Prima Pagina | Cronaca | Ci ha lasciato questa mattina Vasco Acciai, protagonista di una vastissima attività sindacale, politica e amministrativa nel nostro territorio in un vasto arco di tempo nel secondo dopoguerra.

Ci ha lasciato questa mattina Vasco Acciai, protagonista di una vastissima attività sindacale, politica e amministrativa nel nostro territorio in un vasto arco di tempo nel secondo dopoguerra.

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Foto tratta da Valdarno Post Foto tratta da Valdarno Post

Di origini contadine, proveniva da Terranuova Bracciolini, dove era nato il 13 febbario 1922.

 

Nel secondo dopoguerra, iniziò la propria attività nel sindacato e nel 1947 preparò il congresso per la costituzione della Federmezzadri; dal 1947 al 1951 lavorò volontariamente nella Lega mezzadri e successivamente diventò funzionario part-time nella stessa organizzazione.

Dal 1953 al 1959 Acciai fu segretario della Camera del Lavoro di Montevarchi, dal 1960 al 1965 segretario provinciale della Federmezzadri e dal 1965 al 1974 segretario della Camera del Lavoro di Montevarchi con compiti di coordinamento della CGIL nel Valdarno negli anni delle lotte a fianco de gli operai dei calzaturifici e dei cappellifici.

Acciai entrò a far parte della segreteria della Camera del Lavoro di Arezzo dal 1975 fino al 1980 e nel giugno di quell’anno venne eletto consigliere provinciale nelle liste del partito comunista italiano ed entrò in Giunta come assessore all’agricoltura; venne poi confermato nelle successive elezioni del 1985 in consiglio provinciale ed in giunta fino al 1990.

Dal 1990 al 1995 fu consigliere comunale a Montevarchi e assessore. Dal 1996 consigliere comunale a Montevarchi.

Acciai iniziò la propria attività di amministratore provinciale nel momento in cui la Regione Toscana avviava il processo di delega alle province de funzioni in materia di agricoltura. “In accordo con il presidente della Provincia, Barbini - rammentò Acciai - destinai gran parte del mio impegno al problema dell‘irrigazione della Valdichiana e della valorizzazione dei prodotti di pregio della nostra provincia, con particolare attenzione alla razza Chianina. Rammento che in quegli anni fu istituito un Premio, destinato agli allevatori, per i capi in selezione e che tenemmo ad Arezzo un Convegno mondiale degli allevatori di razza chianina: furono presentate oltre 50 relazioni dai tecnici provenienti da ogni parte del mondo sulla valorizzazione della qualità della carne dei bovini di razza chianina.

Da noi la Razza Chianina rischiava allora l’estinzione, tanto pochi erano i capi in selezione. Fu un compito impegnativo quello di ricercare la strada per far diventare remunerativo l’allevamento di questo bovino, nato come animale da lavoro, ma ormai destinato unicamente al macello”.

Un ricordo personale lo vede impegnato settimanalmente in una rubrica di Teletruria, condotta da Alex Revelli a telefono aperto: Acciai parlava di agricoltura, di allevamento, di irrigazione e rispondeva alle domande che gli venivano rivolte al telefono. Nel corso di una di queste, davvero memorabile, spiegò ad una ascoltatrice la ricetta dello “Stufato valdarnese” e si impegnò a convincerla che proprio con carni di razza chianina, di cui elencò anche le qualità organolettiche, il piatto sarebbe riuscito meglio con l’esaltazione dei sapori nostrani; non a caso Acciai vantava come buon risultato del proprio impegno il fatto che la Razza Chianina era allora entrata a far parte della élite del marchio 5 R.

Gli altri impegni dell’assessorato furono indirizzati verso la vitivinicoltura (con la partecipazione della provincia di Arezzo alla Enoteca Italia di Siena), verso i prodotti dell’ortoflorovivaismo (con la partecipazione alla biennale di Pescia) e verso un sostegno allo sviluppo dell’olivicoltura.

Riguardo all’irrigazione si impegnò attorno ai temi del Piano irriguo, che era stato concepito come impegno di largo respiro e come intervento globale su bonifica, riordino fondiario ed irrigazione con la necessità di rivedere tutta la rete idrica di bonifica e la questione della sistemazione idrogeologica del territorio, con interventi di ripristino.

Sotto il profilo politico, mantenne sempre un profilo coerente, per quanto settario, con la politica alla quale si era formato: sul piano internazionale rimase uno strenuo difensore della politica sovietica, anche in contrasto con il proprio partito di appartenenza (ricordo per esempio le sue rigide posizioni all’epoca dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, o le sue assenze polemiche quando il Consiglio provinciale metteva in votazione documenti di appoggio a Solidarność durante la crisi polacca.

Acciai era impegnato nel sindacato, nella politica e nell’amministrazione locale e tutto questo poco incide, alla fine, sulla sua coerenza di politico impegnato a far progredire lavoro e diritti laddove si trovava impegnato. Per dirla con Tito Barbini, era rimasto legato, o forse prigioniero di “Quell’idea che ci era sembrata così bella”.

La sua vicenda umana e politica è raccontata in un volume “Testimone di un secolo. Conversazione con Vasco Acciai, curato da Carla Nassini e Massimo Martinelli.

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