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Ottima la campagna per le vaccinazioni se non fosse che il centro vaccinale è stato nascosto in mezzo al nulla.

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Ottima la campagna per le vaccinazioni se non fosse che il centro vaccinale è stato nascosto in mezzo al nulla.

Udite udite: si invitano i giornalisti aretini a farsi testimonials della campagna per le vaccinazioni anti influenzali. Appuntamento al centro vaccinale (accanto al consultorio) alle ore 9.30, in viale Luigi Cittadini 33, per farsi vaccinare e ovviamente fotografare durante il lieto evento

 

 

 

Inizia intorno alle 9 di giovedì 8 novembre, la ricerca del centro vaccinale.

Controllo - per sicurezza - sulle pagine bianche e trovo la conferma all’invito.

Non riuscendo ad individuare mentalmente cosa possa esserci in viale luigi Cittadini 33, inserisco l’indirizzo nel navigatore, il quale mi scodella con sorpresa per la mia destinazione, all’ingresso del viale dell’università. Rispettoso delle regole (vietato l’accesso ai non autorizzati), cerco un parcheggio in zona e lascio l’auto nella zona ex Standa. Mi carico della mia attrezzatura fotografica a spalla e mi incammino alla ricerca del centro vaccinale.  Torno a piedi (son due passi) al viale dell’università e comincio a chiedere. Studenti, insegnanti, passanti casuali, nessuno sapeva dove fosse  il centro vaccinale.

Nessun cartello, nessuna indicazione. Nulla di nulla.


Solo questo cartello all'ingresso di viale Luigi Cittadini 33 ---->

Sono già le 9.15. Alla fine un netturbino mi dice che da qualche parte li dentro c’è la scuola infermieristica. Lì sapranno cosa sto cercando.  Dopo aver girovagato un po’, trovo qualcosa che ha a che fare con la ASL: l’ufficio protesi. Ben sapranno dove si trova ciò che sto cercando. Entro in questo strano luogo “scocciolato” come giustamente si conviene agli “scocciolati” che necessitano di una protesi, ma è una osservazione triste, soprattutto passando accanto agli invalidi che si muovono qui attorno. Apro la porta di un ufficio a caso e chiedo. Finalmente qualcuno sa cosa sto cercando, perché cominciavo a pensare di essermi sognato tutto.

Sono ormai le 9.30. Ricevute finalmente le prime indicazioni sensate, attraverso una specie di terra di nessuno, costellata di auto accatastate piu’ che parcheggiate, viali stretti dove due auto non si scambiano, immobili diroccati, cantieri fermi da tempo immemore e mi ritrovo sul retro della palazzina oncologica del Calcit, accanto al San Donato. Qui immersa nel verde di una giungla pluviale, sorge una piccola costruzione gialla ad un piano.

C’è scritto: “Consultorio”. Non so ancora chi viene a consultarsi qui, perché c’è scritto consultorio e basta. Immagino consultorio familiare, o forse psichiatrico, magari per tossicodipendenze, o forse per la maternità, o forse per tutte le cose assieme… Poco conta. Ho trovato il consultorio. Accanto al consultorio il centro vaccinale.

Sono ormai le 9.45. Molti miei colleghi, che evidentemente sapevano dove fosse il consultorio, sono già sul posto. Io sono stanco e sudato e non ho nessuna intenzione di spogliarmi. Il vaccino andrò a comprarmelo in farmacia. Grazie, sarà per la prossima volta. Resta comunque difficile immaginare degli anziani, magari con difficoltà di deambulazione, affrontare la ricerca di un presidio che dovrebbe rappresentare la base fondamentale di ogni altro genere di prevenzione.  

Magari, se posso offrire un consiglio, prima di fare una campagna per le vaccinazioni, fate una campagna di comunicazione per spiegare alla gente dove trovare fisicamente i vaccini. Questo dovrebbe essere il prerequisito a qualunque altro genere di comunicazione sociale: farsi trovare per essere trovati! 

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