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La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana.

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La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana.

Considerazioni su Arezzo fiere congressi.



Prevedibile quando ho messo allo scoperto le difficoltà economico finanziarie del polo fieristico aretino, l'ho indicato in un titolo immaginando che le ultime deflagrassero, vedi coda rovente fra consiglio comunale e comunicato stampa del presidente AFC Andrea Boldi.
Non starebbe al sottoscritto riportare alla pubblica opinione aspetti (Voci volteggiano su Arezzo, una sarebbe esplosiva) che dovrebbero essere sì verificati dai media, ma -come anche in questo caso- approfonditi. Il silenzio dei media locali è indicativo di una situazione inaccettabile sotto il profilo della informazione. Che ha molte responsabilità, avendo preferito il buffet all'indagine.
Andrea (così posso chiamare Boldi, 15 anni che lo conosco) rivendica i risultati -reali- conseguiti sotto la sua presidenza, recrimina -a ragione- sugli accordi non mantenuti colle relative difficoltà, ma non fa alcun cenno ai suoi errori, da ultimo la data della prossima OroArezzo. 
Errori ne sono stati fatti tanti nella storia del polo fieristico, nel suo racconto li sottace. 
Questo è il principale: la mancanza di trasparenza.
Poiché la sconfitta è orfana, ma frutto dell'opera, delle scelte, del concorso di molti. Quindi nessuno di quelli che si sono succeduti ai vertici di AFC brama rendere pubblici gli errori, verrebbe esposto alle contumelie, nessuno vuol mettere merda nel ventilatore. Ma se non si conoscono e sanano gli errori la china continuerà, delle fiere orafe rimarranno (forse) il nome ed il ricordo insieme al contenitore vuoto dinanzi ad altro esempio di archeologia industriale che lega Arezzo al vicentino.
Sono stato espositore alle fiere orafe aretine dal 1987, quando la manifestazione settembrina ospitava l'azienda per cui lavoravo nell'ottagono che adesso è occupato dall'ufficio metrico. Era la fiera internazionale dell'oreficeria aretina, le aziende forestiere non potevano esporre, e tutti dicevano che il boccino della esposizione era nelle mani della Gori e Zucchi che inizialmente non l'aveva benedetta poiché metteva in pericolo il suo dominio sul nascente distretto orafo aretino. La fiera si teneva di solito la domenica del saracino, incastrata fra VicenzaOro ed il Macef milanese, ricordo di aver contestato con altri e per anni all'allora direttore Fani quel calendario che la rendeva marginale e infruttuosa, chiedendone lo spostamento in primavera, maledicendo quegli accordi sul calendario che qualcuno concordava. Lamentavamo anche l'insopportabile caldo che certe splendide giornate riversavano dentro il padiglione con quelle desolate gradinate. Struttura di cui gli espositori orafi erano anche soci, se non eri socio (una "manita" di milioni) non esponevi. La posizione veniva scelta dal CdA (dicevano), impossibile capire come si concedevano posizioni di maggiore visibilità. L'immobile aveva una marea di problemi, basta ricordare l'estenuante fila sulle scale per portare i campionari nel "caveau", l'assenza dell'aria condizionata (un segreto di Pulcinella candidamente esternato da Boldi, problema risolto con trent'anni di ritardo quando ha detto che l'hanno "istallata", la "n" fa provinciale), gli orribili e scadenti allestimenti proposti e peraltro conservati nel piano interrato che mai era stato possibile utilizzare perché inagibile per acqua, l'incomprensibile "checkpoint" all'esterno della struttura, come dimenticare quella giornata in cui mancò l'energia elettrica e fu deciso l'allungamento della fiera con presenza obbligatoria (anche se i visitatori erano già andati via) per evitare di fare lo sconto agli espositori. 
Sicuramente abbiamo sbagliato anche noi espositori, abbiamo ingoiato rospi a tutto spiano perché quella era la fiera della nostra città, mentre a Vicenza ci trattavano come pidocchiosi paria. Infatti nel tempo la fiera orafa è migliorata, e tutti lo riconoscevano nell'impegno di molto del personale.
Orrore di tutti gli orrori è stato l'ampliamento del vecchio Centro affari, che già aveva bilanci patetici, in quella stessa posizione, ma con le attuali dimensioni, con quel progetto con costi elevatissimi, con un management degno di una sagra e condizionato dai poteri cittadini ossia associazioni, politica, banca; ciliegina la mancata separazione fra immobiliare e gestionale. Regione Toscana (circa 40%), Camera di Commercio di Arezzo (circa 20%), Comune di Arezzo (circa 11%), Provincia di Arezzo (circa 12%), banche & associazioni (circa 17%), quali soci, invece di investire una cifra ragionevole sulla correzione degli errori dell'esistente, invece di cercare un vero manager a cui affidare lo sviluppo in manifestazioni, quando comunque già molti si facevano domande sul futuro del mercato fieristico, hanno buttato 40 milioni€ in un immobile strampalato e viziato dall'origine, privo di parcheggi e di una viabilità adeguata, insomma un gigante con gambe di argilla. Perchè per oltre l'ottanta per cento sono soldi dei cittadini, dati per lo sviluppo e non per "regalie". Anche i visitatori cui veniva pagato il viaggio (quale espositore può dimenticare il foglio presenza coi timbri di presunte visioni di campionari raccolti l'ultimo giorno) parevano scelti come favore a taluni: alzi la mano chi ha fatto veri affari col nipote di Putin. 
E gli annunciati e ripetuti sfracelli grazie a nuovi eventi non hanno mai avuto luogo. Anzi il Forum Risk è andato a Firenze. Le sbandierate migliorie strutturali sono rimaste marginali. E gli orafi aretini si sono trovati “venduti” a Vicenza-Rimini, il che difficilmente è una vittoria per loro.
Andrea Boldi evidentemente non ricorda (oppure non vuole) i nomi di coloro che vollero, con tutto il cuore e le chiacchiere, questo scatolone partorito da una idea senza testa. 
Perché allora sarebbe forse opportuno:

  • controllare se tutti quelli che si schierarono allora a favore di questa opera si sono veramente adoperati per la sua corretta realizzazione e quindi per il suo successo;
  • spiegare i problemi (e loro origine) che si annidano dentro l'inutilizzato auditorium;
  • indicare chi ha deciso di non finanziare adeguatamente le poste pel pagamento delle prevedibili tasse comunali, poi pubblicare i costi dell'Imu degli altri poli fieristici italiani;
  • spiegare che diavolo di contratto avesse un certo direttore, chi glielo avesse fatto, chi non ha vigilato su comportamento e risultati dopo averlo messo in quella posizione;
  • ricordare quanti piani industriali sono stati fatti negli ultimi 10 anni, da chi, chi li ha accettati (o meglio, chi se li è “biuti”), e quali risultati essi hanno avuto;
  • dire perché Arezzo fiere congressi non ha mai visto il Comune di Arezzo partecipare con denaro all'aumento del capitale sociale o perchè il Comune non è stato portato finalmente in tribunale;
  • spiegare come è possibile che nel 2014 il fatturato di Arezzo Fiere fosse pari a 3,2 milioni€ (ndr:1/10 del capitale!), con una perdita di 2,8 milioni all’anno (parole di Boldi).

Boldi scrive "La promessa di supporto, mai mantenuta, era condizione determinante per l'accettazione dell’incarico da parte mia“ : per quale motivo sei mesi dopo non ha tirato il cappello per aria? Si sa che il supporto non c'è stato, ma io penso che la sua presunzione unita alla posizione conflittuale (presidente dell'ente fiera e imprenditore orafo) lo rendono bersaglio ideale per le attuali contestazioni; Andrea, dovresti aver compreso che anche la mancanza di uno stipendio amplifica le perplessità dei tuoi colleghi espositori: se non te lo hanno detto apertamente, me ne faccio ambasciatore. Espositori che vedono importanti aziende non esporre più. Che sono stupiti dai costi, dalla qualità dei visitatori ospitati. Che si domandano come sia possibile che taluni ex-espositori usciti dalla porta rientrino dalla finestra (come avvoltoi nel piazzale con campionari a portata di mano): se lo sai e nulla succede, sei contestabile; se non lo sai, sei contestabile lo stesso.
Dico però che le responsabilità sono ampiamente condivise e purtroppo in qualche caso, più che di scelte visibimente (e prevedibilmente) errate, si dovrebbe parlare di connivenza o complicità in comportamenti -eticamente o professionalmente- scorretti che hanno origine nel passato.
Senza ampia conoscenza di questi come può il polo fieristico rianimarsi?

Alessandro Ruzzi
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