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Il lavoro: benedetto, maledetto, vigliacco.

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Il lavoro: benedetto, maledetto, vigliacco.

Triste bollettino.

Al 30 settembre 2018 risultavano aperte in Toscana quasi 50 vertenze aziendali per oltre 7.000 lavoratori diretti, indotto escluso, coinvolti. Dati ricordati dalla Regione, migliaia i posti di lavoro a rischio, per esuberi dichiarati o uso ammortizzatori sociali. Centinaia nell'aretino.
In provincia di Arezzo segnalo Cantarelli, Coop Agorà, Industria Vetraria Valdarnese; poi Bekaert. Fra i nomi noti a livello regionale o oltre:
Firenze -solo due nomi per i tanti- Richard Ginori, Roberto Cavalli. 
Grosseto Mediaworld, Porto Scarlino, Scarlino Energia.
Livorno Aferpi (acciaieria Piombino), Cooplat Piombino, Magona, Rimateria, Unicoop Tirreno.
Lucca Azimut Benetti, Caplac, Mercatone Uno.
Pisa Area servizi Autogril Fi Pi Li, Mondomarine (ex Cantieri Navali di Pisa). 
Siena Bassilichi/Nexi, Floramiata, Whirlpool.
Ricordo altre situazioni drammatiche, non ricomprese nell'elenco, dalla DelTongo alla recente Pratigliolmi, i filati della Valtiberina, troppi nomi da ricordare, tutti legati alla perdita del lavoro. 
L'impatto sulla disponibilità alla spesa dei nostri concittadini (in senso ampio) ricade poi sull'insoddisfacente risultato del mercatino internazionale 2018 di cui mi fregherebbe poco se non per gli ambulanti locali: non dimentico comunque che una simile operazione non è priva di costi per gli aretini (ricordo le grandi somme di denaro che il Comune da anni mette a favore di iniziative destinate al solo commercio).
In ultimo, si è chiuso l'evento orafo autunnale al CentroAffari: anche qui leggo di insoddisfazione per risultati modesti e costi importanti. Un sistema in crisi, secondo diversi operatori orafi. Che irridono la forzatura di statistiche usata per dare lustro ad un settore che invece ha bisogno di sostegno politico che vada oltre il taglio del nastro. Gioire della crescita del 0,2% delle esportazioni orafe aretine quando gli altri distretti arretrano è demenziale: gli aretini operano in un mercato asfittico, da cui altre imprese italiane escono. Serve un progetto complessivo per erodere quote da altri paesi produttori, un percorso che sostenga le esportazioni e non lasci sole le imprese.
Altro che chiacchiere promozionali alla tv locale: andassero a raccontarlo altrove, è lì che serve.
Insomma si va verso la fine d'anno con preoccupazioni assortite per l'andamento economico del territorio, unica eccezione il “mercatino delle pulci”, iniziativa che si sviluppò quasi subito dalla destinazione originale tesa al recupero della zona di campo Marte in Arezzo (area che è quindi in mano a gente non sempre raccomandabile) per divenire un appuntamento dai grandi numeri (guadagnandosi la ostilità di molti espositori alla Antiquaria): si tiene spesso al CentroAffari, ente che riscuote direttamente dagli standisti i pagamenti. Pare anche vogliano introdurre un biglietto d'ingresso. Basta non lamentarsi che vengano fatte multe per divieto di sosta, perchè finirebbe per assomigliare sempre più alle tante attività aretine che non vogliono che valgano limitazioni per i loro clienti scorretti.

Certo la differente impostazione politica fra Regione Toscana e territori/enti aumenta la sensazione di solitudine e inattività istituzionale, il perenne clima di campagna elettorale e guerra fratricida esclude una azione di supporto alle imprese, manco le imprese fossero elettori: i bilanci (quelli che si depositano e poi portano in banca) non sono schierati. Certo lo sono i lavoratori ed i titolari, ma l'idea di poter sfruttare le sventure economiche per conquistare un Comune fa vomitare.

Ultima riflessione: il nostro territorio è stato anche recentemente funestato da lutti avvenuti sul luogo di lavoro. Il mio pensiero alle vittime ed ai familiari. Ma anche ai quegli imprenditori che ritengono di tutelare i dipendenti salvo poi scoprire che qualcosa è andato storto, persone che si trovano ad affrontare previsioni di legge per non aver avuto la sfera di cristallo. Con un invito: questi episodi non vengano strumentalizzati per visibilità altrui, lo dico per esperienza personale, molti anni fa un dipendente sotto la mia direzione subì un sinistro, per sua distrazione; finimmo sul notiziario manco lo avessimo mandato a macello.

Evitiamo crocifiggere le persone: per mia conoscenza ed esperienza, gli accadimenti hanno percorsi contorti, talvolta imprevedibili, ma il dolore altrui è una sofferenza che ti resta appiccicato a vita. Una sanzione la scordi. Le lacrime, quelle no.

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