Prima Pagina | Politica società diritti | “Caro Papa, venga in carcere ”. Il cappellano di Rebibbia: qui si muore

“Caro Papa, venga in carcere ”. Il cappellano di Rebibbia: qui si muore

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font

Il cappellano del carcere romano di Rebibbia scrive a Benedetto XVI per denunciare le condizioni di degrado in cui vivono migliaia di detenuti e chiedere al Papa di visitare il penitenziario più affollato della Capitale. «Qui ci sono 1.600 detenuti, quattro in celle da due, otto in quelle da quattro», scrive. E lo invita a celebrare tra le sbarre la messa di Ferragosto, con un appello: «Non ci dimentichi».

 

«Caro Papa Benedetto,

ieri, dopo aver pregato per un altro detenuto morto nel nostro carcere, ho fatto un sogno. È il 15 di agosto, per noi cristiani festa di Ma­ria Assunta in cielo, per tutti giorno di Ferrago­sto, culmine e simbolo delle ferie. Al mare, in montagna, nei paradisi esotici o sui laghi casalin­ghi non c'è più un posto libero! E nemmeno nelle nostre patrie galere! Il tut­to esaurito!

C’è un caldo soffocante perché i muri di cemento e la mancanza dei tetti consentono al sole di infuocare le strutture. Ah... queste sono le poche «docce», molto malridotte: d’estate comunque una meraviglia perché l’acqua fredda non manca, d’inverno l’acqua calda se la godono i primi che arrivano. E quello che urla di continuo chi è? Uno dei tanti con problemi psichici e psichia­trici. Sa, il carcere è anche un po’ ma­nicomio, asilo infantile, ospedale, ri­covero per anziani, mensa per i pove­ri...

Quanti ragazzi tossicodipendenti vittime dei notabili che lucrano enor­mi guadagni con le droghe, quanti stranieri in ricerca disperata di lavoro e di libertà, quanti emarginati italiani che finiscono qui dentro spinti dal­l’ideale di un benessere ad ogni costo e di uno sfrenato consumismo. In questa stanza singola si vede in bella mostra il water: pensi Santo Padre che l’amministrazione, per l’ormai cronica mancanza di fondi, riesce a passare ai detenuti un solo rotolo di carta igienica al mese. Ora saliamo in infermeria: malati cronici, infettivi con l’AIDS, giovani e anziani bisognosi di cure - quel signo­re ha ottant'anni! - ma molti con le stesse patologie stanno nei reparti co­muni e i pochi medici non riescono a fare i «medici di famiglia» come do­vrebbero.

Forse era destino che Vin­cenzo (45 anni) e Stefano (51 anni) si­ano morti qui in questi giorni, o forse avrebbero potuto cavarsela con una più efficiente assistenza sanitaria! Fac­ciamo ancora un passaggio dai più «cattivi» quelli del 41bis. Qui le stan­ze sono più confortevoli, ma la solitu­dine e il «fine pena mai» dei tanti er­gastoli ammazzano qualsiasi speran­za. Ancora un centinaio di metri e sia­mo fuori: fa caldo, ma si sta meglio che dentro. Grazie del bellissimo rega­lo Santo Padre!

Mi sveglio dal sogno e, mentre l’aspettiamo davvero Santo Padre, mi appello alla sua santità e autorità di Vicario di Gesù Cristo, perché possa annunciare e convincere, primi fra tutti, i cristiani della nostra Chiesa a reimpiantare nel cuore il desiderio e l’ansia della riconciliazione , che pro­clamiamo a parole nel Padre Nostro, e che è il fine ultimo della morte in croce di Gesù. Perché i cristiani sappiano pregare per chi è in prigione: uomini donne bambini anziani che hanno sbagliato e peccato come sbagliamo e pecchia­mo tutti, hanno compiuto anche azio­ni orrende e provocato tragedie insa­nabili, ma restano e sono Figli di Dio e nostri fratelli e sorelle.

La Chiesa in carcere è sofferente ma viva. Tanti de­tenuti accolgono la Parola di Dio e si mettono in cammino sulla strada del­la riconciliazione . Se noi discepoli di Gesù non facciamo posto nelle nostre case, nel lavoro, nella città a chi esce dal carcere dopo aver espiato la sua pena, il ritorno dentro sarà quasi au­tomatico. L’accoglienza fraterna di un solo aumenterà di molto la nostra si­curezza e la nostra libertà! Padre Santo, non ci dimentichi nel­la Festa dell’Assunta, anche noi vo­gliamo salire in cielo!».

Don Sandro Spriano
 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00