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Cultura elitaria al Comune di Arezzo.

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Cultura elitaria al Comune di Arezzo.

Lo dicono i numeri.

Alla presentazione della stagione teatrale 2018-19, ho sentito parlare di "incoraggianti numeri della stagione teatrale, soprattutto sotto il profilo degli abbonamenti, sempre in crescita". Lo ha detto il sindaco, lo ribadiva il dirigente, ma non ho sentito fare un solo numero. Dinanzi a frasi roboanti che però non sono sostenute da dati divento curioso e vado a verificare. Non è facile, non ho trovato nessun comunicato, intervista e simili che dessero contezza dei famosi numeri.
Magari è colpa mia che non ho cercato bene; magari la risposta è su carta igienica a me ignota; magari i cronisti hanno preferito non dare fastidio al conduttore e ingollare come oro colato questa, ed altre, fumosità. Fruga fruga, ho trovato alcuni dati inseriti nei bilanci del Comune: non posso essere sicuro che le cifre che indicherò di seguito possono essere rappresentative del tutto, anzi spero che qualche lettore sia in grado di integrarle perché molte le cose che mi sfuggono. Intanto riepilogo per le stagioni teatrali 2011-2017 (Servizio affidato in gestione alla Fondazione Toscana Spettacolo) il numero di posti disponibili (col numero di rappresentazioni offerte, se espresso), il numero totale di spettatori, il costo complessivo della stagione teatrale ed il suo ricavo.

Emerge subito come la rendicontazione delle attività teatrali, allego semplice re-impaginazione dei dati presentati, sia succinta sino all'incomprensibile, due esempi: le stagioni teatrali vanno normalmente da ottobre ad aprile, ma i dati dovrebbero riferirsi all'anno civile; per l'ultima stagione viene indicato rispetto alla precedente un forte incremento delle rappresentazioni, da 14 a 25 (io ne conto meno) causa forse dell'aumento di costo per 32.000€, ma al quasi raddoppio degli spettatori corrisponde un calo di 10.000€ dei proventi: difficile, vero?!

Sommando per tutte le stagioni  1.320.000€ di costi contro 657.000€ proventi. In questi 7 anni offrire spettacoli a 250/350 persone (media degli spettatori ad ogni rappresentazione) è costato alla comunità nel suo insieme quasi 700.000€. A me non pare poco: considerate che la rata annuale da  100.000€ del mutuo per il teatro Petrarca di cui il Comune di Arezzo si fa carico; ritengo che non ci sia proporzione tra gli importi spesi ed il numero di cittadini che godono di questi eventi culturali. Mi pare una marchetta, le spese intorno al Petrarca ricadono anche sui 99.300 aretini che non ne godono, mentre si dovrebbe incentivare la diffusione culturale disponendo delle altre infrastrutture che sono usate per Calcit e poco più (teatri caduti in oblio: Pietro Aretino, mecenate, tenda, auditorium etc; gallerie e sedi espositive a prendere polvere). È tradizione dei politici aretini abbandonare il vecchio per dedicarsi soltanto al nuovo, quello che loro hanno inaugurato.

Sempre dagli stessi riepiloghi spicca come l'ufficio cultura del Comune di Arezzo dichiari di aver effettuato solo 2 mostre, nel 2013 con quasi 2.500 biglietti paganti e nel 2017 con 7.500 visitatori paganti: per differenza, per ben 5 anni l'ufficio cultura non ha mostre da inserire nel rendiconto, ossia non avrebbe fatto cultura. Non trovo numeri su altri eventi: ad Arezzo abbiamo avuto 3 icastica, 2 recenti mostre di scultura in fortezza, il polifonico tutti gli anni, la festa della vittoria che Ghinelli organizzò al teatro Petrarca in occasione della riapertura col concerto di pianoforte che doveva risultare epocale (e lo è stato sicuramente per i costi), e -spero- altre iniziative che mi sfuggono che spererei essere chiaramente rendicontate, ma non hanno lasciato traccia specifica.
Il nostro Comune cambia termini per rendicontare spese culturali nei suoi bilanci: nel 2013 usa "Cultura e beni culturali" e negli anni seguenti "Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali". Cambierà anche quello che confluisce nei capitoli di spesa? Boh, la chiarezza non è di casa.
Nella relazione 2013 trovo così: SPESA CORRENTE IMPEGNATA - Cultura e beni culturali: anno 2011=1.598.198€, anno 2012=1.486.188€, anno 2013=1.395.597€.
Nella relazione 2015 e seguenti: SPESA CORRENTE IMPEGNATA - Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali: anno 2014=1.306.835€, anno 2015=998.420€; anno 2016=1.027.496€; anno 2017=1.274.998€.

In queste voci di bilancio si parla di oltre 9 milioni di euro spesi (cifre più elevate sotto Fanfani che Ghinelli), ma il risultato non mi incoraggia: Arezzo è culturalmente derelitta. Certo può dipendere dal disinteresse degli aretini, non fanno tesoro delle opportunità, oppure le opportunità non sono tali. Eventi autocelebrativi, a numero chiuso, ad personam: credo abbiamo visto tutto questo negli ultimi anni col risultato di una città dove cultura fa rima con opacità, tradizione che Ghinelli ha ereditato dalle precedenti giunte; se da un lato si spende un pacco di soldi per certa cultura elitaria -in termini di cittadini coinvolti-, dall'altro si spende un pacco di soldi (la cui chiara rendicontazione non è un must) per operazioni prive di memoria e sviluppo. Anche la cultura richiede trasparenza, i cittadini devono poter conoscere il rapporto spesa-risultato delle manifestazioni specie quando le disponibilità delle amministrazioni sono limitate.
Temo Ghinelli ed il suo scudiero dirigente d'azienda al folcrore mai risponderanno alla mia domanda circa il costo della mostra di Aceves. Nota, non lo facevano anche quelli di prima, la giunta del cambiamento nulla cambia, l'imbarazzo resta forte. Anche per quelli del partito, se non contestano alcune operazioni forse hanno a loro volta scheletri nell'armadio; poi ci sono quegli altri all'opposizione, i problemi li ammutoliscono salvo farsi vivi su amenità insignificanti.
Riuscirà la maggioranza a spiegare agli aretini perché il polifonico non si svolge al Petrarca -ora si tiene principalmente nei locali della fondazione Guido Monaco, 3º piano di palazzo medievale?
Se quel teatro Petrarca è il biglietto da visita della città perché non farci leva al fine di riportare in auge una manifestazione morente, ma di lunga tradizione? Forse lì conviene spendere parte dei soldi attualmente destinata a favore di pochi, o in iniziative la cui notorietà non varca i confini di ristretti circoli.
Avrà questa benedetta fondazione cultura un sito Web?
Esageriamo: riusciranno i nostri eroi della fondazione cultura a coordinare un calendario che permetta agli aretini di conoscere gli eventi culturali in programma in città?
Vorranno i nostri amministratori spiegare agli aretini a che punto sono i benefici (propagandati quali: incrementare consumi turistici; generare occupazione; produzione, post produzione e organizzazione eventi) che giustificano la convenzione per quasi € 500.000 l'anno con la scuola di Fiesole per la casa della musica, cui segnalo vigilare i propri social?
Insomma, credo che i denari spesi in cultura siano spesi male: si disperdono nelle infrastrutture, allargano poco la platea dei fruitori, non aumentano la notorietà della nostra città nel mondo dove qualche cartuccia la potremmo sparare grazie a tali Mecenate, Giorgio Vasari, Francesco Petrarca, Guido aretino (da noi noto come Guido Monaco) ed altri. Tralascio Piero ove la città ha abdicato, compiacendosi dell'affido a chi ha interessi solo economici.

Mi giunge avviso della mostra “Manara, biografo di Caravaggio” sino al 08.01.2019 in Galleria Comunale di Arte Contemporanea, spero sia un nuovo inizio. Da poco si è chiuso il Festival dello Spettatore, ma vantarsi di 120 spettatori ad un “attesissimo” evento mi fa ritenere che detti eventi non scaldino il cuore oppure non siano pubblicizzati. Si deve ottenere di più.
Per capire quale sarà il nostro futuro, ricordo che il sindaco ingegnere ha mantenuto la delega alla cultura e penso a chi è affidata la guida della fondazione cultura: folcrore a tutto busso!

Alessandro Ruzzi



 

 

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