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SIAMO ANCORA A PIANGERE MORTI SUL LAVORO

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SIAMO ANCORA A PIANGERE MORTI SUL LAVORO

Al 30 giugno i decessi sono stati ben 469

La misura è colma, è una situazione vergognosa!

Esordisce così con tanta amarezza e rabbia Fabrizio Fabbroni, segretario provinciale della CISL di Arezzo con delega alla sicurezza, dopo l’ennesima morte avvenuta a seguito di incidente sul lavoro, accaduta ieri nella campagna di Monte San Savino.

Quello di ieri, dall’inizio dell’anno, è in il quarto infortunio mortale in provincia di Arezzo. Ma ieri, purtroppo, in tutta Italia se ne sono registrati altri tre.

L’INAIL ha fornito i dati relativi alle morti avvenute in Italia in seguito ad infortuni sul lavoro, al 30 giugno se ne contano già 469 decessi. Ma non sono numeri: sono persone, che non sono più rientrate, alla sera o a fine turno, sani e salvi alle loro dimore! Eppure la sicurezza dovrebbe essere un obiettivo comune, condiviso e cercato. Amaramente dobbiamo dire, prosegue Fabbroni, che non esiste strutturalmente la cultura della prevenzione, della formazione, dell’adeguamento dei dispositivi in ambito di lotta agli infortuni sul lavoro. Eppure INAIL ha risorse da investire in tal senso ed ha piena disponibilità per agire su tali settori, ma le risorse come ho già avuto modo di dire in un recente intervento nella sua veste anche di Presidente Co.Co.Pro. INAIL aretino, non vengono usate e terminano il suo percorso nell’Erario, che però si guarda bene dal ridestinarle a ciò, anzi a ben guardare nel tanto citato “Contratto di governo” non c’è un rigo, una frase o un euro che parla di investimento in sicurezza. Siamo sempre stati capaci di urlare, accusare, incolpare gli altri, sempre dopo, nessuno fa mai niente prima!

La corsa al ribasso, pur di raggiungere l’assegnazione nelle gare d’appalto, avviene sempre tagliando sulla sicurezza: è la cosa più semplice ed immediata e la frase più ricorrente è: “ma che vuoi che succeda!”.

Ieri è morto un ragazzo, poco più che trentenne, alla sua famiglia vadano le nostre condoglianze nonché vicinanza ai colleghi; quante volte ancora le sfere sul pallottoliere scorreranno per segnare ancora un morto sul lavoro? Purtroppo è diventata una conta che non fa più notizia o se la fa dura trenta secondi nei vari notiziari; eppure le morti sono tutte uguali non devono essere roboanti per far riflettere! Non voglio essere polemico, non è mia intenzione prosegue ancora Fabrizio Fabbroni, perché la polemica è sempre sterile e non porta a niente. Sono passati solo 4 mesi dalla manifestazione unitaria nazionale del 1 maggio organizzata da CGIL CISL e UIL a Prato e che aveva la sicurezza come tema centrale, un argomento che non dovrebbe essere nemmeno sollecitato tanto è importante per tutti: lavoratori, datori di lavoro, sistema paese. Ma nulla sembra cambiare, anzi, è sempre peggio.

Sicuramente da parte nostra, non abbasseremo la guardia e continueremo a creare pensiero e ad indirizzare, per le nostre competenze, lavoratori e parti datoriali ad un investimento continuo sulla sicurezza a tutto tondo, auspicando però che lo Stato aiuti chi è preposto alla vigilanza in termini di Ispettori della ITL, di dipendenti del Pisll della ASL Toscana, di dipendenti INAIL.

Sicuramente, ad oggi, potrebbe sembrare una  utopia cambiare ma, conclude il segretario provinciale della CISL di Arezzo con delega alla sicurezza nonché Presidente Co.Co.Pro. INAIL Arezzo, il Sindacato starà sempre da una parte: quella dei lavoratori e delle imprese, perché il solo capitale che conta è il valore umano e l’uomo formato, cosciente e capace di valutare di non rischiare nel lavoro, è questo il solo valore aggiunto che garantisce prestazioni alle imprese elevandone la qualità e dando quindi continuità nei risultati positivi  alle stesse.

 
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