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Comincia l'era di Simona Bonafè nel Pd toscano.

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Comincia l'era di Simona Bonafè nel Pd toscano.

Quali errori hanno caratterizzato la campagna elettorale di Fabiani? Uno su tutti: aver ripreso i metodi orlandiani di propaganda.

 

Il PD è un partito stanco. Stanco di divisioni, stanco delle critiche interne, stanco di sentirsi sempre ripetere le solite litanie sul popolo che non viene ascoltato, sulle periferie che non partecipano, su Renzi che ha rovinato il partito, sulla sinistra che non è piu’ sinistra e sulla sinistra che non rappresenta piu’ le masse perché non le ascolta.

Pessimi (ho giudicato io) i video di propaganda che ho visto circolare online: troppo livore e poche proposte, troppo divisivi e poco prospettici, ancora espressione di una classe dirigente evidentemente incapace di meritarsi la leadership, ma ancora in grado di sabotare chi ha avuto i numeri per esprimerla. Ma quel che è peggio, che si sta dimostrando ancora incapace di raccogliere l’eredità di chi è ormai piegato dalle sconfitte e dalla interminabile guerra interna che ha caratterizzato gli ultimi anni di storia politica del PD (m'ha fatto tornare alla memoria Francesco Ferrucci) dentro al quale vi sono ancora molte cose che devono essere chiarite e continuano invece a non emergere.

Vecchi regolamenti di conti che hanno portato alla situazione attuale e che non sono superati. A cominciare dal sogno di avere istituzioni più moderne e meno costose, sacrificato senza alcuno scrupolo pur di colpire il bersaglio grosso: la leadership del partito, in quel 4 dicembre 2016.

Questa è la trama politica che non andava seguita: quella che ha dovuto rinnegare in radice l’anima innovatrice che avrebbe dovuto ispirare il PD, quella che ha scelto liberamente di rinnegare il superamento dei partiti fondatori, ma che soprattutto ha rinnegato il voto popolare delle primarie e il principio delle decisioni a maggioranza, strizzando l’occhio ad una scissione che si è poi rivelata la mossa politicamente più stupida e velleitaria che si potesse concepire.

Una trama politica che ha mortificato lo spirito democratico della propria stessa base, essenziale per le sorti politiche dell’intera sinistra. Fabiani non ha avuto coraggio di prendere le distanze da tutto questo, continuando ad incaponirsi in una strategia politica che è, questa si, perdente per definizione: si è solo confermata l’irrilevanza della sinistra quando è avulsa da una prospettiva riformista.

Difficile dimenticare una opposizione interna che ha preferito avallare i ridicoli argomenti della propaganda grillina, gettando nel fango tutto il prezioso lavoro di due buoni governi (con molti errori senza dubbio, ma compiuti, ricordiamolo sempre, mentre tiravano l’Italia fuori dal baratro della crisi del ventennio berlusconiano) e che alla fine si è tradotto in un endorsement di fatto a Salvini e a cinque anni di ripugnante governo.

Le proiezioni finali del voto delle primarie regionali danno per attestata una sua vittoria con il 64-65% dei voti contro il 35-36% dello sfidante orlandiano Valerio Fabiani, sostenuto da Zingaretti e da uomini di Franceschini. Hanno votato circa 45mila persone. Non certo i 200 mila che andarono ai gazebo per le primarie nazionali del 2017 ma nemmeno il flop da 20mila votanti che alcuni dirigenti del partito temevano. Non sono ancora resi noti i dati, ma si è probabilmente trattato di una consultazione ristretta a poco piu’ degli iscritti, salvo poche eccezioni. E questo un po' per la situazione di profonda demoralizzazione legata alla sconfitta nelle politiche e il senso di irrilevanza che ne consegue, un po' anche perché si trattava di primarie molto meno accattivanti di quelle che decidevano per il candidato premier. 

Ad Arezzo è stata netta la vittoria di Simona Bonafè che stacca l'avversario 64,1 contro 35,8 e con voti assoluti che quasi ne sanciscono il doppiaggio, 471 a 263.

Fabiani prevale invece a Cortona, dove pare ci siano malumori interni della base verso il sindaco, a Castiglion Fiorentino, dove forte è la voglia di riscatto politico e infine a Civitella, Foiano e Lucignano.

Il nuovo che non c'è, per ora non avanza. 

 

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