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I finalisti e il programma del 34° Premio Pieve Saverio Tutino

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I finalisti e il programma del 34° Premio Pieve Saverio Tutino

L’Archivio dei diari presenta le 8 testimonianze più belle raccolte nell’ultimo anno: 8 storie di vita, scritte da “persone comuni”, finaliste della 34ª edizione del concorso riservato ai racconti autobiografici inediti. Domenica 16 settembre alle 16.30 a Pieve Santo Stefano (AR) la manifestazione conclusiva, con la narrazione in pubblico delle storie e la proclamazione del vincitore, al termine di una tre giorni di appuntamenti dedicati alla “stagione degli anniversari”, alla memoria, all’attualità, alla letteratura.

L’80° anniversario dall’entrata in vigore delle leggi razziali, il 75° dall’8 settembre 1943, il 100°dalla fine della Prima guerra mondiale, il 50° dal 1968. Il 34° Premio Pieve, organizzato dall’Archivio dei diari a Pieve Santo Stefano dal 14 al 16 settembre, è un percorso che si snoda attraverso la “stagione degli anniversari” in cui stiamo vivendo: tre giorni di appuntamenti nel segno della memoria e delle lezioni che non dobbiamo dimenticare per capire il presente. Protagoniste le scritture popolari e i “Franchi narratori” – questo il tema scelto per la manifestazione – ovvero gli oltre 8.000 autori di diari, memorie e lettere affidati all’Archivio, giacimento sterminato di documenti storici e patrimonio di letteratura popolare.

Gli otto finalisti del Premio Pieve

Domenica 16 settembre alle 16.30 nelle piazze di Pieve Santo Stefano saranno presentate le otto storie finaliste del concorso e sarà proclamato il vincitore. Storie che portano il lettore in viaggio nel tempo, dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri, azzerando le distanze che intercorrono tra gli anniversari e l’attualità. Luca Pellegrini, nato nel 1806 a Palmanova è un capitano della marina asburgica che gira il mondo in nave, scrittore virtuoso capace di raccontare un naufragio con la bravura dello sceneggiatore, uomo cosmopolita e illuminato che riflette sui pregi e i difetti del mondo islamico, a Smirne e Costantinopoli, e si scaglia contro la schiavitù e il razzismo degli europei in Sud America. Al volgere del secolo, la testimonianza della giovane Clementina Ravegnani rammenta quanto è labile il confine tra benessere e sofferenza, descrivendo la propria vita spensierata nella provincia italiana di inizio ‘900, ai tempi della Belle Époque, vigilia della Prima guerra mondiale. Guerra alla quale aderirà la famiglia di Giuseppe Lorenzo Mazza con l’entusiasmo comune a gran parte del popolo italiano, nelle radiose giornate del maggio 1915, e che sarà spazzato via dall’esperienza del fronte che coinvolgerà padre, madre e figlio fino al dramma della morte di quest’ultimo. Un balzo di poco più di vent’anni e ancora l’inganno della guerra, la Seconda, che si rivela agli occhi del piccolo Aldo Bigalli, pisano. A dieci anni è avvolto dalla propaganda fascista e nonostante la tenera età scrive cronache mirabili del conflitto; disegna mappe, costruisce eserciti con tappi di sughero e fantastica sulle imprese belliche. Fin quando non è travolto dall’orrore del dopo armistizio, dei bombardamenti e dei nazisti in casa. Un destino comune a quello di Luciano Sansoni, un ragazzo in età di leva all’indomani dell’8 settembre 1943, che rifiuta l’arruolamento per Salò e intraprende una fuga rocambolesca attraverso l’Italia occupata, vivendo la battaglia per la liberazione di Firenze. Poco più di vent’anni dopo, Roberta Pedon attraversa invece un mondo completamente cambiato, in gran parte pacificato, dove i giovani viaggiano liberamente dall’Italia all’Inghilterra, da Londra all’India alla ricerca di nuove esperienze e conoscenze, sulla scia della rivoluzione generazionale sessantottina. Una spensierata incoscienza che, negli anni novanta, ignora la giovane Chiara Melandri, che si aggrappa alla scrittura per impedire che le porte degli ospedali psichiatrici, delle comunità, delle case famiglia, si chiudano alle sue spalle. Una vita fragile, che si spezza a soli 33 anni, nel 2013. Appena tre anni dopo, un ospite indesiderato irrompe nella vita di Cristina Bigazzi: la spiazzante diagnosi di un carcinoma segna l’inizio di una sfida fisica ed esistenziale dalla quale è uscita vincitrice nel giugno dello scorso anno.

Il programma del Premio Pieve

Prima della finale del concorso il Premio Pieve vivrà 15 appuntamenti, animati dalla presenza di decine di ospiti, suddivisi in tre giorni, da venerdì 14 a sabato 16 settembre.

Venerdì 14 settembre spicca una giornata dedicata a un grande tema della memoria e dell’attualità come l’emigrazione, con la presentazione dei finalisti del terzo concorso DiMMi – Diari Multimediali Migranti, l’anteprima del volume Parole oltre le frontiere(Terre di mezzo, 2018) che racchiude le storie inedite raccolte grazie alle precedenti edizioni del concorso, il riconoscimento del Premio Tutino Giornalista 2018 a Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso per la graphic novel “Salvezza”, la performance artistica “DiMMi_feat_Art is stay”.

La giornata di sabato 15 settembre vedrà una preziosa appendice dedicata al tema dell’emigrazione, in questo caso otto-novecentesca, con la presentazione in anteprima del volume Abasso di un firmamento sconosciuto (Il Mulino, 2018) curato da Amoreno Martellini, che sarà preceduta da un’altra anteprima editoriale, il volume Ridotta Isabelle(Terre di mezzo, 2018) nato dall’epistolario di Antionio Cocco vincitore del Premio Pieve 2017, e da un incontro sul tema “Rappresentanza e rappresentazioni” a cura di Patrizia Gabrielli. Nel pomeriggio quattro firme prestigiose della letteratura contemporanea (Marco Balzano, Paolo Di Paolo, Marcello Fois, Sandra Petrignani) si confronteranno con studiosi e scrittori da sempre vicini alla realtà dell’Archivio (Pietro Clemente, Anna Iuso, Melania G. Mazzucco, Stefano Pivato) sui temi dell’autobiografismo. A sera andrà in scena Marco Baliani con lo spettacolo teatrale KOHLHAAS.

Domenica 16 settembre il tradizionale incontro della mattina tra diaristi e commissione di lettura dell’Archivio dei diari precederà l’appuntamento conclusivo con la presentazione delle 8 storie finaliste e la proclamazione del vincitore del concorso 2018. La manifestazione, che avrà inizio alle 16.30, vedrà la presenza straordinaria di Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, per ritirare il “Premio Città del diario 2018” che l’Archivio ha voluto dedicare a lui, a Sami Modiano e a Liliana Segre in rappresentanza di tutte le vittime delle leggi razziali e dei testimoni sopravvissuti della Shoah.

 

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