere nei locali con relativa facilità, sui motivi per cui i locali nelle feste comandate o a pranzo non necessitavano della guardianìa continua, su sistemi di allarme e illuminazione e telecamere, sul bisogno di esplodere cinque colpi, dovrà discettare su traiettorie e probabili rimbalzi, aspetti che potrebbero pesare sulle indagini e sullo spirito del Pacini che è certo è una delle due vittime dell'accaduto, quel moldavo venuto a delinquere in Italia non è l'unico danneggiato.
Come stupore mi suscita sapere che il moldavo ucciso avesse passaporto intestato a nome non suo, rendendo di fatto inutile il mandato che lo riguardava in Italia sotto il suo vero nome.
Ma come cittadino aretino mi colpisce assai vedere la fascia tricolore che contraddistingue il mio Comune sfilare al motto di "io sto con Fredy".
Della presenza di sindaci di altri comuni con le rispettive fasce tricolori non mi occupo essendo problema altrui, adesso devo aspettarmi che la fascia che rappresenta il Comune di Arezzo sfili anche in futuro in manifestazioni il cui scopo è tutt'altro che chiaro, univoco e non equivoco. 
Il Comune di Arezzo è governato anche dalla Lega, Lega che ha chiesto con suo consigliere regionale che la regione Toscana si facesse carico delle spese di giustizia del Pacini: iniziativa stroncata, ma è evidente che qualche eletto dimentica come esista un solco fra quello che le istituzioni possono fare e quello che i singoli cittadini possono fare.
Quindi, io sto con Fredy, ma non con quelli di "io sto con Fredy"; andate a leggere con attenzione quei post: se li sottoscrivete, allora voi e io stiamo con fronti diversi.
Perchè io sto col pensiero al Pacini ed ai suoi tormenti.


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