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Danilo Grifoni. Ricordarlo attraverso una indimenticabile "Lectio magistralis". (Parte 1)

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Danilo Grifoni. Ricordarlo attraverso una indimenticabile "Lectio magistralis". (Parte 1)

Introduzione al video dell'architetto Pietro Pagliardini. Le riprese hanno carattere amatoriale ma restano un documento fondamentale. (Video 1 di 4)



Quando girai questo video pensai forse che sarebbe stato utile dopo la scomparsa dell'architetto Grifoni? Sì, lo pensai e lo feci proprio per questo. Anche se lui stava benissimo e nemmeno per un attimo immaginai che quell'evento avrebbe fatto parte realmente del mio futuro. Avevo solo la certezza che sarebbe stata una lezione da conservare perchè sarebbe stata una testimonianza viva, importante da lasciare. L'architetto Grifoni ha lasciato impronte importanti della sua vita, nei suoi familiari, nei suoi compagni di partito, nei suoi concittadini, nei suoi amici e colleghi, nei suoi avversari politici, nei suoi progetti, nella sua amministrazione comunale, negli aretini, in chiunque l'abbia conosciuto, quindi non aveva e non ha bisogno certo di questo video perché la sua memoria si conservi. Però questo video servirà parecchio a chi lo vorrà guardare con atteggiamento scevro dai pregiudizi che l'attuale disciplina urbanistica coltiva in chiunque se ne occupi.

Questo video è il primo spezzone di quattro di una Lectio magistralis – di questo si tratta - che l'architetto Danilo Grifoni (d'ora in poi Danilo) tenne nella sala rosa del palazzo comunale di Arezzo, partecipando ad una manifestazione pubblica organizzata dai giovani del PD, che affrontava temi diversi. Quel giorno il tema era, naturalmente, l'urbanistica. Dimostrando di saper apprezzare l'intelligenza, i giovani invitarono Danilo. Eravamo nella fase iniziale del renzismo e Arezzo ne era in qualche modo una delle città di punta.

Per quel gruppo di giovani renziani, alcuni dei quali avevano ruoli di amministratori, o che erano architetti o militanti interessati a temi urbani, Danilo era una sorta di faro, che non si occupava magari di singoli casi ma, secondo il suo costume, fissava gli obiettivi, lo scopo cui dovevano mirare le scelte urbanistiche. Più volte ripeterà questo concetto nella sua lezione, che detto così sembra persino banale, ma in Danilo diventava un ribaltamento del modo di fare urbanistica rispetto alla prassi corrente in regione toscana e nella cultura della “pianificazione” in genere.

Danilo era una specie di padre nobile cui, tra l'altro, Renzi non era affatto indifferente, avendoci  riposto, come moltissimi altri, una speranza di miglioramento della sinistra - luogo dal quale mai Danilo è uscito e del quale si è sempre preso cura - e quindi della società italiana.

In questo primo video, srotola molti dei suoi cavalli di battaglia e accenna ai temi che poi svilupperà più compiutamente:

- I bisogni dell'abitare della gente, prima di tutto, punto di incontro tra il suo essere architetto e politico. Danilo non voleva insegnare alla gente come abitare, e in verità lui usava un'altra espressione mutuata da un altro saggio da tempo scomparso, che diceva “i comunisti sono quelli che vogliono insegnare al culo a cacare”. “Comunisti” lo usava per gusto di paradosso, e comprendeva tutti coloro che, dalle istituzioni, applicano regole per cose che ognuno deve poter scegliere da solo. Non riferire questa frase non proprio raffinata nella forma, sarebbe fare un torto a Danilo, dato che lui la ripeteva spesso perchè ci credeva. Aveva un culto per il popolo, inteso come singoli individui riuniti in una comunità, ciascuna con una sua peculiarità, ma nessuno credo si sarebbe azzardato a dargli del populista. E buona parte di questo video tratta questo tema.

- Il disegno della città e del territorio, poi, ormai desueto a vantaggio di un linguaggio incomprensibile scritto in forma di una pseudo scienza che si occupa di tutto senza capire molto. I disegni di Danilo, che lui faceva su fogliettini di carta recuperata qua e là, nasceva dopo la lettura della città e del territorio. E di questo egli accenna qui e successivamente approfondirà, facendo uso di un'altra sua frase tipica “prendere il territorio per il suo verso”. Il progetto è per Danilo già scritto, basta saperlo leggere e interpretare. Pochi lo sanno fare, lui lo sapeva fare in modo egregio e originale.

Poi le norme. Il video comincia con questo tema e qui accenna ad alcuni spunti, che la dicono lunga: la loro comprensibilità è solo un presupposto di base, lui la chiama “buona educazione”, e poi la stupidità di regole uguali per ogni parte del territorio e per ogni edificio esistente, lui che ripeteva spesso “ogni casa è un caso”.

Se qualcuno credesse che non vale la pena guardare il video perchè ho detto tutto, si sbaglia alla grande perché questo è solo una striminzita sintesi di quello che Danilo racconta e di come lo racconta.

La lezione dura in tutto 70 minuti ma è divisa in quattro video. Per i tempi di internet so essere una eternità, ma non esiste solo il mordi e fuggi, e chi realmente è interessato al tema città, per passione o per professione, o meglio per tutte e due le ragioni, così come perde tempo a leggere le leggi, dovrebbe guadagnarne a studiare le radici della cultura della città e del vivere in una comunità, e da questa lezione di Danilo ne uscirà arricchito dai suoi contenuti e anche divertito dal suo modo di raccontare finalizzato alla comprensione da parte di tutti.

Lo spunto della lezione è il Regolamento urbanistico di Arezzo, ma per Danilo è solo una scusa per il tema generale.

Avverto che se si vogliono saltare i preliminari con le presentazioni, i contenuti iniziano precisamente dal minuto 4,

Buona visione.

Pietro Pagliardini


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