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Morti all'archivio di stato: sdegno e cordoglio. Proclamato il lutto cittadino

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Morti all'archivio di stato: sdegno e cordoglio. Proclamato il lutto cittadino

Il sindaco e tutte le forze sociali e politiche

“La notizia della morte dei due dipendenti dell'Archivio di Stato mi ha profondamente addolorato.  La situazione si era rivelata subito molto grave ma, come tutti, ho sperato fino all'ultimo in un epilogo non così drammatico e definitivo”. Il Sindaco Alessandro Ghinelli, a Roma per impegni istituzionali, tempestivamente informato di quanto accaduto, ha voluto rimanere aggiornato momento per momento su quanto stava avvenendo in Piazza del Commissario. “Sono davvero giorni molto tristi per la città, sconvolta in poche ore da eventi tragici e dolorosi. Attendiamo tutti la ricostruzione definitiva di quanto accaduto questa mattina. Adesso, a nome mio personale e della Città tutta, esprimo il mio cordoglio più sincero alle famiglie colpite dal lutto”. Il Sindaco Alessandro Ghinelli ha quindi ordinato la proclamazione del lutto cittadino per il giorno nel quale si svolgeranno i funerali delle due vittime del lavoro: esposizione delle bandiere a mezz'asta negli edifici comunali e invito agli esercizi commerciali ad abbassare le saracinesche dei negozi contestualmente alle celebrazioni delle esequie.

Morti all'Archivio di Stato di Arezzo, Lucia De Robertis, vicepresidente del consiglio regionale, esprime “un sincero, profondo cordoglio alle famiglie dei due dipendenti morti questa mattina sul lavoro all’Archivio di Stato di Arezzo”.

“Anche questa – aggiunge De Robertis – una morte sul lavoro che ci lascia sgomenti, perché i luoghi di lavoro non possono essere luoghi di morte. Alla magistratura il compito di indagare le cause che hanno prodotto la fuga di gas dal’impianto antincendio. Alle istituzioni deputate il dovere di rafforzare ancora le politiche per la sicurezza nei luoghi di lavoro, sia sul lato della prevenzione, sia sul lato della repressione di comportamenti illeciti che mettono a rischio la salute e la vita dei lavoratori”.

“Un lavoro  - conclude la vicepresidente del Consiglio regionale - che la Toscana porta avanti da tempo, nel campo della formazione e dei controlli, attraverso i dipartimenti della prevenzione delle aziende sanitarie. Dipartimenti che svolgono un lavoro straordinario e che, come tutto il comparto sanitario, non dovrebbero fare i conti coi tetti di spesa del personale, come da tempo la Toscana chiede e per cui ha chiesto al Governo di ottenere l’autonomia speciale nella sanità”.

Senatrice Tiziana Nisini: "Esprimo il mio profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Filippo Bagni e Piero Bruni e alle famiglie vanno le mie più sentite condoglianze", dichiara in una nota la senatrice Tiziana Nisini del Gruppo Lega riguardo la "tragica morte" dei due dipendenti dell'Archivio di Stato di Arezzo. "Mi auguro che la procura possa fare subito chiarezza sull'accaduto e che la terza persona rimasta ferita e tempestivamente soccorsa dal 118, possa al più presto essere dichiarata fuori pericolo", conclude Tiziana Nisini. 

FP CISL: DOLORE E RABBIA PER L’INCIDENTE ALL’ARCHIVIO DI STATO DOVE HA PERSO LA VITA IL NOSTRO  DIRIGENTE SINDACALE PIERO BRUNI

Arezzo – Non ci sono parole, ma solo dolore, tanto dolore e rabbia. Questo il primo commento di Maurizio Milanesi, segretario Funzione Pubblica CISL di Arezzo alla scoppio e relativa fuga di gas che si è verificata questa mattina all’Archivio di Stato di Arezzo e dove hanno perso la vita due dipendenti ed un terzo è rimasto ferito. La tragedia ha colpito pesantemente la famiglia CISL, tra le persone decedute l’amico fraterno Piero Bruni, iscritto CISL di lungo corso ed eletto nella RSU nelle elezioni di marzo nonché membro del Consiglio della FP di Arezzo.

Una notizia che non avremmo voluto né apprendere né commentare, continua il segretario Milanesi, a maggior ragione quando si perde la vita nel luogo di lavoro. Salutare i propri cari e usciere di casa la mattina per non farvi più ritorno è inconcepibile. Come CISL siamo profondamente addolorati per l’ennesima disgrazia dove hanno perso la vita due padri di famiglia, ma anche indignati perché la sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto e non un optional o un argomento di discussione all’indomani della tragedia. Ora più che mai ci aspettiamo delle risposte e che siano concrete e che abbiano seguito nei fatti.

A nome di tutta la famiglia CISL, conclude Maurizio Milanesi, mi faccio portavoce nell’esprimere vicinanza ed affetto alla famiglia di Piero, alla moglie Monica ai due figli Matteo e Simone, e all’anziana madre.

Dichiarazione dei sindacati confederali e delle federazioni di categoria funzione pubblica Cgil Cisl e Uil di Arezzo

Morte all’Archivio di Stato: un altro passo verso il baratro. Le istituzioni e le imprese devono dare risposte immediate e certe

E’ necessario agire e dare risposte concrete. Forse qualcuno si è assuefatto ai morti e gli incidenti sul lavoro, quelli eventi che provocano reazione e cordoglio per lo spazio di alcuni giorni. Noi no. Non solo non siamo assuefatti, non solo non siamo soddisfatti delle risposte che ci vengono dalle istituzioni ma siamo assolutamente determinati a confermare la vita e la sicurezza nei luoghi di lavoro quale nostro fondamentale e prioritario impegno.

Con la tragedia all’Archivio di Stato si è fatto un ulteriore passo verso il baratro. La conferma è che non sono a rischio solo i tradizionali settori manifatturieri ma anche gli altri, quelli genericamente indicati come “dietro una scrivania”. E stavolta la morte è entrata in un ufficio dello Stato, quello stesso Stato che dovrebbe garantire, istituzionalmente, la regolarità e la salubrità di ogni lavoro.

Come organizzazioni sindacali abbiamo incontrato, non più di quindici giorni fa, il Prefetto ribadendo per l’ennesima volta la nostra richiesta di riattivazione del tavolo sulla sicurezza nel lavoro. Confermiamo questa richiesta chiedendo che sia per i livelli istituzionali (Prefettura, Inail, Ispettorato del Lavoro, Usl) che per il sistema datoriale (non solo le associazioni di categoria ma anche enti pubblici e aziende di servizi pubblici) la difesa della salute e della vita nei luoghi di lavoro sia assunta come priorità. Non ci stiamo a che gli impegni assunti rimangano ancora un’altra volta scritti senza concreti passi successivi, i momenti di confronto devono trovare evidente applicazione nella quotidianità del lavoro privato e pubblico. Non accettiamo la sicurezza come variabile non dipendente da nulla e da nessuno, tantomeno da ragioni di profitto o di scarsità di risorse. Nessuna donna e nessun uomo deve lavorare in situazioni che possono portare alla sua morte o alla sua invalidità.

In attesa di risposte che consideriamo doverose e immediate, porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie dei due dipendenti dell’Archivio di Stato. E le esprimiamo la vicinanza e l’affetto non solo dei sindacati ma di tutti i lavori che abbiamo l’onore di rappresentare.

Alessio Mattesini: “la città si stringe attorno al dolore della famiglie e dei colleghi dei due dipendenti dell’archivio di Stato scomparsi tragicamente”

Anche il presidente del Consiglio Comunale Alessio Mattesini ha voluto esprimere “cordoglio per quanto accaduto all’archivio di Stato e che ha stroncato purtroppo la vita di due dipendenti. A nome dell’intera assemblea, la casa di tutti gli aretini, desidero esprimere la mia vicinanza alle famiglie dei lavoratori scomparsi e ai loro colleghi. È un fatto che lascia un vuoto enorme nelle nostre coscienze di cittadini: l’archivio di Stato è uno dei depositi della memoria locale e nazionale e chi vi lavora svolge dunque un compito importante per la collettività. È triste registrare che per due persone tale ruolo si sia dovuto interrompere in modo così tragico”.

Il  Presidente della Camera di Commercio di Arezzo Andrea Sereni esprime il proprio dolore e la sua vicinanza alle famiglie di Filippo Bagni e Piero Bruni, i due dipendenti dell'Archivio di Stato deceduti tragicamente questa mattina ad Arezzo ed augura una pronta guarigione al dipendente rimasto ferito.

Un incidente terribile, per le modalità e per le tragiche conseguenze, che evidenzia come la cultura della sicurezza e della prevenzione negli ambienti di vita, di studio e di lavoro debba essere costantemente al centro dell'attenzione delle istituzioni e delle parti sociali.

MORTI ARCHIVIO AREZZO, FATTORI E SARTI (Sì): "SI MUORE DI LAVORO ANCHE NEI LUOGHI DI CULTURA E CONOSCENZA, COLPITI DA ANNI DI TAGLI"

“Stiamo toccando l’abisso, sia per il numero dei morti sul lavoro, sia per la concatenazione delle cause di questa strage. Paradossale che sia stato proprio il sistema antincendio, che avrebbe dovuto essere un sistema di sicurezza e non di morte, a provocare la duplice tragedia all’Archivio di Stato di Arezzo”. Così Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì-Toscana a Sinistra, commentano la morte di Filippo Bagni e Piero Bruni. 

“Dagli elementi emersi finora - continuano Fattori e Sarti - sembra che i due impiegati abbiano sacrificato la propria vita, dato lo zelo con cui si sono precipitati a controllare cosa stesse accadendo, una volta scattato l’allarme. Entrambi infatti facevano parte della Squadra di primo soccorso ed emergenza”.

“Si può morire di lavoro ovunque, ormai anche all’interno della pubblica amministrazione. Certo, però, non è un caso che la fuga di gas sia avvenuta all’interno di un luogo di cultura e conoscenza, settore fra i più colpiti dai tagli alla spesa pubblica in tutti questi anni.”

"Esprimiamo il nostro cordoglio e dolore alle famiglie di Bagni e Bruni e restiamo in attesa degli sviluppi dell’inchiesta della magistratura. Faremo il possibile perché il loro sacrificio non cada nell’oblìo”. 

Rifondazione Comunista Arezzo sulla tragedia delle due morti sul lavoro all’Archivio di Stato di Arezzo.

La sicurezza si deve esserci, nel lavoro!

I documenti di un archivio storico, per quanto importanti per la  memoria collettiva, non possono essere più importanti delle vite umane. Come non possono essere prioritari il risparmio della spesa pubblica, oppure il profitto di  imprenditori privati, rispetto alla sicurezza nel lavoro.

Da anni ormai, anche nella nostra città, la parola forse più pronunciata è “sicurezza”; di sicuro lo è nelle redazioni della stampa locale e negli uffici della politica e della pubblica amministrazione. Eppure, anche nella nostra città, si muore di morte violenta, con tendenza in aumento: ma non per mano di un malvivente, oppure uccisi da uno straniero con tutte le aggravanti del caso: “immigrato clandestinamente, nero di pelle, ubriaco oppure spacciatore”.  No, si muore sempre di più nel posto di lavoro. Cioè mentre ci si guadagna da vivere, per il nostro sostentamento e per i nostri figli, per l’oggi e per il futuro. E poi quel futuro viene troncato. Uno saluta la famiglia al mattino per andare al lavoro, per non fare più ritorno. Da un luogo che dovrebbe essere sicuro, come un ufficio pubblico, un archivio.

Anche ad Arezzo si muore per lavoro: folgorati dall’alta tensione, oppure schiacciati da un’attrezzatura, oppure sulla strada, adesso anche dentro un ufficio.

Adesso il lavoro passa nelle mani di coloro che dovranno accertare le cause, e può darsi che alla fine sarà accertato che si è trattato di un errore umano. E’ ovvio che quasi sempre, quando succede una disgrazia, c’è di mezzo un errore. Ma nel 2018, in un ufficio pubblico oppure in un luogo di lavoro privato, non è plausibile che per un errore umano sia così elevato il prezzo da pagare.

Non possiamo accontentarci del processo che seguirà, delle costituzioni di parte civile, dei messaggi di cordoglio delle cariche istituzionali, dell’ennesimo inasprimento normativo, che al massimo può determinare l’individuazione della catena di responsabilità, con il solo risultato di aumentare il lavoro per gli avvocati, che dovranno difendere i vari responsabili per culpa in vigilando. Quello che deve cambiare è l’approccio generale al tema del lavoro: la fretta, la riduzione degli addetti, dei tempi, dei costi per la sicurezza delle strutture, il risparmio, l’obbiettivo da raggiungere a tutti i costi, passando sopra alla metodicità delle procedure.

Non ci sono scuse plausibili, nessuno è escluso dalla responsabilità, dal padrone al dirigente: prima dell’efficienza e del profitto devono venire la prevenzione, a tutti i livelli, costi quel che costi. Ci sono molte cose da rivedere nell’organizzazione della società in cui viviamo. Sarà probabilmente necessario cercare di  ridurre il degrado nelle piazze e annaffiare i fiorellini, ma Rifondazione Comunista si permette di suggerire a coloro che hanno il potere e il dovere di regolare la vita pubblica che ai primi posti delle loro agende da oggi sia scritta una frase sottolineata in rosso: basta con le tragedie assurde! basta con le morti sul lavoro!

 

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