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Zona di Trento e Trieste: al via il restauro della porta e del tratto di mura compreso tra il gioco del pallone e la scuola Pio Borri

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Zona di Trento e Trieste: al via il restauro della porta e del tratto di mura compreso tra il gioco del pallone e la scuola Pio Borri

 

 

Al via il progetto di restauro del tratto di mura che va dalla recinzione del campo da calcio conosciuto come “gioco del pallone” al varco di accesso alla scuola Pio Borri e che interessa, con un cambio di direzione ad angolo retto, anche la porzione del baluardo delle Gagliarde che chiude il parcheggio auto. I lavori sono cominciati a luglio e dureranno presumibilmente sei mesi. L’importo dell’investimento è di 450.000 euro.

Innanzitutto, prenderanno corpo una nuova malta e una nuova stuccatura per ripristinare la continuità della superficie delle mura, specie in presenza di fratture e fessure nei paramenti. Inoltre, sono previsti il consolidamento e l’integrazione delle porzioni dove il degrado è più accentuato e interventi sulle parti sommitali della cinta che costituiscono il punto debole del complesso architettonico in quanto esposte all’azione degli agenti atmosferici e alla crescita di vegetazione. Sono previsti inoltre interventi di consolidamento strutturale della volta a crociera in muratura, posta sopra lo spazio interno della porta, e il rifacimento dei solai di copertura soprastanti, del passaggio pedonale e del locale magazzino del quartiere di porta Sant’Andrea, nel rispetto delle prescrizioni formulate dalla Soprintendenza.

“È uno dei tratti più imponenti ed esteticamente pregevoli delle mura cittadine - così il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini - uno degli ingressi pedonali al centro storico e alla zona di Sant’Agostino e del Corso caratterizzato da un’alta frequentazione per motivi di Giostra e per la presenza di alcuni locali frequentati particolarmente dai giovani”.

Ma già nei primi decenni dell’Ottocento, le folle vi si radunavano per assistere al gioco del pallone con bracciale, sport altamente competitivo e sentito dalla popolazione dell’epoca. Erano gli anni, il 1816 per la precisione, in cui il progetto della via Anconetana comportò la necessità di aprire, oltre alle quattro già esistenti della cerchia medicea, un’ulteriore porta che prese il nome di Porta Ferdinanda, in onore di Ferdinando III. E veniamo proprio a quest’ultima: “oggi - ricorda Gamurrini - quella denominazione è rimasta come memoria storica ma tale accesso è più conosciuto come Porta Trento e Trieste o Porta Sant’Andrea se dobbiamo dare ‘ascolto’ alle ragioni del Saracino. Oltre a quanto necessario per il suo consolidamento strutturale, il progetto prevede un restauro, in grado di mantenere comunque l’aspetto attuale della porta, esteso alle lapidi, alle iscrizioni e allo stemma. Inoltre, dalle analisi effettuate all’interno, l’intonaco risulta sottoposto a infiltrazioni di acqua e umidità. È prevista perciò la rimozione completa dell’attuale e la sua sostituzione con intonaco ad altissima porosità e traspirabilità eseguito a mano, ‘all’antica’. E ancora di restauro si parla per il grande portone in legno a due ante che per molti anni ha chiuso l’accesso alla città dalle campagne. Terminati tutti questi lavori, riusciremo anche a rifare il piazzale sottostante alle mura, accanto al campo da calcetto e adibito a parcheggio auto”.

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