Prima Pagina | L'opinione | Intitolare una piazza, una strada, o comunque un luogo pubblico a Mario Bellucci, presidente della Provincia di Arezzo dal 1965 al 1975.

Intitolare una piazza, una strada, o comunque un luogo pubblico a Mario Bellucci, presidente della Provincia di Arezzo dal 1965 al 1975.

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Intitolare una piazza, una strada, o comunque un luogo pubblico a Mario Bellucci, presidente della Provincia di Arezzo dal 1965 al 1975.

Mario Bellucci fu amministratore di assoluto rigore politico e morale, capace di fare assumere alla Provincia di Arezzo un ruolo preminente in Italia ed in Europa.

 

 

 

Si impegnò nella lotta alla emarginazione e alla esclusione sociale avviando un processo che, nel tempo, ha portato alla definitiva chiusura dei manicomi e alla restituzione della dignità ai più deboli, ingiustamente reclusi in una struttura separata dalla società.

Con il suo Consiglio provinciale rifiutò il finanziamento per costruire un nuovo manicomio e scelse di “impegnare tutte le risorse disponibili per la creazione per un complesso ed organico programma capace di ridurre il ricovero manicomiale e di intervenire sulle cause che favoriscono la segregazione”.

Su questa linea venne affiancato, nella Giunta provinciale, dal fior fiore degli amministratori del tempo, da Bruno Benigni a Italo Galastri a Gino Ghelli, dai sindaci più attenti - come Aldo Ducci ad Arezzo e Tito Barini a Cortona - e dai tecnici che affluirono ad Arezzo a mettere gambe a quel progetto: da Agostino Pirella a Paolo Guelfi, da Paolo Pesce a Franca Oneto e alle decine e decine di operatori sociali ed infermieri che, assieme ai reclusi del manicomio, liberarono se stessi dal ruolo di carcerieri.

Come amava ricordare, si occupò sempre dei problemi reali della sua provincia: fu lui a varare un “Piano di depolverizzazione delle strade provinciali” che portò alla totale eliminazione delle “strade bianche” e alla completa asfaltatura di mille chilometri di strade provinciali, a creare i Consorzi provinciali che facilitarono in seguito la nascita del “Consorzio socio-sanitario”, primo embrione dell’Unità Sanitaria Locale.

Leale con gli avversari politici del consiglio provinciale, condusse una serrata lotta al terrorismo, che sembrava allora dilagante, con una visione larga delle alleanze democratiche chiamate a tutelare i principi democratici e costituzionali.

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