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Danilo Grifoni: l’antichista con gli occhi rivolti al futuro

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Danilo Grifoni: l’antichista con gli occhi rivolti al futuro

Nel giorno della scomparsa di Danilo Grifoni, il ricordo dell'amico Valter Bertini

 

 

Caro Danilo,

ricordo quando, io ancora studente universitario, ascoltai per la prima volta il tuo lieve racconto su come la città, che tu amavi definire ereditata, si era sviluppata ed era giunta a noi: “approssimazioni successive” dicesti.

Ricordo, poi, quasi venticinque anni dopo, quando mi chiamasti per un mio commento scritto, su di te. Non ci eravamo mai parlati direttamente e quella telefonata durò più di un’ora; il tema: le “approssimazioni successive”.

In questi ultimi sei anni, intensi, mi sono nutrito del tuo racconto e della straordinaria leggerezza con cui riuscivi ad affrontare e sviluppare problematiche difficili, spesso complicate. Appunto quelle legate all’architettura e, più nello specifico, all’urbanistica.

La tua vita professionale, ma, posso dire, anche il tuo interesse personale, sono stati impegnati in questa disciplina, sintesi complessa di storia, sociologia, economia; politica. Non amavi la parola “pianificazione”, non amavi il concetto di pianificazione. Trovavi insopportabile che qualcuno dovesse decidere della vita di qualcun altro; in tutti i suoi aspetti. Insopportabile una città che non fosse fatta dai cittadini, ma “da quegli altri”. Misuravi i disastri della pianificazione stessa e cercavi di riportare l’urbanistica alla sua dimensione naturale: quella dell’uomo.

Un uomo di sinistra, si sarebbe detto un tempo, ma orientato al bisogno individuale, all’identità; all’uomo. Un pensatore di sinistra che la sinistra stessa oggi non ha. Intelligente e onesto, hai senza difficoltà, o filtri di comodo, saputo raccontare gli errori, tuoi e del tuo tempo.

Uomo colto, di semplice raffinatezza, convinto dell’importanza dello studio come mezzo per la conoscenza e capace di quel passaggio aristotelico interiore che proprio dalla conoscenza può portare alla sapienza, hai condotto la tua opera professionale arricchendola di altri interessi, uno per tutti l’archeologia.

Intellettuale onesto, uno che non ha mai confuso l'analisi con l'mpostazione ideologica. Hai creduto nella necessità di imparare a leggere ciò che è già scritto; con l'unico impegno richiesto di aprire il libro e, pagina dopo pagina, sfogliarlo per coglierne gli “accadimenti”, come amavi dire.

Battutista di straordinario talento, lasci un compendio di aforismi illuminati e illuminanti, che chi ha avuto il privilegio di conoscerti custodisce come risorsa puntuale e sempre efficace.

Attento studioso, hai strutturato un pensiero che, tenendo sempre come riferimento l’uomo, ha saputo rappresentare i “luoghi dello stare”, il rapporto strada/piazza, la grandezza dei piccoli gesti, il valore unificante dei percorsi orizzontali contro quello dividente dei verticali, fino alla vetta del tuo pensiero umanista: “ogni casa è un caso”.

La storia, la tua passione, lo scrigno dove andare a trovare, sempre, la risposta ai perché. Il luogo, quasi una cassetta degli attrezzi, dove trovare gli strumenti per costruire il futuro. Il tuo amore per la città storica, ereditata. Quei tanti fotogrammi che messi uno dopo l’altro, dicevi, costituiscono quel grande film che è la città.

Un non credente, che ha saputo parlarmi del cristianesimo e delle origini cristiane del mondo occidentale, con una intensità, un approfondimento e un rispetto che un credente come me ha faticato all’inizio a comprendere. Ho avuto l’onore e il privilegio di esserti accanto in questi ultimi anni. Mi sei stato collega e maestro, con quell’attenzione e affetto che solo un padre è capace di esprimere e che come il padre che da poco avevo perso, a me ti sei rivolto.

Ciao Danilo, che la terra ti sia lieve

Valter

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